Il demone e gli angeli, ecco il segreto della vittoria di Beppe Grillo
L'ANALISI - Il comico genovese sta applicando una particolare strategia comunicativa. Ma vieta la tv ai suoi
Scritto da Paolo Ribichini il 10 maggio 2012 in Politica
Dopo il successo nelle ultime elezioni, il MoVimento 5 Stelle guarda al Parlamento. Un anno davanti, per provare l’ “assalto” al Palazzo. Come riuscirci? Non cambiando una virgola. Stessa regia, stessa comunicazione. D’altronde la squadra che vince non si cambia.
L’aratro e i seminatori. Ma il grande salto verso Roma sarà tutt’altro che una passeggiata. Una tecnica comunicativa impiegata per le elezioni amministrative non è detto che funzioni a livello nazionale. Quando non si ha mai governato, alle elezioni si vince esclusivamente comunicando. E Grillo conosce bene cosa significa comunicare. Così, per le elezioni amministrative dello scorso anno e per quest’ultime il modello adottato è stato piuttosto originale. A livello nazionale c’è un capo istrionico, violento, urlatore; un demone. Poi, a livello locale ci sono gli “angeli”, le facce pulite del movimento, quelli che si spendono sul territorio, che stringono mani e che – con ogni probabilità – ci credono veramente. Due livelli comunicativi che guardano ad elettorati diversi: Grillo canalizza il malcontento, la rabbia, la protesta. Qualcuno lo ha definito un’ “aratro”. E poi ci sono loro, i giovani, coloro che seminano, quelli che fanno.
Strappare voti a tutti. Questo è il segreto del successo del M5S, un movimento che, seppur raccoglie consensi a sinistra, riesce localmente a conquistare voti in maniera trasversale, non solo leghisti pentiti, ma anche ex berlusconiani convinti. Grillo non si nasconde dietro un dito: “Sono populista, è vero. Ma essere populista significa essere vicini al popolo, che c’è di male”. Non c’è nulla di male se non fosse che trasformare certe idee in realtà non è affatto facile, soprattutto quando si è seduti in Parlamento. Così il rischio di creare un’enorme illusione è concreto.
Per Montecitorio non basta la voglia di fare. Grillo lo sa e infatti non si fa prendere dall’entusiasmo. Per governare una città ci vogliono persone oneste e di buon senso. Per guidare bene un Paese serve molto di più. Non basta la buona volontà di Giovanni Favia, ex magazziniere ed ex cameriere. Ma non basta nemmeno la laurea in medicina di Davide Bono. Serve preparazione, quella che tuttavia già manca a buona parte dei nostri parlamentari. Ma se il M5S si propone come la novità, allora è bene che istruisca e formi i suoi candidati alle prossime elezioni.
E il capo vietò: “niente tv”. E per fare il grande passo bisogna – checché ne dica Grillo – in tv. Solo attraverso la vecchia e cara televisione il messaggio arriva. Ma il comico genovese ha nei confronti del tubo catodico la stessa diffidenza della pensionata di fronte ad un bancomat. Il messaggio del MoVimento non è arrivato attraverso la rete, se non in minima parte. Piuttosto bisogna ricorda gli spot fatti da anni, prima su Anno Zero e poi su Servizio Pubblico da Michele Santoro. E poi ovviamente, a livello locale, dalla presenza fisica dei vari candidati in mercati rionali e per le strade delle varie città e paesini. Grillo è spaventato a morte dalla tv, tanto che subito ha richiamato all’ordine, Paolo Putti, il candidato sindaco del M5S a Genova – il quale ha sfiorato il ballottaggio per un soffio, perché in collegamento video con la trasmissione di Ballarò, martedì scorso. Per questo ieri mattina Roberto Castiglion, il primo sindaco 5 Stelle, in collegamento con Agorà di Rai 3, non ha voluto parlare della dimensione nazionale del MoVimento. “Parlo solo dei problemi del mio paese”. Il Grande Capo non vuole. Altro che 5 Stelle, lui è l’unica star.
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