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Diritto di critica | October 14, 2019

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Il Brasile mette la freccia, è la sesta economia del mondo - Diritto di critica

Il Brasile mette la freccia, è la sesta economia del mondo

Il Brasile si dimostra come una delle economie più vive e produttive del pianeta, specie in un periodo di forte recessione economica che ha colpito in misura maggiore gli Stati Uniti e il vecchio continente. Il paese sudamericano cresce a una media del 2,7%, su scala annuale, contro lo 0,8% del Regno Unito e si piazza al sesto posto, per Prodotto Interno Lordo, dietro alla Francia, la Germania, il Giappone, la Cina e gli Stati Uniti. Il reddito pro capite, però, si conferma basso attestandosi a 1/3 di quello degli inglesi (11mila dollari), ma la situazione è in costante migl
ioramento
.

Gli analisti finanziari avevano già previsto lo scorso anno questo sorpasso al quale faranno seguito quelli di India e Russia entro il 2020.

L’alto valore della moneta brasiliana è stato uno dei fattori determinanti nell’aumento della ricchezza del paese.

L’inizio dell’escalation economica brasiliana può essere fatto risalire al 1990, quando una serie di privatizzazioni ha posto fine al commercio non regolamentato. La Cina è diventata nel tempo un partner economico affidabile, con una predilezione per la soia e minerali ferrosi. Gli Stati Uniti hanno investito massicciamente nel paese.

Alla base della fiorente economia brasiliana ci sono l’agricoltura e la trasformazione dei prodotti alimentari, settori che rappresentano circa 1/4 del Pil. Il 36% della bilancia commerciale, invece, riguarda le esportazioni.

Negli ultimi 20 anni, il Brasile è diventato il più grande produttore mondiale di canna da zucchero, caffè, frutti tropicali e con i 170 milioni di capi di bestiame (50% in più degli Stati Uniti) rappresenta il maggior esportatore di carne bovina al mondo.

Anche il petrolio è destinato a diventare una delle materie prime per il mercato dell’esportazione, soprattutto se potrà essere estratto senza particolari problemi nelle acque profonde dell’Oceano Atlantico. Le riserve potenziali di ‘oro nero’ sono ritenute pari a quelle a disposizione di Norvegia e Regno Unito nel Mare del Nord.

L’ex presidente Lula ha introdusse diverse politiche sociali, dopo la sua elezione nel 2001, per aumentare il reddito pro capite dei brasiliani vista la diffusa povertà nel paese.

Dilma Rousseff, succeduta a Lula nel 2011, dirige ora una nazione dove la gran parte delle persone è considerata di ceto medio. L’attuale presidente è considerato un forte sostenitore della legalità, in prima linea nella lotta alla corruzione. Durante il primo anno di governo, diversi ministri hanno rassegnato le dimissioni per le accuse di corruzione nelle procedure di assegnazione degli appalti. Tuttavia, è proprio questa una delle piaghe che affligge in gran misura il Brasile.

Lula ha dato la facoltà ai lavoratori di sedere nei sindacati per le pensioni in modo da contrastare la bassa retribuzione e controbattere il potere delle aziende e delle banche. Ai buoni propositi, però, non sono seguiti risultati importanti, tant’è che ora uno sparuto gruppo di famiglie benestanti possiede la gran parte delle banche e delle imprese brasiliane.

La combinazione di elementi, come le enormi risorse naturali a disposizione e la significativa crescita nel settore manifatturiero e dei servizi, ha reso il Brasile uno dei luoghi più attraenti per i ‘super-ricchi’, che investono nel paese un’ingente quantità di denaro.

Il valore del ‘Real’ brasiliano ha fatto registrare un’impennata del 40% dalla crisi finanziaria del 2008 a oggi. Ciò si traduce in un maggior potere d’acquisto per i ricchi del Brasile, mentre per gli esportatori non è, di certo, un elemento positivo. Il ministro delle finanze Guido Mantega, recentemente, si è detto preoccupato per il crescente valore della valuta poiché spinge verso l’alto il prezzo delle esportazioni mettendo in crisi interi settori del paese. L’accusa velata è rivolta, soprattutto, agli Stati Uniti, al Regno Unito e all’Europa, colpevoli di aver mantenuto basso il valore delle proprie monete, lasciando il Real brasiliano come una delle valute più attrattive.

I risparmi a livello nazionale, a lungo termine, non saranno in grado di sostenere i tassi di crescita elevati del paese e ciò significa che il Brasile dovrà puntare ancor di più sugli investimenti stranieri. Così il governo prevede di coprire, nei prossimi anni, i costi necessari per l’estrazione del petrolio, per l’energia nucleare e per la costruzione di altre infrastrutture. E nel 2014 ci sono anche i Mondiali di calcio.

Comments

  1. esasperato

    ubi maior, minor cessat!!
    è sempre così!!
    c’è chi scende e chi sale!! l’economia si sposta, va cercando sempre cose nuove, il brasile ha scommesso sulla gente, mentre i nostri parrucconi saccentoni, sulle banche e sulle spread, affamando le famiglie che non hanno più soldi nemmeno per il necessario inm nome dei sacrifici!
     

  2. Qualunque economista serio sa che la crescita del Brasile è frutto soprattutto del programma Bolsa Familla promosso da Lula nel 2003, che attraverso elementari politiche di stimolo ha permesso a 30 milioni di cittadini carioca di passare dalla povertà al ceto medio.
    Rousseff non c’entra nulla con la crescita del Brasile. Anzi, da un anno a questa parte lei sta facendo i conti con le controindicazioni del gravoso modello di welfare ideato dal suo predecessore. Il bilancio sarà puree in pareggio, ma con una spesa sociale che ammonta al 40% del PIL quanto tempo potrà durare?
    Inoltre, il “Doing Business Report” della Banca mondiale classifica il Brasile in 126esima posizione, tra i 183 paesi sotto osservazione. Come si può affermare che Rio sia la culla dell’economia?