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Diritto di critica | December 2, 2023

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La Siria sull'orlo della guerra chimica

Armi chimiche in SiriaSono ormai mesi che la comunità internazionale teme un’escalation con il ricorso di una o entrambe le parti all’utilizzo di armamenti chimici in Siria.

I primi attacchi chimici? Già il 19 marzo scorso un attacco nei pressi di Aleppo, nel quale morirono 26 persone, la comunità internazionale ha sospettato che in quell’occasione sono state utilizzate armi chimiche. Regime e ribelli si sono accusati reciprocamente, negando di averne utilizzate, ma alcuni giornalisti tra cui un fotografo Reuters hanno testimoniato di aver visto molte persone ricoverate nei vari ospedali della zona con gravi difficoltà respiratorie. Non si è trattato del primo caso: il 23 dicembre 2012 si è parlato di un possibile attacco con armi chimiche da parte del regime nei pressi di Homs.

Task Force contro la guerra chimica. È di pochi giorni fa la notizia che sarebbe stato istituito un centro anti-guerra chimica da parte di Stati Uniti, Turchia, Giordania e Israele. Inoltre, l’esercito di Tel Aviv avrebbe fornito fiale di atropina e dispositivi per fleboclisi ai ribelli siriani impegnati contro l’esercito di Assad nei pressi delle alture del Golan. L’atropina è una sostanza altamente efficace contro agenti chimici come il sarin, il VX, il soman e il tabun, nonché nel contrastare effetti di avvelenamento come nausea, vomito, crampi e rallentamento del battito cardiaco

Assad si prepara alla difesa. Nel contempo anche l’esercito di Assad si sarebbe premunito con tute protettive e maschere anti-gas, in particolare la 3° e la 4° divisione situate a difesa della capitale e le truppe presenti nella zona del Golan. Assad teme infatti che i ribelli possano impadronirsi degli arsenali chimici dell’esercito regolare e utilizzarli in attacchi contro le truppe fedeli al regime. Inoltre, vi è la preoccupazione da parte di Israele che gruppi jihadisti come Jabhat al-Nusra o le milizie sciite libanesi di Hizbullah possano appropriarsi di tali armi e perpetrare attacchi in territorio israeliano.

Un possibile intervento americano. Una situazione non semplice dunque, che desta preoccupazioni su più fronti. Più volte, infatti, il presidente Obama ha dichiarato che un utilizzo da parte del regime di armi chimiche comporterebbe un immediato intervento militare degli Stati Uniti in Siria, con tutte le relative conseguenze.

L’inchiesta dell’Onu. Nel frattempo, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, ha nominato un team con a capo lo scienziato svedese Ake Sellstroem, che si occuperà di verificare se nel conflitto siriano siano state utilizzate armi chimiche, da entrambe le parti. Sellstroem si è già occupato negli anni 90 di armi chimiche, in particolare dello smantellamento dell’arsenale chimico-batteriologico di Saddam Hussein e fu proprio lo svedese che nel 2002 tornò in Iraq con un team dell’Onu per verificare se il rais fosse ancora in possesso di queste armi e l’esito fu negativo, non vi erano prove di questa presenza.

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