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Diritto di critica | September 26, 2020

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Da "Saranno Famosi" alle inchieste di mafia - Diritto di critica

Da “Saranno Famosi” alle inchieste di mafia

di Nadia Stefanelli

Marianna Scarci, nota ballerina del reality “Saranno Famosi” di Maria De Filippi, è tra i 19 indagati dell’inchiesta Octopus iniziata nel febbraio 2009 dalla Direzione Distrettuale antimafia di Lecce sotto richiesta del sostituto Procuratore della Repubblica Lino Giorgio Bruno. La ballerina è stata indagata per intestazione fittizia di beni a fini elusivi della normativa di prevenzione antimafia in quanto ex amministratrice dello stabilimento balneare “Lo Squalo Beach” di Scanzano Jonico (Matera), da tempo sotto osservazione dalla DDA di Lecce perché considerato base logistica del potente clan tarantino degli Scarci.

Lo zio di Marianna, Franco Scarci, già condannato nei processi “Ellespontò” e “Cahors” per associazione mafiosa e detenzione illegale e importazione di cocaina, sarebbe a capo di una potente organizzazione criminale che da tempo avrebbe condizionato il mercato cittadino ittico.

Tra i beni sequestrati dalla Polizia di Taranto, pari a un valore complessivo di 200mila euro, non solo i patrimoni dei componenti del clan ma anche due chioschi-bar situati nei pressi dello stadio Jacovone di Taranto, un magazzino utilizzato come base per la vendita di prodotti ittici e lo stabilimento balneare “Lo Squalo Beach” di Scanzano Jonico, intestato alla ballerina Marianna Scarci e al fratello Michele, considerato dagli investigatori base logistica dall’organizzazione criminale tarantina.

Dal 2009 il clan Scarci avrebbe assunto una posizione di assoluta egemonia criminale estendendo il suo dominio e imponendosi nell’ambiente delinquenziale tarantino. In particolare il clan Scarci avrebbe costretto alcuni imprenditori a versare somme di denaro necessarie a pagare le spese di alcuni amici detenuti, in realtà utili solo ad aumentare le tasche del clan. Tramite intimidazioni e minacce di tipo mafiose il clan avrebbe poi condizionato il mercato ittico interponendosi tra i pescatori ed i commercianti all’ingrosso e ristoratori.

Secondo Cataldo Motta, procuratore distrettuale antimafia di Lecce, Franco Scarci avrebbe anche cercato di infiltrarsi nella società del Taranto Calcio come finanziatore ma i dirigenti della società calcistica, gli imprenditori D’Addario, nonostante i ripetuti tentativi di estorsione, avrebbero rifiutato la richiesta.

Il clan sarebbe inoltre collegato ad altre organizzazioni criminali del Materano impegnate nel traffico internazionale di droga, estorsione, usura, detenzione illegale di armi, furti, danneggiamenti e controllo delle attività economiche locali.