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Diritto di critica | July 6, 2020

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Il business delle maternità surrogata, quando le coppie volano all'estero

Circa 120mila euro per un utero in affitto. È questa la cifra media che ogni anno individui, coppie britanniche eterosessuali sterili o gay stanno spendendo per avere un bambino. A rivelarlo è una ricerca condotta da un gruppo no profit australiano. La Gran Bretagna si sta rivelando uno dei paesi europei che più di tutti sta guardando all’estero, nonostante la pratica della maternità surrogata sia legale in patria. Lungaggini burocratiche, scarsa disponibilità di “uteri in affitto” e costi elevati stanno spingendo le coppie desiderose di avere un figlio o a rivolgersi a paesi come la Tailandia, l’India, gli Stati Uniti, l’Ucraina ed a stati emergenti come Nepal o Messico.

Il mercato dell’utero. Un business mondiale annunciato in crescita, tanto è vero che la reale cifra potrebbe essere superiore di circa due volte, attestandosi intorno alle 450 coppie. Non tutte le agenzie di maternità surrogata hanno diffuso dettagli e numeri su quanti clienti avevano aiutato. Dei 271 casi ufficiali registrati nel Regno Unito, 170 hanno avuto un bambino nato in Tailandia, 68 negli Stati Uniti, 23 in India. Altri casi sono stati registrati in Ucraina e Messico.

I costi per una madre “surrogata”. La Tailandia, lo scorso mese, ha vietato la maternità surrogata dopo che una coppia australiana aveva rifiutato un bambino con la sindrome di Down, portando con sé la sorellina gemella, entrambi nati da una madre surrogato. Attualmente, la spese media per avere un bambino negli Stati Uniti è circa 120mila euro (tra spese mediche, assicurazioni preventive, agenzie di ovodonazione e spese legali), in India circa 48mila euro. Anche in Canada è permessa. È semplice trovare agenzie e cliniche specializzate molto competenti e con anni di esperienza. Le procedure giuridiche, poi, sono ben conosciute. Più complesse sono negli altri stati, come in Ucraina.

In Italia. Nel nostro paese la legge 40/2004, in materia di procreazione medicalmente assistita, vieta esplicitamente il ricorso alla surrogazione di maternità oltre che alle tecniche di tipo eterologo. Nel novembre del 2014 la corte di Cassazione ha tolto ad una coppia bresciana il figlio di tre anni nato in Ucraina. I due coniugi non avevano neanche rispettato la legge ucraina che consente la pratica dell’ “utero in affitto” a patto che almeno il seme provenga dalla coppia e non da una terza persona. La giurisprudenza italiana, tuttavia, non è del tutto orientata in questo senso, fino ad arrivare a togliere il bambino alle coppie che l’hanno cresciuto.