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Diritto di critica | July 30, 2021

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E nel Corno d'Africa si continua a morire di fame - Diritto di critica

E nel Corno d’Africa si continua a morire di fame

Il Corno d’Africa continua a soffrire. Nonostante gli aiuti, nonostante la promessa vaga di piogge nei prossimi mesi, le minacce della siccità e della carestia continuano a sommarsi alla precarietà della situazione politica nell’area: e a farne le spese è, ancora una volta, la popolazione civile. A lanciare l’allarme è l’Unicef, presentando in un rapporto i risultati degli ultimi sei mesi di assistenza in Somalia e nel resto del Corno d’Africa: accanto alle vite salvate dall’intervento umanitario, infatti, sono ancora circa 8 milioni le persone che avrebbero bisogno di urgente assistenza.

Il rapporto – dal titolo “Risposta all’emergenza nel Corno d’Africa” – descrive la risposta umanitaria dell’Unicef a sei mesi dalla dichiarazione dello stato di carestia in alcune aree della Somalia nel luglio 2011: i numeri parlano sì di un’emergenza tamponata grazie al massiccio invio di aiuti umanitari, ma anche di prospettive preoccupanti per il futuro, che potrebbero rischiare di vanificare i risultati ottenuti fino ad oggi. «Nonostante i significativi progressi nelle prospettive di sicurezza alimentare nel Corno d’Africa – ha affermato al riguardo Elhadj As Sy, direttore regionale dell’Unicef per l’Africa orientale e meridionale e coordinatore per l’emergenza – la crisi per la sopravvivenza dei bambini è lontana dal concludersi. Milioni di bambini necessitano di assistenza nei prossimi mesi».

I dati dell’organizzazione umanitaria per l’infanzia evidenziano infatti come all’incirca un terzo della popolazione somala (in totale, quasi 2,51 milioni di persone) stia vivendo una grave crisi alimentare: di questo terzo, più di 323.000 sarebbero i bambini affetti da malnutrizione acuta. E la crisi non accenna a risolversi a breve tempo. «Le recenti proiezioni meteorologiche, combinate con la persistente insicurezza e violenza in molte aree, possono portare a nuove scosse e peggioramenti – ha aggiunto Elhadj As Sy -: uno sviluppo che porrebbe nuovamente a rischio la vita di centinaia di migliaia di bambini». Secondo le ultime proiezioni infatti i mesi delle piogge – da marzo a maggio – avranno precipitazioni inferiori alla media stagionale in diverse aree della regione. Una situazione drammatica, alla quale si aggiungono il conflitto in corso in Somalia, gli attacchi terroristici, le violenze etniche e le numerose minacce contro gli operatori umanitari, che stanno compromettendo gli interventi nelle zone più colpite dalla crisi: attualmente sarebbero 1.350.000 gli sfollati somali all’interno del proprio paese che necessiterebbero di aiuti immediati. Ad essi si sommano i rifugiati nei campi profughi dei paesi confinanti: circa 463.000 a Dadaab (Kenya), 142.000 a Dollo Ado (Etiopia) e 22.000 nel campo di Ali Addeh (a Gibuti).

«Nei prossimi mesi – ha concluso Elhadj As Sy – bisognerà continuare a sostenere gli aiuti per garantire che le necessità dei bambini vulnerabili siano soddisfatte, così da evitare un’altra catastrofe. Se non verrà tenuto alto il livello di attenzione, la carestia può tornare». E se nel 2011 i 405 milioni di dollari ricevuti dall’Unicef per fronteggiare la crisi hanno coperto all’incirca il 96% della spesa totale necessaria – riuscendo così a trattare solo nella seconda parte dell’anno quasi 350.000 bambini gravemente malnutriti, a vaccinarne 7,9 milioni contro il morbillo e a fornire 3,2 milioni di persone di acqua potabile – per continuare le operazioni di soccorso sarebbero necessari per il 2012 altri 413,8 milioni di dollari.