Siria, il regime lancia l’attacco al Nord ribelle

Assad lancia l’invasione della “zona libera”: carri armati, mortai e uomini assediano già la città di Qseir, roccaforte dei ribelli, e avanzano verso Hama. Vanno in fumo le promesse di una nuova Costituzione con referendum popolare annesso: i profughi raccontano di città svuotate e colonne militari in movimento. Assad promette e, per non sbagliare, continua a reprimere.

«Ho visto le batterie lanciarazzi. Ci sono tanti carri armati. Siamo fuggiti perchè tutti stanno fuggendo. La città si sta svuotando». Alaa ha 15 anni e poca voglia di parlare. Fugge dalla città di Qseir, a pochi chilometri dal confine libanese: lo ha attraversato oggi, insieme a centinaia di profughi, per raggiungere Arsal. Il viaggio è difficile, con l’altopiano che separa Libano e Siria coperto da mezzo metro di neve, ma l’alternativa è attendere la repressione di Bashar. La spedizione punitiva è già pronta ed entro 48 ore inizierà a martellare Qseir.

Sangue a Qadesh dopo tremila anni. Bashar ha mandato l’artiglieria a Qseir per punizione. L’esercito libero siriano – i ribelli ha attaccato nella notte del 9 febbraio la sede della polizia locale, uccidendo 11 militari lealisti e catturandone una ventina. Su Youtube gira caustico il video della resa degli ufficiali, che leggono le condizioni dell’Els per il rilascio: stop ai bombardamenti governativi sul quartiere Bab Amro di Homs e rilascio dei prigionieri di Qseir. La reazione di Assad è stata tempestiva: sulla città, che sorge a pochi chilometri dal sito di Qadesh, ove nel 1274 A.C. si svolse la leggendaria battaglia tra il faraone Ramsete II e gli Ittiti di Mutawalli, sta per rovesciarsi un’altro bagno di sangue. 

Le menzogne di Assad. Il regime tenta di guadagnare tempo: ha annunciato ieri un referendum per il 26 febbraio su una nuova Costituzione che introduce il multipartitismo e un limite ai mandati presidenziali. Mentre i cannoni continuavano a bombardare Homs (e iniziavano a battere la vicina città di Hama), i portavoce di Bashar sciorinavano via tv gli articoli della nuova Costituzione: sì ad altri partiti oltre a quello Baath (attualmente l’unico legittimo), ma non potranno partecipare ad elezioni le formazioni a base religiosa o regionale. Fuori quindi i Fratelli Musulmani e i partiti curdi, ovvero un buon 40% della popolazione. Solo due mandati da 7 anni per il presidente, da eleggere con suffragio universale.

Chi ci crede? Washington definisce l’annuncio di Assad “risibile”, sottolineando come ogni precedente dichiarazione del regime si è finora rilevata falsa. La Russia accoglie invece questa “promessa” come un passo avanti, e condanna l’isolamento di Damasco da parte dell’Occidente. La Risoluzione Onu di oggi sarà solo una tirata d’orecchi al presidente siriano, in attesa dell’incontro del 24 febbraio a Tunisi del gruppo “Amici della Siria”. Lì si vedrà se la Lega Araba è riuscita a smuovere Mosca e Pechino dal veto. Ma per Qseir, Hama e Homs – e presto anche Idlib – potrebbe essere troppo tardi.

Di Sirio Valent

Giornalista professionista, 25 anni, ho iniziato con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2, per la facoltà di Economia. Due stage nella redazione economica dell'Agenzia Italia e una breve parentesi dietro le quinte di Confindustria mi hanno aperto gli occhi sulla realtà quotidiana del cronista economico. Mi piace lavorare su questioni di geopolitica, macroeconomia e retroscena finanziari, difficili da spiegare in modo semplice ma fondamentali per capire la realtà dietro lo specchio.