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Diritto di critica | April 23, 2017

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Il Cile in fiamme e lo Stato accusa il popolo dei Mapuche

Il Cile in fiamme e lo Stato accusa il popolo dei Mapuche

L’anno nuovo comincia male per il Cile e rinnovate tensioni crescono tra il governo e il popolo indigeno dei Mapuche, in lotta da anni per il riconoscimento dei propri diritti.

Il pretesto che ha fatto scattare lo scontro questa volta è l’ondata di incendi che da settimane sta distruggendo le foreste del centro-sud del Paese e che ha ucciso, lo scorso giovedì, sei vigili forestali e un volontario. La siccità e il clima arido della stagione hanno colpito in particolare le regioni del Biobío e dell’Araucanía, a sud della capitale, nei pressi dell’enclave indigena; e Santiago punta il dito proprio contro i Mapuche.

Gli inquirenti sospettano infatti che in molti degli incendi scoppiati vi sia stata anche una componente dolosa, e per il governo è stato facile accusare la frangia estremista del popolo della Patagonia, già autrice di un’azione di disturbo, il 30 dicembre scorso, a danno degli elicotteri che stavano sorvolando la zona in fiamme.

Il Presidente cileno Sebastian Piñera ha dichiarato di voler far valere nei confronti dei responsabili la legge antiterrorismo, triste reminiscenza dell’era Pinochet che consente il carcere preventivo indefinito e l’incriminazione sulla base di testimonianze anonime.

Già in passato alcuni leader Mapuche sono finiti in carcere per incendio doloso, e insieme ad altri compagni avevano cominciato uno sciopero della fame contro la legge antiterrorismo, ormai applicata solo nei loro confronti, legge che Onu e varie associazioni per i Diritti Umani hanno chiesto più volte di far abrogare. I discendenti degli antichi abitanti della Patagonia combattono da decenni per mantenere le terre dei loro antenati, minacciate oggi da aziende forestali e multinazionali come l’italiana Benetton.

Il gruppo attivista Coordinadora Arauco Malleco (CAM), l’anima più radicale dei Mapuche, nega ogni responsabilità e accusa il ministro dell’Interno Hinzpeter di voler criminalizzare il movimento indigeno attraverso una persecuzione anche mediatica, e in totale assenza di prove. Le indagini della polizia cilena, infatti, sono solo all’inizio. Secondo i nativi del luogo gli incendi sono stati causati in parte dall’introduzione di specie arboree esotiche che hanno incrementato la siccità stagionale.

Finora sono andati in fumo ben 500 chilometri quadrati di foresta, ovvero 39 mila ettari di alberi e terreni agricoli. Nell’intero Paese sono accesi sei focolari, cinque dei quali sotto controllo. Tra questi anche l’incendio scoppiato nel parco naturale Torres del Paine, chiuso da diversi giorni.