Giornali, è allarme carta: costi alle stelle

Il mercato della carta stampata sta esplodendo. Il costo dei fogli usati dalle rotative è salito del 25% nel giro di un anno, insieme ai costi dell’energia e della materia prima. Tremano i bilanci di decine di testate locali italiane, già in rosso, e anche le grandi corazzate nazionali rischiano il tracollo. E’ una minaccia alla libertà di stampa, o una nuova opportunità per l’informazione on-line?

La carta uccide la libertà di stampa di più e peggio della politica. Lo dimostra l’ondata di panico che sta investendo i giornali italiani, soprattutto locali, a causa dell’impennata del prezzo della materia prima di chi scrive: il foglio di cellulosa. Se ad inizio 2011 il costo medio di una tonnellata di carta da giornale “standard” si aggirava sui 400 euro, oggi costa almeno 520-550 euro. Per un quotidiano locale di dimensioni intermedie (come il Gazzettino di Venezia, o l’Eco di Bergamo, o il Secolo XIX genovese), significa un boom dei costi da 5 a 6,5 milioni di euro per le circa 10-15 mila tonnellate di carta usate ogni anno. Un colpo durissimo a bilanci che si tengono in equilibrio per miracolo.

Dietro questo boom dei costi c’è una lotta tra multinazionali. Da una parte, un cartello “scandinavo”, formato dalle finlandesi Upm, StoraEnso e Mettsalito, la SCA svedese e l’irlandese Smurfit Kappa; dall’altra le rivali canadesi Abitibi Bowater e Domtar, in piena crescita e pronte al “balzo” sul ricchissimo mercato europeo. Per fermarle, le cinque multinazionali scandinave hanno stretto un accordo di cartello – passato sotto silenzio  davanti alla Commissione Europea per l’Antitrust – per abbassare simultaneamente il prezzo della carta. L’operazione è riuscita, riducendo però significativamente i margini di guadagno delle compagnie.

La successiva esplosione dei costi di energia e carta da macero – prime voci di costo della produzione cartaria –  ha ammazzato i ricavi delle contendenti: ed ecco, all‘inizio del 2011, il repentino aumento dei prezzi di vendita dei fogli da rotativa ai giornali europei.

Chi resiste al boom dei costi? In Italia, solo i molto piccoli o i molto protetti. Le corazzate Repubblica e Corsera si rifugiano nel taglio delle redazioni (meno costi, ma anche meno giornalisti e meno qualità) e nei contributi pubblici per tamponare falle già significative nelle entrate. I piccoli giornali locali sono “quasi” salvi, grazie alla bassa tiratura. Rischiano gli intermedi “liberi”, dove il numero discreto di copie fa pesare il consumo di carta, e l’assenza di contributi o di “patron” politici diventa una debolezza. Risultato: le voci che più sono apprezzate nell’Italia di provincia, le più vicine al territorio, rischiano di zittirsi.

Se è vero che i temporali portano novità, cosa ci attende in futuro? Sicuramente una “selezione naturale” delle testate più deboli, ma anche uno spostamento verso altre tecnologie: internet e non solo. La migrazione dell’informazione dall’edicola al web accelererà senza dubbio, ma – se è vero che “la rete non paga” – dovranno essere sperimentate nuove forme di vendita delle news. Dalle Apps sui cellulari al copyleft digitale.

Di Sirio Valent

Giornalista professionista, 25 anni, ho iniziato con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2, per la facoltà di Economia. Due stage nella redazione economica dell'Agenzia Italia e una breve parentesi dietro le quinte di Confindustria mi hanno aperto gli occhi sulla realtà quotidiana del cronista economico. Mi piace lavorare su questioni di geopolitica, macroeconomia e retroscena finanziari, difficili da spiegare in modo semplice ma fondamentali per capire la realtà dietro lo specchio.