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Diritto di critica | September 17, 2021

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Le beatificazioni che la Chiesa dimentica - Diritto di critica

Le beatificazioni che la Chiesa dimentica

Karol Woytila ha cambiato la percezione della Chiesa nel mondo, ha portato alla ribalta il messaggio cristiano e ha dato speranza a popoli e singoli cristiani che in lui hanno e creduto e nella sua opera hanno visto l’opera del Signore. Se è vero che ci sono numerosi ragioni – e miracoli – per beatificare Giovanni Paolo II, l’elenco dei candidati agli onori degli altari finiti nel dimenticatoio, invece, è lungo. Non tutti, infatti, hanno avuto la fortuna di vedere il proprio nome annoverato tra i beati nel tempo record fatto registrare per il papa polacco.

Tra gli esempi più immediati di sacerdoti che a detta di molti avrebbero diritto alla beatificazione, ad esempio, c’è un sacerdote casertano, don Giuseppe Diana, trucidato dalla mafia casalese il 19 marzo del 1994 nella sagrestia della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe, in provincia di Caserta. Alle 7,30 di mattina, mentre si accingeva a celebrare la prima messa, don Peppe è stato ucciso dai sicari della camorra: due proiettili alla testa, uno in faccia, uno alla mano e uno al collo. Un’esecuzione. Don Diana è morto all’istante. Erano gli anni della reggenza di Francesco “Sandokan” Schiavone, all’epoca dominus indiscusso del territorio casalese. Nell’angelus, Giovanni Paolo II ebbe parole di cordoglio per il prete campano e per la sua difficile opera di evangelizzazione. A condannarlo a morte uno scritto, “Per amore del mio popolo non tacerò, di cui qui vi riportiamo alcuni brani:

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.

Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.

Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che è la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra

La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

Precise responsabilità politiche

È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.

La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale

La beatificazione di don Peppe Diana è ben lontana dall’essere anche solo presa in considerazione. Un martire dimenticato.

Fermo o quasi, invece, è il processo per la beatificazione di un altro sacerdote ucciso da Cosa Nostra, don Pino Puglisi, parroco di S.Gaetano-Brancaccio, trucidato il 15 settembre del 1993 a Palermo, nel giorno del suo 56esimo compleanno. Il suo killer, Salvatore Grigoli, dopo l’arresto ammetterà un’altra quarantina di omicidi. Insieme a lui sono stati condannati per l’assassinio i fratelli Graviano e Gaspare Spatuzza, noto alle cronache per le rivelazioni sulle stragi di mafia. Anche don Pino è stato ucciso per il suo impegno nel diffondere una cultura dell’antimafia nella società civile e la sua causa è attualmente ferma.

E tra i martiri della fede non si può dimenticare padre Oscar Arnulfo Romero, assassinato il 24 marzo 1980 a San Salvador, per le sue continue denunce delle violenze del regime. Il sacerdote venne ucciso da un tiratore scelto mentre si trovava nella cappella del periferico ospedale della Divina Provvidenza, per celebrare l’eucarestia con gli ammalati. Oppure – ancora – don Andrea Santoro, 61 anni, freddato nel 2006 a colpi di pistola nella chiesa di Santa Maria a Trabzon, l’antica Trebisonda, in Turchia, sul mar Nero. Il processo di beatificazione per don Santoro è stato annunciato ma sembra sia ancora fermo.

Questi quattro sacerdoti sono solo alcuni delle migliaia di martiri cristiani dimenticati di cui è costellata la storia del XX secolo, persone che in nome del prossimo e della loro fede hanno offerto la loro vita. Per Giovanni Paolo II, la cui storia aveva pure diversi aspetti poco chiari, invece, il Vaticano ha corso. Questione di immagine e di business, dicono le malelingue. Non conviene in questa sede discuterne, ci si augura però che anche gli altri martiri non vengano dimenticati.