Spagna, l’emigrazione è l’unica via?

spagna miseriaPovertà e sfiducia si allargano in Spagna. Dopo la Grecia, è proprio Madrid a inviare i segnali sociali più preoccupanti: secondo la Caritas, il divario tra ricchi e poveri è aumentato ancora, un terzo in più in appena 7 anni. Il rischio di frammentazione sociale e di rivolte è forte: per ora prevale la sfiducia, che ha già spinto due milioni di spagnoli ad emigrare. Un fenomeno che si concentra sui giovani: 44% in più l’emigrazione giovanile nel solo 2012. Tra poco toccherà a noi?

Spagnoli in fuga. La disoccupazione, nella penisola iberica, ha raggiunto nel 2012 la cifra record di cinque milioni di persone. Per i giovani, spaventa il raggiungimento del livello di soglia del 50% (un ragazzo su due non ha lavoro), ormai vicinissimo. I salvataggi delle banche spagnole, su cui si è concentrata l’azione dell’Unione Europea dall’inizio della crisi, non hanno risolto il disagio sociale, anzi: la sfiducia delle persone è cresciuta, insieme alla sensazione di essere abbandonati a sé stessi da Madrid e da Bruxelles.

Non aiuta sapere che i ricchi sono oggi ancora più ricchi di 7 anni fa, e i poveri ancora più poveri. Il divario cresce ormai con un ritmo del 5% l’anno, e divide lavoratori dipendenti (spesso licenziati o in cassa integrazione) e proprietari di rendite finanziarie (quelli sì, aiutati dal salvataggio degli istituti bancari). In questo panorama, non stupisce che molti preferiscano abbandonare il Paese: il tasso di emigrazione è salito del 6,3% nell’ultimo anno, e conta ormai due milioni di spagnoli fuori dalla patria. Sperando che la “fuga” sia una valvola di sfogo sufficiente, e che la rabbia (anche legittima) non esploda nelle strade. E noi, che siamo ad un passo da Madrid e due da Atene, come stiamo messi? 

Di Sirio Valent

Giornalista professionista, 25 anni, ho iniziato con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2, per la facoltà di Economia. Due stage nella redazione economica dell'Agenzia Italia e una breve parentesi dietro le quinte di Confindustria mi hanno aperto gli occhi sulla realtà quotidiana del cronista economico. Mi piace lavorare su questioni di geopolitica, macroeconomia e retroscena finanziari, difficili da spiegare in modo semplice ma fondamentali per capire la realtà dietro lo specchio.