Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | September 20, 2021

Scroll to top

Top

Italians - Il miraggio del Nordafrica. L'odissea degli italiani di Libia - Diritto di critica

Italians – Il miraggio del Nordafrica. L’odissea degli italiani di Libia

I coloni italiani vengono accolti dal governatore fascista Italo Balbo

L’emigrazione italiana in Libia, avvenuta principalmente negli anni del regime fascista, rappresenta un caso molto particolare nel panorama delle comunità tricolori stabilitesi all’estero. Non si è trattato infatti di un semplice esodo in terra straniera, bensì di una colonizzazione indirizzata dal governo Mussolini verso un Paese appartenente all’Italia sin dal 1911, dopo la terribile campagna coloniale dell’era giolittiana.

L’emigrazione nel Nord Africa. Già alla fine dell’Ottocento, in verità, l’intera Africa settentrionale (Tunisia, Algeria, Egitto, Marocco) diventa un facile approdo per rifugiati politici, imprenditori borghesi e contadini meridionali che tentano di scampare all’estrema povertà delle campagne del Sud Italia. A Tunisi, per esempio, dal 1881 sorge un intero quartiere abitato da italiani, la “Piccola Sicilia”.

La colonizzazione della Libia. Ma è la Libia ad accogliere il più alto numero di connazionali, a partire dagli anni Trenta del Novecento. Per affermare la magnificenza dell’Impero fascista, Mussolini decide infatti di realizzare una folta comunità di italiani nella colonia nordafricana, imponendo l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole libiche e creando industrie ed infrastrutture, come pubblicità vivente del suo regime. Nel 1938 partono i primi ventimila coloni, spinti dalla propaganda fascista che prometteva terre fertili e prospettive di ricchezza. Nel 1940 gli italiani in Libia sono quasi 120mila, concentrati soprattutto nella zona tra Bengasi e Tripoli. Tra di loro veneti, calabresi, siciliani, contadini della Basilicata. Dopo la seconda guerra mondiale tutto cambia. La perdita della Libia da parte dell’Italia costringe molti nuclei familiari a ritornare in patria, lasciandosi dietro le macerie di un Paese che per loro era diventato una nuova casa. E che ora chiede il conto di anni di guerre e colonialismo. Negli anni Sessanta gli italo-libici sono solo 30mila, e il governo della Libia indipendente, dopo vari contenziosi con Roma, vende il 70% dei poderi italiani ai cittadini libici.

Il dramma degli esuli libici negli anni Settanta. Con l’ascesa al potere del colonnello Gheddafi, nel 1969, comincia una fase di gelo tra i due Paesi, gelo destinato a durare almeno fino agli anni Novanta. Il nuovo presidente libico, deciso a risarcire senza mezzi termini i suoi cittadini dei danni subiti, con un decreto del 1970 confisca tutti i beni posseduti dai coloni italiani. Oltre ventimila persone sono costrette a rientrare in Italia senza più nulla: lavoratori che hanno perso i risparmi di una vita, e ai quali vengono persino sequestrate le macchine fotografiche prima dell’imbarco. Nel nostro Paese sorgono centinaia di CRP (Centri per la Raccolta Profughi), enormi casermoni nei quali gli italo-libici, ormai stranieri in patria, cercano per anni di rifarsi una vita, con l’aiuto dello Stato che pian piano li fa assumere nelle aziende pubbliche.

Una causa ancora aperta. Oggi la questione degli emigrati italo-libici è ancora aperta, dopo quarant’anni. L’Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia, fondata a Roma nel 1972, lotta incessantemente per far valere i diritti degli esuli, che hanno perso beni per un valore totale di quasi 3 miliardi di euro (400 milioni di lire dell’epoca). Dopo il famoso trattato di amicizia del 2008 tra il governo italiano e il raìs libico, il decreto legge del febbraio 2009 ha stabilito un indennizzo per i profughi di 150 milioni di euro in tre anni (entro il 2012, quindi). L’iniziale mancata firma del decreto attuativo, però, ha prolungato i tempi, e i risarcimenti sono stati attivati solo in minima parte.

Comments

  1. jerry

    Una sola imprecisione: Lasciandosi dietro le macerie di un Paese che per loro era diventato una nuova casa.
    Nessuna Maceria, gli Italiani hanno lasciato strade, palazzi, industrie e soprattutto scatola di sabbia trasformata in moltissime parti in poderi Agricoli che producevano frutta, verdura cereali che venivano persino esportati in Italia.
    Poi nel 1970 c’è stata una vera e propria espulsione di tutti gli Italiani (gli Ebrei indipendentemente dalla Nazionalità erano già stati cacciati prima di Qaddafi).

    • Arianna

      Caro Jerry, grazie per l’appunto, ma quando ho parlato di “macerie” mi riferivo alle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale.