Stati Uniti, una ricerca rivela: “Studenti ispanici meno preparati rispetto ai bianchi”

Quarant’anni fa gli studenti ispanici, iscritti alla quarta elementare, rappresentavano meno del 2% rispetto alla popolazione complessiva. Nel corso degli ultimi quattro decenni l’incremento ha subito un’impennata impressionante, arrivando fino al 21%. Ad oggi, l’etnia ispanica (16%) è la seconda più numerosa ed entro il 2050, secondo le previsioni, si attesterà intorno al 30%.

Alla crescita demografica, però, non è seguito un adeguato aumento in termini di istruzione dei giovani. E’ quanto emerge da un rapporto pubblicato dal Dipartimento Nazionale per l’Istruzione (NCES). Lo studio analizza il livello di apprendimento in alcune materie come la matematica, la lettura in classe, nelle scuole elementari del 2009. A livello nazionale, gli studenti ispanici hanno fatto registrare circa 20 punti in meno, o due livelli di grado inferiore, rispetto alla media statunitense.

“Mentre la popolazione ispanica cresce – dice Russ Whitehurst, direttore del Centro Brown sulle politiche d’ istruzione alla Brookings Institution –, colmare il divario è fondamentale per garantire il nostro futuro come nazione e la nostra capacità di competere a livello mondiale. Non possiamo permetterci – ha aggiunto Whitehurst al magazine Time – di ignorare questo problema”. I numeri indicano come il divario sia il frutto delle barriere linguistiche che ancora persistono tra i ragazzi: sono circa 4 milioni gli studenti ispanici nelle scuole pubbliche che non parlano l’inglese come prima lingua. Nelle scuole medie, la discrepanza attuale è di 39 punti, o di quattro livelli di istruzione.

In California, Connecticut e Rhode Island lo scarto è maggiore. Soprattutto la California, insieme al Texas, è lo stato che ha la seconda popolazione ispanica più numerosa negli Usa. Altri stati hanno fatto registrare risultati migliori: Arkansas, Florida, Georgia, Kentucky, Missouri, Oklahoma e Wyoming hanno proposto delle formule interessanti per colmare il divario nelle scuole. In Florida, uno degli stati con una forte presenza di ispanici, il 31% degli alunni ha avuto un buon profitto o dei punteggi elevati nei test. La ricetta vincente è fatta di standard d’insegnamento rigorosi per tutti gli studenti, di corsi di formazione per gli insegnanti, che prevedano la doppia lingua, e corsi di lingua per gli stessi alunni, per l’apprendimento di inglese e spagnolo. “Come educatori – spiega il Rettore delle scuole pubbliche della Florida, Michael Grego – dobbiamo accogliere chi viene da fuori. Poiché il 35% degli studenti sono ispanici, è necessario soddisfare le loro esigenze”. I piani di studio rigorosi rappresentano un altro elemento chiave mancante. “Molte volte – sostiene Kati Haycock, presidente nazionale dell’associazione Education Trust – gli studenti ispanici non sono incoraggiati a fare bene, ad impegnarsi. L’aspettativa verso di loro è molto bassa e questo genera un dislivello tra i ragazzi”.

Di Alessandro Proietti

romano, 28 anni, è giornalista professionista, iscritto all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Mi sono laureato in editoria, comunicazione multimediale e giornalismo alla Sapienza. Ho collaborato con le redazioni “All News” e “Sport” di Radio Rai, con l’emittente televisiva 7 Gold. Nel 2007 ho conseguito un diploma di “Cinema e televisione” presso l’Ucla di Los Angeles. Ho collaborato, inoltre, con l’Agi nelle redazioni “Nazionale”, “Esteri” e “Olimpiadi 2008”. Nel 2009 ho fatto uno stage alla redazione romana della Gazzetta dello Sport e nel 2010 uno stage nella redazione giornalistica di RDS. Ho conseguito un diploma di “Dizione e fonetica”, con il doppiatore Rai Alberto Lori. Ho partecipato ai seminari di formazione annuali, nel 2008 e 2009, organizzati dalla Comunità di Capodarco e dall’agenzia Redattore sociale. Ho preso parte al seminario “Mass media, salute e Migrazioni”, presso l’ospedale Bambin Gesù. Mi interesso di sport, cronaca nera, cinema e sociale.