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Diritto di critica | August 1, 2021

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La denuncia delle associazioni: «L'8x1000 non è il tesoretto del governo di turno»

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C’era una volta l’8 per Mille, quella somma che i cittadini italiani sceglievano volontariamente di destinare allo Stato dalle loro personali dichiarazioni dei redditi perché fosse destinata a iniziativa umanitarie o di conservazione dei beni culturali. C’era, perché da due anni a questa parte non c’è più: o meglio, c’è ma il governo centrale italiano decide di utilizzarlo per altro. A lanciare l’accusa è un gruppo di associazioni, ong, cooperative e fondazioni attive soprattutto nell’ambito dell’accoglienza ai rifugiati, che hanno denunciato come per il secondo anno di fila l’8 per mille sia stato sottratto da parte del governo centrale: e a farne le spese saranno quei progetti di inserimento lavorativo e abitativo costretti a saltare per “carenza fondi”.

La notizia dell’azzeramento del Fondo 8 per Mille 2012 è stata comunicata lo scorso 26 febbraio dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha notificato come la somma totale di 181 milioni di euro abbia subito numerose decurtazioni fino al completo azzeramento. «Non è, semplicemente, più disponibile– scrive l’Associazione Centro Astalli in un comunicato stampa condiviso da altre realtà no profit italiane –. E’ il secondo anno consecutivo che il fondo viene azzerato. E’ ormai utilizzato come un piccolo “tesoretto” nelle mani del governo di turno». Una questione non di poca rilevanza, se si considera che «la maggiore delle decurtazioni è quella di 64 milioni per la flotta aerea della Protezione Civile» in base al decreto legge n.98 del 2011 e che la problematica dei rifugiati continua ad essere nel nostro Paese all’ordine del giorno.

Nel comunicato, le associazioni hanno infatti evidenziato la sporadicità degli interventi di sostegno e assistenza a favore dei rifugiati in Italia e la conseguente presenza di sacche di assoluta povertà tra quelle persone che avrebbero invece bisogno di una maggiore tutela internazionale: «dare protezione non significa solo dare un permesso di soggiorno che, deve essere ricordato, costringe i rifugiati a rimanere in Italia e non permette loro di vivere in nessun altro Paese europeo, ma anche dare i mezzi per vivere in maniera autonoma e degna nel nostro Paese». Una situazione, questa, più volte denunciata sia dalla stampa internazionale che dai tribunali in altri Stati membri dell’UE e a fronte della quale le decurtazioni all’8 per Mille appaiono ancora più indigeste. Tra i progetti delle varie associazioni costretti a saltare per “azzeramento fondi”, si intendevano infatti portare avanti interventi per favorire inserimento lavorativo e autonomia d’alloggio, ma anche per garantire assistenza medica specifica e facilitare i ricongiungimenti familiari.

La sottrazione del Fondo 8 Per Mille è stata definita «una vera beffa, di fronte ai contribuenti IRPEF ma anche di fronte agli Enti locali ed associazioni che vengono formalmente invitati ogni anno dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri a presentare progetti articolati e documentati entro il 15 marzo, per poi sapere dieci mesi dopo che si è trattato solo di uno scherzo». Tra i firmatari del documento di sdegno figurano il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR), l’associazione A Buon Diritto, le associazioni Centro Astalli, Cittadini del Mondo e Somebody, il centro culturale Abusuan di Bari, la Cooperativa Ruah di Bergamo, la cooperativa sociale Ethica, la Fondazione Franco Verga di Milano, l’ICS – Ufficio Rifugiati Onlus, l’istituto Don Calabria di Verona e la cooperativa sociale O.R.S.O. di Torino. Le richieste? Che il Governo si attenga alla  normativa vigente  (che vincola l’utilizzo del fondo ai precisi interventi a cui è destinato) e che venga aperto un confronto con tutte le parti in causa circa la stesura di un regolamento di utilizzazione: regolamento in cui vengono fissate le quote minime percentuali da destinare ai vari interventi.

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