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Diritto di critica | July 19, 2019

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Kyenge-Lega, è scontro sull'immigrazione

Kyenge-Lega, è scontro sull’immigrazione

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Scritto per noi da Francesco Rossi

La nomina di Cécile Kyenge a Ministro dell’Integrazione ha riacceso il dibattito su due temi chiave in materia di immigrazione: reato di clandestinità e ius soli. La scelta della deputata italo-congolese è di indubbio valore simbolico e ha scatenato le ire (e gli insulti) della Lega, pronta alle barricate pur di difendere la legge Bossi-Fini.

Il reato di clandestinità, introdotto dal Governo Berlusconi nel 2009, continua a ricevere sonore bocciature. L’ultima in ordine di tempo è quella della “Commissione Severino”, una giunta di dieci saggi, istituita dall’ormai ex-Ministro della Giustizia, per valutare la possibile depenalizzazione di alcuni reati minori. La norma che prevede il carcere per gli immigrati clandestini è “inefficace, simbolica e con notevoli effetti collaterali”, questa la sintesi della stroncatura. Secondo gli esperti, la sanzione è sproporzionata e andrebbe sostituita con l’espulsione amministrativa; inoltre contribuisce in maniera determinante al sovraffollamento delle carceri. Un’opinione che difficilmente potrà essere ignorata da Annamaria Cancellieri, che della Severino ha preso il posto. La Lega, però, è pronta a dare battaglia. E mentre Salvini e Borghezio sparano a zero sulla Kyenge, Maroni chiede ad Alfano, ora Ministro degli Interni, di farsi garante dell’intoccabilità della Bossi-Fini.

Ius soli. L’altro fronte caldo, in materia di integrazione, è quello della cittadinanza. Da mesi si discute di una possibile riforma, all’insegna del passaggio dal criterio dello ius sanguinis (è italiano chi ha almeno un genitore italiano) a quello dello ius soli (è italiano chi nasce in Italia). Il fronte dei favorevoli è sempre più ampio. PD e SEL ne hanno fatto un cavallo di battaglia in campagna elettorale, la galassia centrista è pronta al dialogo, e negli ultimi giorni anche il Movimento 5 Stelle si è detto favorevole. Rimane la contrarietà (non da poco) del PdL, che diventa netta ostilità dalle parti del Carroccio.

Immigrazione ed integrazione, quindi, potrebbero essere temi caldi in grado di far vacillare il Governo Letta, facendo emergere le profonde contraddizioni interne della maggioranza che lo sostiene. Il rischio è che, pur di “tirare a campare”, l’esecutivo eviti di affrontare in maniera incisiva le due questioni. Con buona pace del “paese reale”, che è fatto anche di migliaia di nuovi italiani che chiedono solo di essere riconosciuti.

 

Comments

  1. francesca vidali

    Pensavo di aver chiuso con la Lega invece mi ritrovo a confidare nei loro interventi in materia di immigrazione.

    Questo paese, se vuole smettere di essere nell’arretratezza più totale, deve ricorrere ad un minimo di razionalità e questo significa anche cinismo se necessario. Non possiamo permetterci allentamenti dei controlli, depenalizzazioni, anzi dobbiamo essere rigorosissimi sia dal punto di vista penale che economico.
    Altro che ius soli, bisogna rivedere i criteri stessi con cui sono stati rilasciati i permessi di soggiorno attualmente vigenti…

    Ma perchè non prendiamo mai veramente spunto dagli altri paesi? Qualunque altra nazione potrebbe insegnarci il rigore, persino quelle che hanno riversato masse umane sul nostro territorio, in quanto certi flussi sono stati la conseguenza, da una parte, dell’applicazione di regole ferree e spiacevoli, dall’altra di un calcolo opportunistico che le nazioni devono, ahimè, talvolta anche utilizzare se vogliono progredire. Basta con i buoni sentimenti, non portano da nessuna parte; o forse portano in paradiso quelli che ci credono ma devono rimanere nella sfera personale e volontaria. Una nazione che si rispetti deve fare dei calcoli. E in questo momento i calcoli escludono la solidarietà verso gli stranieri

  2. Stefania Palombi

    Cara Francesca, questo paese, se vuole avere una qualche speranza di futuro, deve smetterla di alzare muri per paura dell’invasione.
    L’invasione non c’è stata e non ci sarà, visto che il flusso migratorio sta calando in modo consistente (500.000 stranieri residenti in meno nell’ultimo censimento).
    Ma se in Italia non continueranno ad entrare almeno un numero pari a quello di immigrati entrati finora, fra 50 anni non avremo più fondi per pagare le pensioni, lavoratori nei servizi alla persona, bambini nelle scuole.
    Questo è un dato di fatto, non si tratta di “buonismo” o “cattivismo”
    Legga qualche saggio di esperti sui flussi migratori in Europa, ad esempio un Dalla Zuanna, o anche i commenti ISTAT ai dati del censimento.
    Se avessimo preso spunto dagli altri paesi, come la Francia o la Germania, avremmo modificato la legge sulla cittadinanza, per permettere a chi è residente regolarmente da anni di diventare cittadino. Il numero dei residenti stranieri in Francia o in Germania è in diminuzione da anni non solo perché gli immigrati tornano nei loro paesi (polacchi, romeni, ucraini) ma anche perché la maggior parte di loro acquista la cittadinanza tedesca o francese.
    Di quali regole ferree parliamo? Al contrario, bisognerà tra poco trovare regole che incentivino i flussi migratori verso l’Italia, perché ne abbiamo bisogno ora e ne avremo bisogno in futuro
    Non so se lei ha figli, ma io sono un’insegnante, e di giovani ne conosco parecchi. Cerchiamo di non lasciare un paese fantasma in eredità ai nostri giovani!