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Diritto di critica | October 24, 2020

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La denuncia di Amnesty: ''Esecuzioni mai così alte come nel 2015'' - Diritto di critica

Lo scorso anno il dato più significativo degli ultimi 25 anni. Un incremento del 50% rispetto al 2014, Cina e Iran e Pakistan i Paesi con il dato peggiore

Circa 1.634 persone sono morte del 2015 per mano del boia. A nulla valgono le moratorie internazionali, gli appelli del Pontefice e l’azione di gruppi di pressione affinché la tendenza diminuisca. Anzi. Amnesty International denuncia la “situazione allarmante e profondamente preoccupante” – per voce del Segretario generale Salil Shetty alla CNN – , un trend in aumento che ha toccato nel 2015 il culmine della sua crescita. Cina, Iran e Pakistan sono responsabili per quasi del 90% delle esecuzioni in tutto il mondo.

Nello specifico, l’Iran ha avuto lo scorso anno 977 esecuzioni, 200 in più rispetto al 2014, per lo più con delle punizioni legate ai reati di droga. Ad un aumento delle pene di morte segue, di solito una diminuzione dei diritti umani. Quattro dei giustiziati iraniani, per esempio, erano minori e questo configura di per sé una palese violazione del diritto internazionale. Dopo l’attacco dei talebani in Pakistan, che nel dicembre del 2014 massacrarono numerosi bambini in una scuola del Peshawar, il governo ha previsto una moratoria di sette anni sulla pena di morte per consentire le esecuzioni di condanne legate al terrorismo. Ora, però, le pene si stanno estendendo a tutti i reati capitali. Nel 2015, infatti, sono state giustiziate 326 persone, il numero più alto mai registrato da Amnesty International nel paese.

L’Arabia Saudita, da tempo nel mirino delle organizzazioni internazionali per il rispetto dei diritti umani, ha visto diminuire le esecuzioni nel 2015, per un totale di 158. “Il 2015 è stato un anno contraddittorio, per certi versi – ha ammonito alla CNN il segretario di Amnesty Salil Shetty-. Da un lato abbiamo registrato sviluppi molto inquietanti, ma dall’altro situazioni che fanno ben sperare. Gli Stati Uniti hanno eseguito 28 pene di morte, il dato più basso dal 1991”. Anche la Nigeria ha fatto registrare una diminuzione del 74% rispetto all’anno precedente. Fiji, Madagascar, Repubblica del Congo e Suriname hanno abolito del tutto la pena capitale e, per la prima volta nella storia, la gran parte del mondo ha vietato l’esecuzione capitale come una forma di punizione. “La tendenza a lungo termine – ha concluso Shetty di Amnesty – è ancora da decifrare, ma il mondo sta prendendo le distanze dalla pena di morte. I paesi, che ancora la utilizzano, non si rendono conto che sono dalla parte sbagliata della Storia”.