Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | December 3, 2021

Scroll to top

Top

Grecia, la fuga dei giovani da un paese sull'orlo del baratro - Diritto di critica

Grecia, la fuga dei giovani da un paese sull’orlo del baratro

Fuga di cervelli? Altro che Italia. In Grecia i giovani preparano le valigie in massa. “Perché rimanere in un paese senza speranza”, si chiedono in molti. E, prima che la situazione degeneri, con la possibile uscita dall’Euro del paese ellenico e la pesante svalutazione che subirebbe la nuova Dracma, c’è chi decide di abbandonare la nave che affonda. E ancora una volta la scialuppa di salvataggio si chiama Europa.

Fuga da un paese sull’orlo del baratro. In Grecia la disoccupazione ha raggiunto livelli record del 21,7%, mentre quella giovanile sfiora il 54%. Andare via sembra quindi l’unica soluzione. Una fuga consistente se si pensa che nell’ultimo anno ben il 10% dei neo-laureati ha deciso di emigrare, mentre il 70% sta considerando questa ipotesi. Insomma, è la stessa futura classe dirigente che, bloccata in patria, non vuole rinunciare al proprio sogno. Così, addirittura il 51% di chi ha ottenuto un master nel 2011 ha abbandonato il proprio paese. Una scelta non solo motivata dalla consapevolezza di vivere in un paese sull’orlo del baratro, ma anche per far fruttare anni e anni di studio visto che soprattutto per loro il lavoro non c’è.

Germania e Australia le mete preferite. Le mete? Australia sembra il luogo preferito. Nel grande paese australe le possibilità di lavoro sono tante, soprattutto nel settore tecnico. Poi c’è la Germania, nonostante tra i due paesi non corra buon sangue a causa della crisi finanziaria. Nel 2011, gli ingressi per lavoro in Germania dalla Grecia sono aumentati del più dell’80%.

Scappano anche gli immigrati (e i loro soldi). Anche gli immigrati lasciano il Paese. Non ci sono cifre esatte ma molti albanesi, impiegati negli anni scorsi nell’edilizia (industria che ha trainato l’economia ellenica fino al 2009) sono tornati a casa. In Albania, oggi, c’è forse più possibilità di sviluppo. D’altronde l’industria del mattone ha visto un crollo verticale dell’occupazione. Se nel 2008 erano 400mila gli operai edili, oggi sono poco più di 200mila. La crisi ha quindi – secondo le stime della Reuters – spinto ben 250 mila albanesi a reinventarsi nel proprio paese. E con loro anche milioni di euro (a Tirana si calcola siano entrati nelle banche albanesi 717 milioni di euro), una fuga che contribuisce ad impoverire la Grecia.

Twitter: @PaoloRibichini