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Diritto di critica | September 29, 2021

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Giovani e Microimprese, la crisi si supera così? - Diritto di critica

Giovani e Microimprese, la crisi si supera così?

I colossi non assumono giovani, le piccole e micro-imprese sì. Il lavoro “young” in Italia lo offrono le aziende che non superano i 15 dipendenti, che sono escluse dall’articolo 18 a priori e che rappresentano la vera “ossatura” dell’economia nostrana. Tra debolezza sindacale e sfida a crescere, i giovani italiani cercano il nuovo centro di gravità (non)permanente.

Il rapporto di Fondazione Impresa sulle assunzioni di giovani nel 2011 apre uno scenario interessante. Su 274mila nuovi assunti della fascia d’età 15-34 anni, il 60 % ha trovato posto nelle piccole aziende, ovvero quelle al di sotto dei 15 dipendenti. Se consideriamo le microimprese (in media 5 dipendenti), queste hanno assunto da sole oltre 218mila giovani, la metà del totale. Appena il 5,5% è entrato nei grandi marchi (oltre i 250 dipendenti) e anche le realtà medie (sopra i 50 lavoratori) si dividono un misero 20% del totale.

Le conseguenze sono molte, di diverso segno. Dal punto di vista delle tutele, due giovani su tre non hanno garanzie sindacali forti: all’interno dell’ufficio mancano Rsu e rappresentanti, sono esclusi dall’articolo 18 (già prima, e ora il nuovo testo non influisce in modo significativo), hanno contratti a tempo determinato o a progetto. Una condizione di debolezza a più livelli, che si rispecchia in una posizione di forza del datore di lavoro: primo perché sta assumendo in momento di crisi, secondo perché il ristretto ambito della microimpresa costringe a “fare tutto quel che c’è da fare” senza riguardo di orari, competenze, retribuzioni.

D’altra parte, proprio la microimpresa (e la piccola impresa, sua sorella maggiore) è la realtà più dinamica dell’economia italiana. E’ quella che chiude e riapre in tempo di crisi, quella che accetta di investire i patrimoni personali o familiari anche quando le banche negano i mutui. Microimpresa significa anche azienda giovane, con progetti innovativi e orientati a mercati piccoli: sono pervasive, lavorano lì dove le grandi corporation non tentano di arrivare, e soddisfano clientele ristrette con standard di qualità elevati.

Per i giovani è una sfida e un rischio. Nessun salvagente di sicurezza, ma possibilità di lavorare e di crescere anche nei momenti di crisi. Se volessimo parlare di diritti dei lavoratori, è a loro che dovremmo guardare: trovando il modo di tutelare i giovani senza imporre costi aggiuntivi ai datori di lavoro. E’ la nuova frontiera: il sindacato 2.0 del 2013 dovrà rispondere proprio a questa esigenza. O non sarà.