Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | July 10, 2020

Scroll to top

Top

A difesa di Gaza si mobilità l'Iran. In arrivo armi via mare

Armi iraniane fanno rotta verso Gaza. Secondo fonti vicine all’intelligence israeliana una nave iraniana è salpata domenica 18 novembre dal porto di Bandar Abbas con 220 missili a corto raggio e 50 missili Fajar-5 e sta facendo rotta su Gaza per portare rinforzi a Hamas.

Armi ai palestinesi. La nave dovrebbe incontrarsi in mare aperto con quattro navi cargo sudanesi partite da Port Sudan nelle prime ore della mattinata di lunedì 19 e solo a quel punto verrà stabilita la rotta da seguire. La prima opzione è quella di risalire il Mar Rosso e passare il carico a piccole imbarcazioni egiziane le quali si occuperanno di scaricare il tutto nella penisola del Sinai, dove sono presenti da tempo gruppi di estremisti islamici che procederanno poi di far entrare di contrabbando le armi a Gaza. La seconda possibilità è quella di scaricare il tutto a Port Sudan anche se è molto probabile che il Sudan sarà molto cauto nel far entrare armi iraniane sul proprio territorio visti i bombardamenti israeliani di fine ottobre che hanno distrutto dei capannoni nella zona di Yarmouk, dove erano nascoste altre armi di provenienza iraniana.

“Niente tregua”. Secondo alcune fonti, il governo di Teheran avrebbe inoltre pesantemente criticato il leader della Jihad Islamica di Gaza, Ramadan Abdullah Shelah, per essersi recato al Cairo lo scorso weekend con l’obiettivo di discutere le condizioni per una potenziale tregua.

Siria nel dimenticatoio. Nel frattempo passa in secondo piano il genocidio del regime di Assad tant’è che diversi siriani hanno fatto notare sui social network come una buona parte dell’opinione pubblica araba sembra essersi improvvisamente dimenticata della Siria. Cosa abbastanza insolita considerato che sono ormai mesi che il mondo arabo si scaglia quotidianamente contro il governo Assad, accusato di perpetrare uno sterminio sistematico della propria popolazione; una lotta fratricida interna all’Islam che ha portato a violenti scontri tra sciiti e sunniti anche nel vicino Libano e nel Bahrein.

L’odio anti-israelitico unico collante. Curioso come siano invece più tiepide le critiche nei confronti del maggior alleato di Damasco, l’Iran, principale fornitore anche per quanto riguarda gli armamenti a Hamas. Segnale evidente che l’odio per Israele è l’unico “collante” capace di tenere insieme un mondo islamico ormai frammentato e in preda a lotte intestine ed è anche l’unico “cavallo di battaglia” che è rimasto alla teocrazia degli Ayatollah per cercare di autolegittimarsi davanti a un’opposizione duramente repressa che chiede ormai da tempo le riforme.

L’Iran non vuole la pace. Senza ombra di dubbio una pace tra israeliani e palestinesi sarebbe dunque deleteria per Teheran, il quale ha quindi tutto l’interesse a remare contro questo processo e a fomentare Hamas e Hezbollah contro Israele, acclamando la cancellazione dello stato ebraico dalla mappa. La lobby di Hamas dal canto suo approfitta della situazione per continuare a spadroneggiare e dettar legge a Gaza. Il conflitto arabo-israeliano è ormai l’unico elemento che può ancora portare ossigeno al regime iraniano che non vede di buon occhio il ruolo di mediatore svolto dal governo egiziano.

Argomenti