Cassino invasa dal corteo, ma la Fiat tira dritto


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Fiom e Cub occupano le strade del piccolo centro industriale della Ciociaria, ma la produzione in fabbrica prosegue (anche se a rilento). Dai megafoni gridano: non ci piegheremo. Ma il fronte sindacale è diviso e conflittuale. Nessun politico presente al corteo: e la beffa di Trenitalia incrementa la tensione.

Cassino spaccata e contesa come Mirafiori: tutti sanno che sarà questo il nuovo terreno di scontro tra Marchionne e i lavoratori. Qui infatti l’azienda prevede di applicare, dopo la sofferta ma decisiva vittoria del referendum toriese, lo stesso metodo produttivo. Giova ricordarne i tratti salienti: incremento delle ore lavorative da 8 a 10, spostamento a fine turno delle pause, scelta aziendale dei rappresentanti sindacali con soppressione delle Rsu, stretta sui permessi di malattia. Il tutto, ricordano alla Fiom, per 32 euro al giorno.

Il corteo è stato imponente, date le circostanze. Venti pullman e due treni (più uno non pervenuto, come vedremo) portano a diverse migliaia i manifestanti accorsi al richiamo di sciopero generale indetto dalla Fiom, a cui hanno aderito i Comitati unitari di Base e l’Unione dei Sindacati di Base. Oltre ad un numero imprecisato di sigle minori, come l’Orsa, e a larghe fette della Cgil: anche senza il sostegno della direzione centrale, infatti, i pensionati, i lavoratori del settore cultura-istruzione-conoscenza e gli industriali della Cgil hanno partecipato al corteo. Ma ancora più importante, dal punto di vista simbolico, è stata la partecipazione degli studenti universitari e medi, a dimostrazione che la saldatura tra operai e studenti è ancora possibile e attuale, anche nelle realtà più periferiche.

La manifestazione si è svolta interamente nel centro storico di Cassino: dopo la concentrazione nel Piazzale Miranda, riempito completamente dai manifestanti già alle 10 e mezza, il corteo si è snodato per via Dante, via Bonomi, poi il Corso Repubblica ed Enrico de Nicola. In piazza De Gasperi il palco per il comizio finale, che si è spaccato in due a causa delle divergenze tra Cub e Fiom. Una manifestazione pacifica e rumorosa, come le stesse forze dell’ordine hanno riconosciuto (erano state dispiegate 7 camionette della polizia statale e 3 dei carabinieri per garantire l’ordine). Ma all’interno del fronte sindacale i dissapori restano vivi.

Lo dimostra la spaccatura della piazza al momento del comizio finale: il Cub ha allestito un palco alternativo a quello della Fiom, portando avanti in parallelo un suo discorso – similare, se vogliamo, ma separato da quello della federazione di categoria della Cgil. Entrambi hanno invocato lo sciopero generale, consci che allo stato attuale è impossibile: “non si è fatto finora perchè qualcuno si è allontanato dallo statuto dei lavoratori“, dice un responsabile Fiom riferedosi ai sindacati “traditori” Cisl, Uil, Ugl e Fismic. Il Cub la mette giù dura, coinvolgendo nelle responsabilità anche la stessa Fiom/Cgil: “dovevano pensarci 2 anni fa, quando firmarono per Pomigliano un accordo vergognoso. Ora è tutto più difficile”. Ubs resta ai margini, non ottenendo nemmeno un minuto di intervento dai due microfoni. Ma a tener banco, verso le 12 e 30, è altro: la beffa di Trenitalia.

Già dall’inizio della manifestazione giravano storie di un treno di studenti, partito da Roma alle 8 e 20, e bloccato a Colleferro per motivi imprecisati. Il numero di manifestanti “non pervenuti per causa avversa” oscilla, nei microfoni, tra 150 e mille. Solo alle 12 la situazione si chiarisce: una parte imprecisata di studenti non ha pagato il biglietto, il capotreno si è impuntato e a Colleferro ha fermato il convoglio. Comincia una trattativa lunghissima, durante la quale gli studenti occupano i binari della piccola stazione fuoriporta. All’una sono i manifestanti Fiom di Cassino a occupare i binari in solidarietà degli studenti: momenti di tensione all’arrivo del treno per Avetrana, poi le questure di Frosinone e Cassino riescono a sbloccare la situazione. Un treno da Frosinone viene a raccogliere (con un’ora e mezza di ritardo) i manifestanti a Cassino, poi sulla via del ritorno si uniscono gli studenti previa pagamento forfettario di cento biglietti.

Una beffa al termine di una giornata sofferta, in cui i sindacati “duri e puri” hanno ottenuto risonanza anche mediatica, ma non sono riusciti a bloccare la fabbrica della Fiat. I numeri della Fiom e del Cub in fabbrica restano infatti molto bassi: e in assenza di una minaccia immediata, i sindacati “traditori” sono riusciti a tenere aperte le linee di produzione. Che, comunque, sono state notevolmente rallentate, come in uno sciopero bianco.

La primavera delle lotte sindacali e sociali è iniziata: senza i politici (il Pd ha partecipato solo a livello locale con qualche bandiera e nessun messaggio d’appoggio, anzi chiari segnali di distanza) e senza gli altri sindacati, la Fiom ha dovuto far da sola. Speriamo non per molto: che almeno la Cgil si schieri chiaramente al suo fianco.

Di Sirio Valent

Giornalista professionista, 25 anni, ho iniziato con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2, per la facoltà di Economia. Due stage nella redazione economica dell'Agenzia Italia e una breve parentesi dietro le quinte di Confindustria mi hanno aperto gli occhi sulla realtà quotidiana del cronista economico. Mi piace lavorare su questioni di geopolitica, macroeconomia e retroscena finanziari, difficili da spiegare in modo semplice ma fondamentali per capire la realtà dietro lo specchio.