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Diritto di critica | October 24, 2020

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L'essenza di Cézanne rivive a Milano - Diritto di critica

L’essenza di Cézanne rivive a Milano

Le "Quattro stagioni" di Cézanne

Signore e signori, benvenuti in Provenza. Luogo di paesaggi e profumi incomparabili, che oggi rivivono come nella seconda metà dell’Ottocento nella mostra dedicata al grande Paul Cézanne (1839-1906), pittore dal tocco inconfondibile, non inquadrabile in nessuna corrente artistica che non sia la propria.

Palazzo Reale a Milano accoglie, fino al 26 febbraio 2012, l’esposizione “Les ateliers du midi”, circa sessanta opere che Cézanne dipinse, fin da giovane, nella sua Aix en Provence, tra vigneti, stradine assolate e campagne affacciate sul mare.

Le tele arrivano da importanti musei come l’ Orsay e il Petit Palais di Parigi, la Tate Gallery di Londra, l’Hermitage di San Pietroburgo e naturalmente il museo Granet di Aix en Provence.

Il percorso della mostra, lungo e intenso, ci conduce attraverso tutte le fasi della produzione del pittore, alternando i dipinti ad installazioni e fotografie dedicate al suo atelier e ai luoghi che amava frequentare ed esprimere sulla tela, come la montagna Sainte-Victoire, vicino ad Aix.

Oltre ai famosi paesaggi e le nature morte, ecco gli inediti studi giovanili (a partire dal 1860) di Paul che, durante i corsi di disegno che seguiva mentre studiava legge per accontentare il padre, scaturirono in ritratti dalle pennellate inusuali e grandi tele come “Le quattro stagioni”, che furono definite “dipinte in uno stile che fa pensare a un maldestro affresco di uno strano quattrocentista”.

Vero artigiano della pittura, lontano dai riflettori parigini, Cézanne ha vissuto in solitudine e con pochissimi amici, tra i quali lo scrittore Emile Zola. La sua austerità e riservatezza traspare in pieno dagli autoritratti, nei quali dominano toni scuri, tocchi tormentati ma nello stesso tempo una vivacità di sguardo che rende l’idea della levatura artistica del pittore.

Al centro del percorso dell’esposizione milanese i capolavori di Cézanne: i boschi di “Chateau Noir”, il “Tavolo di cucina”, “Grande pino e terre rosse”, e le innumerevoli versioni della campagna vicino al suo atelier.

È la natura e il suo studio il grande amore del pittore francese, non più la natura fedelmente riprodotta dagli impressionisti, ma una natura percepita con l’anima, emozione pura trasferita sulla tela in un nuovo mix di luci, colori, forme e volumi, rese da pennellate ognuna diversa dall’altra: «Procedo molto lentamente – scrisse – perché la natura per me è estremamente complessa, e i progressi da fare sono infiniti. Il disegno e il colore non sono affatto distinti. Man mano che si dipinge, si disegna. Più il colore diventa armonioso, più il disegno si fa preciso».

L’artista di Aix en Provence colpisce ancora oggi per l’incredibile modernità dei suoi quadri, che a cavallo di due secoli posero le basi per le correnti espressioniste e cubiste, e cambiarono per sempre l’arte del Novecento.

A Palazzo Reale trovano spazio anche i dipinti (realizzati con numerose sessioni di posa) di amici, familiari e semplici abitanti del paesino francese, come “I fumatori”, “Il contadino seduto” o “Il giardiniere”, ritratto sfaccettato e immerso nella luce che esprime splendidamente il riposo di un uomo di campagna.

Per Cézanne l’arte era una missione, che volle portare a termine fino all’ultimo, quando, nel 1906, venne sorpreso da un temporale mentre lavorava in montagna e si ammalò di polmonite. Poche ore prima di morire aveva ancora in mano foglio e carboncino: «Voglio andarmene dipingendo», diceva sempre.