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Diritto di critica | July 29, 2021

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"Andrò al carnevale di Rio", l'ultimo schiaffo di Cesare Battisti - Diritto di critica

“Andrò al carnevale di Rio”, l’ultimo schiaffo di Cesare Battisti

Non perde l’occasione per far parlare di sé. Eccolo di nuovo Cesare Battisti. Molto attento a non prendere posizioni politiche o ad infastidire qualcuno in Brasile (in gioco c’è sempre la sua espulsione), finisce troppo spesso sui giornali italiani. “Andrò al carnevale di Rio”, ha dichiarato in risposta all’invito di uno degli organizzatori. Non solo ci sarà, ma sfilerà su un carro, tra applausi, coriandoli e ballerine. L’ennesima beffa nei confronti delle sue vittime e dell’Italia intera.

“Napolitano mi dia la possibilità di difendermi”. L’iniziativa per nulla tenuta nascosta alla stampa (ha rilasciato una dichiarazione ad un sito brasiliano proprio sull’argomento) arriva poco più di una settimana dopo l’intervista rilasciata alle Iene, nella quale si era appellato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché gli permettesse di difendersi in processo. Una richiesta tardiva ed improponibile visto che la sua condanna è stata confermata dalla Cassazione e quindi è definitiva. Una richiesta che suona quasi come una presa in giro visto che il terrorista dei Pac (proletari armati per il comunismo) si è sempre rifiutato di andare a processo.

Un problema di “vendette tardive”. Ma la breve storia di Battisti rifugiato politico in Brasile è costellata di provocazioni di vario genere. Liberato dalle autorità di Brasilia il 9 giugno dello scorso anno, appena fuori dal carcere è stato intervistato da un giornale locale di estrema sinistra: “Spero che si riesca a voltare la pagina degli anni settanta e che tutto possa essere risolto in modo diverso, senza vendette tardive”. Le chiama “vendette tardive”, ma in realtà un assassino rimane tale anche se di anni ne sono passati più di 30. Non per lentezza della magistratura italiana ma perché Battisti è riuscito sempre a sfuggire alla cattura grazie all’aiuto di governi e amici potenti. E chi uccide deve andare in galera.

“Adoro Rio, le spiagge e le belle ragazze”. Due mesi dopo, senza alcun rispetto nei confronti delle sue vittime, rilascia questa delirante affermazione: “Non ho nessuna voglia di andarmene dal Brasile, ormai sogno perfino in portoghese. Adoro Rio, le spiagge, le belle ragazze, la gente cordiale, mi ricorda Napoli e Marsiglia, posti dove mi è piaciuto stare”. Passano poi altri 20 giorni e rilascia l’ennesima intervista: “In Italia in quegli anni c’era la guerra civile, se me lo avessero ordinato avrei ucciso, ma non è successo”, spiega. Peccato che i giudici dicano il contrario almeno in due dei quattro omicidi ai quali ha preso parte. Secondo la sentenza definitiva, Battisti ha ucciso personalmente due agenti di polizia, mentre ha partecipato all’assassinio di un gioielliere e di un macellaio che si opposero al tentativo di rapina. Cosa c’entrino un gioielliere e un macellaio con la lotta rivoluzionaria Battisti ce lo deve ancora spiegare. Si limita a dire, nell’ennesima intervista: “Chiedo perdono ma non mi pento”. Scusatemi, ma anche no.

Gli italiani? “Male informati”. Nella recente intervista alle Iene dice di essere consapevole che la stragrande maggioranza degli italiani lo considera un terrorista ed un assassino, ma ritiene che i suoi concittadini siano “male informati”. Per questo è opportuno spiegarlo, in modo che non ci siano più dubbi. Condannato per concorso in omicidio plurimo e rapina mano armata, dopo una giovinezza passata tra rapine ed “espropri proletari”, evase nel 1981 dal carcere di Frosinone. Fu “liberato” da gruppo eversivo armato che assaltò la struttura penitenziaria. Fuggì prima a Parigi, poi in Messico dove iniziò la sua carriera di scrittore. Non più al sicuro si traferì di nuovo a Parigi fu considerato non estradibile in quanto accusato di un “reato politico”. Ma anche la Francia iniziò a cambiare idea su Battisti. Così, l’ex terrorista nel 2007 è fuggito in Brasile. Prima arrestato, è stato dichiarato dalla corte federale non estradibile e oggi vive felice e contento a Rio de Janeiro come rifugiato politico. E dalla spiaggia di Copagabana se la ride alla faccia di chi in Italia aspetta giustizia.

Twitter: @PaoloRibichini

Comments

  1. Dhdgrh

    grande battisti! e voi italianucoli fascistoni… schiattare di rabbia!

    • Anonimo

      E’ interessante vedere come qualcuno sia anche capace di difendere un assassino. Complimenti

  2. Murray

    Un PAESE degno di questo nome se lo sarebbe andato comunque a prendere e l’avrebbe fatto sparire e/o avrebbe fatto giustizia, senza farsi beccare.
    Purtroppo queste cose si fanno fin troppo raramente, e mai da parte degli italiani.

    Che si goda la sua libertà…mi chiedo però se di notte riesca a dormire.

  3. luca

    Meno male che ci hai spiegato tutto tu, puntualizzando sulle condanne “subite” dal Battisti.
    Peccato che, in molti o praticamente tutti gli stati occidentali Cesare Battisti non sarebbe stato condannato per omicidio, visto che la sua posizione nei vari reati, così come è stata scritta nelle varie sentenze, non riuscirebbe a portare ad una condanna per omicidio. Ma questo succede nei paesi che riescono bene o male a fare i conti con la propria coscienza, e di certo non in italia.
    Così come la condanna in contumacia, una aberrazione legale vera e propria.

    Per informarmi sul caso Battisti ho dovuto fare diverse ricerche in rete, e vi ho trovato molte informazioni interessanti, che mi hanno convinto del fatto che la condanna Battisti sia figlia di una volontà politica di condannare il movimento degli anni 70 senza affrontarlo e discuterlo seriamente, e così è stato purtroppo, condannando lo sventurato di turno tanto per poter scrivere una sentenza.

    Una specie di Sacco e Vanzetti insomma.
    Ho letto le motivazioni pro Battisti, le risposte a queste motivazioni, e le controrisposte. Leggendo tutte le voci è facile stabilire quali sono quelle che si basano su fatti e considerazioni ragionevoli, e quali quelle pretestuose.

    Inoltre tu scrivi: “Molto attento a non prendere posizioni politiche o ad infastidire qualcuno in Brasile”.
    Ti faccio presente che ai rifugiati politici è fatto divieto di esercitare attività politiche, pena la revoca del diritto di asilo. Lo sapevi, spero.

    • Anonimo

      E’ un assassino…anche se uccidi per motivi politici sei un assassino. Abbi il coraggio di andare a parlare con i familiari delle vittime e spiegargli che lo ha fatto per salvare l’Italia dal fascismo. Ma per favore…