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Diritto di critica | May 13, 2021

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Una nuova convenzione per proteggere i lavoratori domestici nel mondo - Diritto di critica

Una nuova convenzione per proteggere i lavoratori domestici nel mondo

Iniziano a lavorare spesso da bambini, quando hanno sei o sette anni, anche per sedici ore al giorno e senza alcun giorno di riposo: è un esercito silenzioso stimato tra i 50 e i 100 milioni di persone quello dei lavoratori domestici nel mondo, una delle categorie lavorative più abusate e meno salvaguardate. Per loro non c’è praticamente alcuna protezione: orari lavorativi sfiancanti, nessun sindacato al quale rivolgersi e spesso anche abusi fisici e sessuali.  Eppure ora, forse, le cose si avviano al cambiamento: una campagna di Human Rights Watch durata più di 10 anni ha infine permesso l’adozione – nel corso della 100° Conferenza Internazionale del Lavoro dell’ILO (organizzazione internazionale del lavoro) del 16 giugno – di un nuovo trattato internazionale, il primo nel suo genere, per proteggere questa categoria di lavoratori.

Il trattato si propone infatti di dare anche ai lavoratori domestici (bambinaie, governanti, badanti) gli stessi diritti che altri lavoratori già hanno per legge: uno stipendio minimo, informazioni chiare sui termini e le condizioni di impiego, un giorno settimanale di riposo di almeno 24 ore consecutive, l’obbligo da parte del governo di protezione dagli abusi e dalle violenze e di tenere ufficialmente monitorata la loro condizione. Oltre a ciò, esso chiede ai governi di stabilire un’età minima per il lavoro domestico e di fornire ai bambini impiegati in questo tipo di lavoro un regolare accesso all’istruzione. Altri punti significativi riguardano inoltre la protezione specifica dei lavoratori stranieri impiegati in questo genere di attività, particolarmente vulnerabili allo sfruttamento e agli abusi perché ancor meno tutelati a livello legale nel caso di denunce.  «Aver messo i lavoratori domestici sotto la protezione dei nostri valori è un passo molto importante, per loro e per tutti i lavoratori che aspirano ad un lavoro dignitoso – ha dichiarato il direttore generale dell’ILO, Juan Somavia, nel corso della conferenza – ma ha anche importanti ripercussioni sulle migrazioni e sull’uguaglianza di genere».

La piaga dello sfruttamento nel lavoro domestico è un fenomeno trasversale che riguarda diversi paesi nel mondo e in moltissimi casi coinvolge bambini piccoli: secondo i dati raccolti da Human Rights Watch sul tema,  il 30% di lavoratori domestici è costituito da bambine che iniziano a lavorare tra i 6 e gli 8 anni. Molti di questi lavoratori sono soggetti ad abusi – botte, ma anche violenza sessuale – da parte dei datori di lavoro, sono costretti a lavorare anche sedici ore al giorno e spesso senza alcuna retribuzione. Secondo stime recenti dell’ILO basate su indagini realizzate in 117 paesi del mondo, il numero di lavoratori domestici oscilla tra i 50 e i 100 milioni di persone, perché spesso questo tipo di lavoro non è registrato o ufficializzato da un contratto di assunzione: un numero che comprende soprattutto donne (83% circa) e lavoratori migranti.

Già nel 2008 la ILO aveva lanciato una campagna per stabilire nuovi standard internazionali sul lavoro domestico: una campagna alla quale si erano aggiunte le centinaia di lettere e di incontri promossi da Human Rights Watch con funzionari governativi e ministri del lavoro di diversi Paesi del mondo particolarmente interessati da questa piaga, come Malesia, Libano, Kuwait, Indonesia, Sri Lanka o Arabia Saudita. L’anno scorso la ILO aveva infinte scritto una convenzione legalmente vincolante per i Paesi che avessero accettato di ratificarla, che aiutasse a garantire e a rafforzare le leggi di protezione per i lavoratori domestici: dei 475 voti espressi dai governi, sindacati dei lavoratori e datori di lavoro coinvolti nel dibattito attorno alla nuova convenzione e alla sua adozione, 396 delegati hanno votato a favore, 63 si sono astenuti e solo 16 hanno dato voto contrario. « Si tratta di un risultato veramente importante: – ha affermato Manuela Tomei, direttore del Programma condizioni di lavoro e occupazione dell’ILO – i lavoratori domestici non sono né dei servitori né dei membri della famiglia, ma semplicemente dei lavoratori. Da oggi non potranno più essere considerati dei lavoratori di seconda classe».