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Diritto di critica | July 2, 2022

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Alta tensione in Egitto, il presidente cerca di incrementare il suo potere

Con una mossa a sorpresa il presidente egiziano Mohamed Mursi ha emanato lo scorso giovedì una nuova norma costituzionale che include il divieto per la magistratura di sciogliere l’Assemblea Costituente e la non impugnabilità delle decisioni del presidente, inclusi decreti, risoluzioni e decisioni amministrative, che diventano a questo punto incontestabili e irrevocabili.

Neutralizzare i dissenso. In poche parole Mursi ha provveduto a neutralizzare una magistratura ostile, non fedele ai Fratelli Musulmani e la quale avrebbe potuto creare notevoli problemi all’esecutivo. Un provvedimento che, oltre a cogliere tutti di sorpresa, ha scatenato la rabbia non soltanto dell’intera opposizione ma anche di tutti quei gruppi rivoluzionari che avevano appoggiato la candidatura di Mursi alle scorse elezioni.

Scontri e manifestazioni. La popolazione è immediatamente scesa in piazza nella giornata di venerdì e le proteste e gli scontri sono proseguiti per tutto il weekend. Secondo Al-Jazeera i partiti presenti al sit-in contro il governo sarebbero già più di 26 e tra i maggiori esponenti sono presenti Hamdeen Sabbahi, Amr Mussa e Mohamed El Baradei. Nel frattempo per le strade sono ripresi violenti scontri dei manifestanti con la polizia, ed anche con i sostenitori del partito islamista. Nei pressi di piazza Tahrir al Cairo un mezzo della polizia è stato dato alle fiamme, mentre a Suez e Alessandria i manifestanti hanno preso d’assalto sedi e uffici dei Fratelli Musulmani, il partito del presidente.

Mursi lasciato solo. In aggiunta numerosi consiglieri dello stesso Mursi hanno provveduto a rassegnare immediatamente le dimissioni, come Samir Morocos il quale ha dichiarato al  quotidiano egiziano Al-Ahram che il provvedimento del presidente risulta fortemente antidemocratico e riporta il paese indietro, all’epoca della dittatura.

“La Rivoluzione deve proseguire”. Mursi ha cercato di giustificare tale mossa indicandola come “necessaria” affinché la rivoluzione possa andare avanti, ma sono ben pochi gli egiziani disposti a crederci e a tollerare un provvedimento che verosimilmente mira a porre l’esecutivo in una condizione di immunità con lo scopo di perseguire gli interessi dei Fratelli Musulmani, piuttosto che quelli del popolo, magari facendo leva anche su quei sistemi repressivi di polizia ereditati dal regime di Mubarak. È probabile che Mursi abbia cercato di sfruttare il momento di popolarità dovuto al suo intervento di mediatore tra Gaza e Israele per tentare un colpo di mano che rafforzasse la posizione della Fratellanza. Bisogna poi tenere in considerazione il fatto che il governo egiziano ha da poco ottenuto un prestito di 4,8 miliardi di dollari grazie a un accordo raggiunto col Fondo Monetario Internazionale e si prepara a mettere in atto una liberalizzazione economica che genererà parecchio dissenso e malcontento da parte di una popolazione che è già allo stremo a causa della devastante situazione economica del paese.

Zittire la stampa. Anche la stampa egiziana non naviga in buone acque; la scorsa estate il Comitato per la Protezione dei Giornalisti ha accusato il governo Mursi di reprimere tutti quei giornalisti critici nei confronti del governo e dei Fratelli Musulmani. Noti giornalisti come Ibrahim Abdel Meguid, Abla al-Roweni e Youseef el-Qaeed hanno subito censure a causa di alcuni pezzi che criticavano la Fratellanza.  In certi casi gli attacchi sono degenerati in violenza, come ad inizio agosto quando alcuni giornalisti sono stati aggrediti da manifestanti pro-Mursi.

Ancora una volta dunque l’Islam politico si dimostra incapace di far fronte alla richiesta di democrazia di un popolo che dopo quasi trent’anni di egemonia Mubarak  si appresta a finire sotto quella della lobby dei Fratelli Musulmani. Cambiano le ideologie ma il meccanismo è sempre lo stesso. Un triste ritorno al passato.

 

 

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