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Diritto di critica | September 22, 2019

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E ora l'Egitto pensa di mettere il bavaglio a YouTube

E ora l’Egitto pensa di mettere il bavaglio a YouTube

L'Egitto pensa di censurare YoutubeI problemi tra paesi islamici e YouTube continuano, infatti dopo il Pakistan anche l’Egitto si appresta ad oscurare  il noto social media. In seguito a un’istanza presentata dall’avvocato Hamed Salel, il tribunale amministrativo del Cairo ha emesso una sentenza con la quale viene ordinato al governo egiziano di bloccare l’accesso a YouTube. Sarà dunque impossibile connettersi al canale dall’Egitto. Il provvedimento sarà in vigore almeno per un mese.

YouTube a morte. Secondo Salel, YouTube è responsabile di non aver rimosso il controverso filmato “The Innocence of Muslim”, che scatenò violente rivolte in vari paesi islamici e che portarono anche alla morte di numerose persone tra cui l’ambasciatore americano in Libia, Chris Stevens. Sempre secondo l’avvocato il film sarebbe stato creato con l’obiettivo di “distorcere la figura di Maometto e dell’Islam nelle teste dei bambini”. Bisogna inoltre tenere presente che sempre in Egitto sette persone sono state condannate a morte per aver partecipato alla realizzazione del film, senza dubbio di pessimo gusto, ma che non giustifica certo una condanna a morte.

Un problema di democrazia. Il blocco di YouTube è realmente una “minaccia per l’Islam”? Oppure coloro che si sentono minacciate sono alcune lobby che aspirano ad avere un certo controllo sociale, magari attraverso una strumentalizzazione religiosa e temono che YouTube possa essere una pericolosa finestra verso l’esterno, una finestra che rischia di mettere a repentaglio un potenziale tale obiettivo, proponendo visioni e mondi differenti, lasciando alla popolazione la libertà di scindere, valutare e di decidere con la propria testa? Una società civile, moderna e all’avanguardia nel senso reale del termine deve per forza di cose liberarsi da quell’ideologia inquisitoria di stampo moralista-religioso che vuole abolire tutto ciò che considera offensivo o eticamente fuorviante. Divinità e profeti non hanno diritti e doveri e, a differenza dei cittadini, non hanno bisogno di tutela legale.

Politica e religione. Le ideologie di stampo teocratico hanno la pretesa di fondare la propria autorità su leggi divine, leggi che sono però il prodotto di interpretazioni umane, tra l’altro discutibilissime, basate su fonti storico-religiose. Può dunque l’uomo avere la pretesa di rappresentare la legge e la volontà di Dio sulla terra? O forse, come sostiene Ulrich Beck, la religione deve invece liberarsi del fardello di “compiti inadempibili” quali la politica, la scienza e la giurisprudenza, per potersi dedicare alla sua autentica missione, ovvero la spiritualità?

La blasfemia. Vi sono poi le condanne a morte per blasfemia, altra nota dolente, è ammissibile che una società civile e moderna condanni a morte un individuo per un atto considerato blasfemo? Una tale condanna non è già di per sé una blasfemia nei confronti dell’umanità, della libertà di espressione, dei diritti fondamentali dell’uomo?

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