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Diritto di critica | October 26, 2021

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Torture e violenze, quando sono i ribelli libici a violare i diritti umani - Diritto di critica

Torture e violenze, quando sono i ribelli libici a violare i diritti umani

Stupri, violenze ed esecuzioni sommarie. Una guerra, quella libica, che ha visto la continua violazione di diritti umani, come spesso accade nelle guerre civili. E come spesso avviene in questi conflitti è difficile distinguere tra le vittime e i carnefici. Tutti sono a conoscenza della violenza utilizzata dai fedelissimi di Gheddafi durante la repressione delle manifestazioni in Libia. Ma un rapporto di Amnesty International accusa però anche i ribelli.

Torture ed omicidi all’ordine del giorno. Il documento di Amnesty mette in luce l’orrore e la violenza che negli ultimi mesi in Libia non hanno risparmiato nessuno. Accanto agli atti e alle gravi violazioni commesse dai sostenitori di Gheddafi figurano anche i ribelli, accusati di aver catturato ed ucciso soldati e presunti mercenari stranieri. Tra le violenze elencate soprattutto linciaggi ed impiccagioni. Numerosi sono anche i casi di torture inflitte con colpi di sbarre metalliche, elettrochoc e stupri. Ma non si sono fermati qui. Alcuni gruppi organizzati braccavano i soldati anche negli ospedali dove venivano umiliati e forzati a ripetere frasi come “Io sono un cane di Gheddafi”.

La reticenza del CNT. Il CNT (Consiglio Nazionale di transizione) minimizza i fatti e non ha alcuna intenzione di condannarli. Non ha aperto alcuna inchiesta né preso misure contro i responsabili. È questo ciò che denuncia Amnesty che pur rendendosi conto della difficoltà per il nuovo governo nel controllare tutti gli atti commessi durante la guerra dai combattenti dell’opposizione e dai gruppi di autodifesa, non apprezza tuttavia l’atteggiamento omertoso del CNT.

Il razzismo contro gli Africani. Il documento di Amnesty accusa il CNT anche di “razzismo e xenofobia da entrambi i lati”. Tra le numerose vittime dei ribelli infatti figurano anche Libici di origine straniera. Si tratta soprattutto di Africani sub sahariani che costituiscono un terzo della popolazione. Sono stati spesso catturati ed uccisi con l’accusa di essere mercenari agli ordini di Gheddafi. Già prima della primavera araba però Gheddafi giocava molto sull’opposizione tra fratelli arabi e Africani. Allo stesso modo anche il presidente del CNT Mustafa Abdeljalil ha dichiarato che il 40% dei criminali in Libia sono Africani che arrivano in Libia per poi raggiungere l’Europa.

L’UE non aiuta. Amnesty lamenta inoltre un’inadeguata risposta dei paesi membri dell’Unione Europea alle tragedie umane che hanno luogo sull’altra sponda del Mediterraneo. Ben 1.500 persone partite dalla Libia sono morte per attraversare il mare tentando di arrivare in Europa. Un migrante di 23 anni, sopravvissuto alla traversata dopo che la sua barca era affondata, racconta di aver incrociato una nave militare, due elicotteri e due barche senza mai ricevere alcun aiuto. Amnesty si appella ad una maggiore cooperazione degli stati europei affinché si preoccupino di meno del controllo dei flussi migratori e si adoperino di più per salvare vite umane.

Comments

  1. pippo

    si chiama “vendetta”.
    un nobile sentimento che da noi purtroppo manca.

    • Non si stupra, ne si tortura, per vendetta. Si mette in moto la macchina della giustizia. La giustizia è altro.

  2. bb

    certo che nessuno protesta: ormai sono in tanti ad aver capito che dietro questa guerra c’è la sete di petrolio, non certo i motivi umanitari. La comunità internazionale si muove solo quando ha interessi economici e/o politici a farlo, e si guarda bene dal farlo quando si tratta di battersi con chi si teme o con chi non conviene inimicarsi per i soliti motivi (soldi e potere). Vedi il Tibet: le risorse le ha ed infatti per quelle è stata invasa, ma forse non sono appetibili come il petrolio e poi chi si mette contro la Cina? Che oltretutto tiene per le palle gli USA e prossimamente anche l’Europa (buoni del tesoro e quote importanti in aziende strategiche). A dire la verità, c’è stato in passato chi l’ha invasa: il piccolo ma tostissimo Giappone. Quasi quasi c’è da augurarsi che, una volta superata la ricostruzione del Paese post-tsunami, venga sdoganato dalla comunità internazionale e possa riarmarsi. Il coraggio non manca, a quel popolo, e ci sarà forse bisogno di arginare il celeste impero prossimo venturo.