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Diritto di critica | January 16, 2022

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La Vinyls è salva ma le ombre restano - Diritto di critica

La Vinyls è salva ma le ombre restano

Il fondo d’investimento Gita ed Eni hanno firmato l’accordo preliminare per la cessione della Vinyls. Sarebbe salvo, dunque, il “ciclo del cloro”, che invece di chiudere passa di mano. Fiato sospeso nell’Isola dei Cassintegrati, tra gli operai che da mesi protestano dai tetti e dalle torri dei petrolchimici per riavere il loro lavoro. La cautela è d’obbligo, anche se i commissari liquidatori definiscono “definitiva” l’0fferta d’acquisto. Intanto i veri padroni del fondo Gita restano nell’ombra.

Non  è ancora il momento di festeggiare, per gli operai della disastrata Vinyls. Già a dicembre Syndial(Eni) e Vinyls Group (la new company fondata dal Fondo d’investimento svizzero Gita) avevano firmato dei documenti, tra cui l’accordo di riservatezza (privacy agreement) che consente lo scambio dei libri contabili tra le due parti. Tutto doveva risolversi entro inizio gennaio, ma è stato rinviato senza spiegazioni. Ieri, durante un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico, i commissari liquidatori della società petrolchimica hanno riconosciuto come “definitiva” l’offerta di acquisto: ma l’incertezza rimane.

Il tira e molla durava da troppo tempo, e a pagarne le spese sono stati  i lavoratori della Vinyls.  Le manifestazioni di protesta si sono succedute per mesi: gli operai hanno occupato l’isola-carcere dell’Asinara, la Torre Aragonese, i tralicci dei petrolchimici di Porto Torres e Porto Marghera. Hanno invaso anche la luccicante quiete di Porto Cervo, regno dei vip, con l’urlo disperato dei megafoni. E nella famosa Isola dei Cassintegrati, gli operai hanno resistito per un anno e una manciata di giorni, autoreclusi ma in fervido contatto con i giornali d’OltreTirreno. Non se ne vanno ancora: “aspettiamo la comunicazione ufficiale dell’avvio della nuova compagnia, fino a quel momento non ci muoveremo di qui”, giurano da dietro le sbarre gli operai sardi.

Rimangono alcuni passaggi da affrontare. La capitalizzazione della newco Vinyls Group, in cui confluiranno gli stabilimenti di Porto Marghera, Porto Torres e Ravenna, è molto elevata: 100 milioni di euro –  ancora da versare. Devono inoltre essere riconfermati i fondi per il piano di investimenti: 300 milioni di euro che il fondo Gita aveva promesso ai sindacati già a novembre, e attualmente incerti.

E’ un passaggio importante, che ci permette di guardare al futuro con un ragionevole ottimismo”, commenta il presidente della regione sarda Ugo Cappellacci. “La tappa di oggi e’ frutto di un impegno che non e’ mai venuto meno. Andiamo avanti verso il traguardo auspicato”. Anche da Roma tirano un sospiro di sollievo: il ministro Romani si dichiara soddisfatto dell’accordo e dà già per sicura la felice conclusione della trattativa.

Restano però le ombre. Gli acquirenti della Vinyls, ovvero gli amministratori (veri) del fondo Gita, sono ancora assolutamente anonimi: il Ministero, la Regione e l’Eni non sanno – o non ammettono di sapere – chi si celi davvero dietro la rassicurante facciata dell’acquirente svizzero. Nonostante il lungo periodo della trattativa. C’è chi giura che la Gita non sia altro che una scatola vuota gestita dalla criminalità organizzata russa. Tesi forse fantasiosa, ma appoggiata dal fatto che nel consiglio di amministrazione del fondo compaiono diversi nomi orientali: c’era Gennady Ivanovich Tokarev (delegato del consiglio di amministrazione) e ora c’è Nadezhda Dudenkova (dal 6 dicembre 2010 membro del consiglio di amministrazione con firma collettiva a due). Basta consultare il Registro di commercio del Cantone di Zug per avere un quadro societario aggiornato. Con l’accortezza di ricordare che il cantone citato è una specie di paradiso fiscale russo, scelto dagli oligarchi dell’est per gestire i propri fondi neri.

Peccato che lo stesso ministro Romani, interrogato sull’identità degli interlocutori di Gita, assicuri che “si tratta esclusivamente di svizzeri e tedeschi, gente seria”. Nessun russo si è presentato, a suo dire, agli incontri, nè è stato nominato durante le trattative. Possibile che il nostro governo, insieme all’Eni, abbia trattato con le persone sbagliate?

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