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Diritto di critica | June 14, 2021

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In Siria si muore nella culla, mentre Istanbul e Mosca trattano sul prezzo - Diritto di critica

In Siria si muore nella culla, mentre Istanbul e Mosca trattano sul prezzo

I settemila morti di Homs seppelliti dalle parole vuote dei diplomatici. L’Onu non interviene, la Russia manda Lavrov a trattare la vendita di armi al regime (e forse la sua buonuscita), la Turchia condanna a spada tratta le violenze. E’ pronta a spartirsi con Mosca il controllo di Damasco, mentre le cancellerie europee chiudono le ambasciate. L’Occidente capitola, Istanbul si fa largo in Medio Oriente.

La lista delle atrocità è lunga, sembra non avere fine. Le ultime agenzie raccontano di 61 civili uccisi nel bombardamento  aereo di un ospedale, di cui 20 neonati morti nelle incubatrici. Lo dicono i “ribelli”, il regime nega tutto, poi tace: Al-Jazeera riprende, insiste e approfondisce. La telecamera puntata nel cuore dell’orrore non perde un fotogramma dell’assedio di Homs, città distrutta a 90 km da Damasco e un colpo di cannone dal confine turco. Ma lontano dalle immagini di dolore e morte, la diplomazia tesse un nuovo Medio Oriente. Senza di noi.

I protagonisti del gioco sono Turchia e Russia. Più arretrato, in sordina, l’Iran. Istanbul si presenta al mondo come protettrice della Primavera Araba. E’ pronta ad espandere la propria influenza sul paese confinante: i siriani stravedono per il “democratico” Erdogan, perché risponde a muso duro a Israele e tiene a bada (o così sembra) Nato e Usa. La Turchia è il mediatore perfetto, autorevole e forte, e soprattutto non occidentale. Una carta che fa dimenticare ai siriani l’interesse strategico (tutt’altro che buonista) di Istanbul sulla loro terra.

Dall’altro lato, la Russia. Putin vuol difendere il proprio “piede in Medio Oriente” e nello stesso tempo sa di non poter mantenere Assad al potere per parecchio tempo. Gli costerebbe troppo, e non otterrebbe niente. Soprattutto, il Cremlino ha bisogno di tenere fuori dalla Siria le armate occidentali.  Se riesce a mantenere una solida influenza su Damasco (a prescindere da chi governa nella capitale), può continuare a fare affari con l’Iran nuclearizzato, blandirlo, tenere sul filo il rivale americano e Israele.

La soluzione è un accordo. Ed entrambi i protagonisti lo sanno. Erdogan e Medvedev si sono parlati oggi via telefono, tanto per dire “tu lo sai, io lo so, tutto a posto”. Erdogan dice: “l’amministrazione siriana ha del tutto perso credibilità e legittimità”. Medvedev traduce: “Assad cadrà, è questione di tempo. Mettiamoci d’accordo noi, e fuori gli altri”. I ministri Lavrov e Davutoglu trattano da mesi in segreto, ora si incontreranno di persona per pianificare i dettagli.

Mosca e Istanbul hanno dimostrato l’inutilità delle minacce europee e la debolezza dell’Onu. Mentre l’Occidente ha avuto la sabbia inutile della Libia, loro lavoreranno “in coordinamento per riportare pace e stabilità in Siria”.