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Diritto di critica | December 4, 2021

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Il Pd contro tutti, la strategia della tensione "democratica"

Il Pd contro tutti, la strategia della tensione “democratica”

Pd come packmanDa una parte l’ineleggibilità di Berlusconi. Dall’altra la mannaia anti M5S. Il Pd prova a blindarsi e soprattutto prova a blindare il governo. Da una parte è pronto ad allearsi con il MoVimento 5 Stelle per votare contro la possibilità di Berlusconi di poter essere rieletto. Dall’altra è pronto a strizzare l’occhio ad Alfano in funzione anti grillina.

Il piede in due staffe. La strategia del Pd è piuttosto chiara nonostante i vari tentativi di depistaggio: giocare su due sponde per bloccare qualsiasi iniziativa del Cavaliere. La dirigenza democratica, infatti, sa bene che l’alleanza (per quanto forzata) con Berlusconi nuoce seriamente al proprio consenso elettorale. E soprattutto teme lo stesso Cavaliere che, da un momento all’altro, potrebbe sfoderare un asso dalla manica e mandare per aria il tavolo delle larghe intese.

Una strategia della tensione. Per questo il Pd di Epifani cerca di mettere sotto ricatto lo stesso Cavaliere, dimostrando che, se dovesse provare a far cadere anticipatamente il governo Letta, può in qualsiasi momento rivolgersi al MoVimento 5 Stelle. Dall’altra parte, con la proposta di legge per “istituzionalizzare” i partiti per aver accesso alle elezioni, mette sul chi vive i grillini, dai quali il Pd si aspetta coerenza.

Si prende (o si perde) tempo. Una vera e propria “strategia della tensione politica” atta quindi a preservare lo status quo e guadagnare tempo, sperando che il governo Letta riesca a produrre qualcosa di buono. Per ora non è stato fatto molto. L’Imu non è stata cancellata e eliminata per le fasce più deboli della popolazione. È semplicemente sospesa e solo per le prime case, lasciando fuori le aziende in difficoltà. Si prende tempo in attesa dell’autunno, mentre tra non molto ci sarà il previsto aumento dell’Iva che passerà dal 21 al 22%. E per i giovani? Giovannini, per il momento, ha in mente di creare turn over nel mondo del lavoro, facilitando i prepensionamenti. Ma mancano le riforme strutturali di cui avrebbe bisogno il Paese.

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