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Diritto di critica | September 26, 2022

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"Sono il loro idolo", luci e ombre di Massimo Ciancimino - Diritto di critica

Nel giardino dell’abitazione di Massimo Ciancimino, il super testimone della Procura di Palermo, la polizia ha trovato – debitamente sotterrati – “tredici candelotti, ventuno detonatori e diversi metri di miccia“. Stando a quanto ha raccontato il diretto interessato, quell’esplosivo sarebbe frutto di un attentato o di un’intimidazione che Ciancimino jr. avrebbe subito ma di cui non avrebbe fatto sapere nulla a nessuno per non creare problemi né allarmare la famiglia. Non ha avvisato la scorta che lo Stato italiano gl’ha fornito, né ha comunicato alcunché alla Procura di Palermo che l’ha sempre sostenuto, così come non ha inviato mezzo comunicato alla stampa per lanciare l’allarme “sono sotto tiro”. Avrebbe, stando al suo racconto, semplicemente bagnato l’esplosivo per sotterrarlo. La Procura di Palermo adesso starebbe valutando la posizione di Ciancimino in quanto il racconto del pacco ricevuto per minaccia e poi nascosto per non alimentare paure e tensioni in famiglia non sarebbe credibile.

IL FERMO E L’ACCUSA DI CALUNNIA – Fermato dalle forze dell’ordine sull’autostrada A1, all’altezza di Parma, con l’accusa di calunnia nei confronti dell’attuale capo del Dis, Gianni De Gennaro, mentre scriviamo il figlio dell’ex sindaco di Palermo è in attesa che il Giudice per le indagini preliminari decida sulla sua detenzione. Quando il 15 giugno 2010 Ciancimino jr aveva presentato la fotocopia del documento (l’originale, ha detto, era stato ”smarrito”) aveva precisato che era stato il padre, in sua presenza, a dare successivamente un’identità al personaggio coperto dietro una sigla. La Polizia scientifica ha invece accertato che il nome ”De Gennaro” è la riproduzione esatta di un’altra identica scritta che compare in un altro documento presentato da Massimo Ciancimino il 7 febbraio 2011. Questo sì originale e indubitabilmente riconducibile al padre. Ma riferibile a un contesto ben diverso.

Secondo Ciancimino, invece, De Gennaro avrebbe fatto parte del “quarto livello“, una struttura che, secondo la costruzione attribuita al padre, sarebbe composta da uomini dello Stato e posta al di sopra del potere mafioso. Questa era anche l’idea ossessivamente ripetuta da don Vito che nel 1990 aveva spedito a se stesso una cartolina postale. L’ex sindaco mafioso di Palermo ricorreva a questo metodo per documentare attraverso il timbro postale la data esatta dei documenti da lui prodotti. Sulla cartolina aveva scritto tredici nomi. Oltre agli ex ministri Franco Restivo e Attilio Ruffini, una lista di funzionari di strutture dei servizi, ex capi della polizia, ex alti commissari: Giuseppe Santovito, Riccardo Malpica, Vincenzo Parisi, Domenico Sica, Emanuele De Francesco, Bruno Contrada, Lorenzo Narracci, Angelo Finocchiaro, Francesco Delfino, Arnaldo La Barbera e Michele Finocchi. Un altro personaggio era indicato come ”F/C Gross”. Ma quel nome era cerchiato e una freccia riportava a un altro nome aggiunto successivamente: De Gennaro. Ed è scattata l’ipotesi della calunnia.

“Se – ha spiegato il procuratore di Palermo, Antonio Ingroia – come giustamente diceva Falcone, è un abbaglio parlare di mafia strutturalmente subordinata alla politica, ancora più sbagliato sarebbe ipotizzare un livello, superiore al livello politico e a quello militare, individuato in un direttorio affollato da uomini degli apparati dello Stato, piu’ o meno deviati”.

L’INTERCETTAZIONE – Il fermo avvenuto ieri, però, è il secondo episodio sospetto. Intercettato il primo dicembre 2010 in una conversazione con Girolamo Strangi, infatti, Massimo Ciancimino aveva detto : “Se hai problemi dimmelo. A Verona ti faccio nominare un avvocato che, praticamente, è il professore all’accademia della guardia di finanza”. Sosteneva anche di essere in grado di verificare l’esistenza di qualsiasi indagine grazie alla banca dati dei magistrati di Palermo, di cui affermava di poter disporre senza problemi: “Io me la vado a vedere nel registro. C’è la convergenza nazionale dei dati. E ti stampano tutto, quelle in corso e tutto. Se gli digito un nome mi dice se c’è l’iscrizione in un’indagine, anche dei vigili urbani. E’ la banca dati del ministero. Della DdA, dell’antimafia, ce li ha tutti i dati, pure se hai perso il passaporto. Se ti serve saperlo io, quando ho un attimo guardo”. “Non vorrei innescare un meccanismo che tu vai a vedere e quello… non vorrei causare casini’, ribatteva Strangi. Pronta la risposta di Ciancimino: “Sennò regalo un i-phone a qualcuno e glielo faccio vedere”.

E poco dopo: “Io faccio quello che minchia voglio là dentro. L’altra volta mi sono andato a vedere un file dove c’erano le barche da sequestrare”. E poi, riferendosi a inchieste fiscali a suo carico e alla trasmissione Annozero alla quale aveva appena partecipato: “L’hai vista? Sono un’icona per loro. Se io dico, mi vogliono fottere con una minchiata, mi vogliono coinvolgere e robe varie, loro… in gioco io c’ho molto di più di un’inchiesta fiscale”.

ANNOZERO E IL FATTO QUOTIDIANO – Nell’occhio del ciclone della politica, dunque, sono finite trasmissioni come Annozero, condotta da Michele Santoro, e testate come il Fatto quotidiano che a Massimo Ciancimino ha addirittura aperto un blog sul suo sito.

Considerato, per sua stessa ammissione, un'”icona dell’antimafia”, Ciancimino jr è stato in diverse occasioni la guest star della trasmissione su Rai 2. La prima puntata con ospite il figlio dell’ex sindaco di Palermo va in onda l’8 ottobre 2009, titolo: “Verità nascoste”. Durante un’intervista con il braccio destro di Santoro, Sandro Ruotolo, Ciancimino jr racconta la storia del “papello“. Il testimone d’eccezione torna in trasmissione qualche puntata qualche giorno più tardi, il 10 dicembre 2009 e successivamente il 13 maggio 2010, poco dopo l’uscita del libro scritto insieme a Francesco La Licata, “don Vito”. L’ultima partecipazione ad Annozero – a meno di errori – ci risulta essere avvenuta il 25 novembre 2010, in occasione della condanna in appello nei riguardi del senatore del PdL, Marcello Dell’Utri.

[foto credits: Fatto quotidiano]

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