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Diritto di critica | August 1, 2021

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L'alluvione delle Cinque Terre non ha insegnato nulla?

vernazzaDue anni fa l’Italia assistette sconvolta alla tragedia delle Cinque Terre, colpite da un violento alluvione. Torrenti di fango e detriti si abbatterono su alcune delle località costiere più caratteristiche e famose del paese, provocando 10 morti, circa 1200 sfollati e danni per centinaia di migliaia di euro. La causa di quel disastro ha contorni ben precisi: si chiama dissesto idrogeologico, dovuto all’incuria in cui versano porzioni del territorio italiano molto delicate.

Oggi il tema è più che mai d’attualità, come confermano i recenti dati della Coldiretti: in Italia il 70% dei Comuni è a rischio frane o alluvioni. Addirittura in alcune regioni dal territorio particolarmente complesso, come Toscana e Liguria, la situazione di pericolo arriva ad interessare il 98% degli insediamenti. Questo significa che un italiano su dieci vive in un’area che desta preoccupazioni. A supportare le cifre diffuse dall’associazione dei coltivatori diretti ci pensa il Consiglio nazionale dei Geologi che sottolinea come, negli ultimi anni, il numero dei disastri idrogeologici in Italia è notevolmente aumentato.

La situazione, quindi, è piuttosto seria e le ragioni che hanno portato a questo stato sono molteplici. Già in partenza il territorio italiano ha una morfologia complessa, sulla quale si sono aggiunti, nel tempo, altri fattori disgreganti. Per prima cosa i cambiamenti climatici, che stanno rendendo più frequenti eventi meteo intensi e violenti, come forti temporali e veri e propri nubifragi.

Ma il principale responsabile del deterioramento, secondo gli esperti, è il consumo incontrollato del suolo, senza un adeguato monitoraggio. Sempre Coldiretti denuncia come siano progressivamente scomparsi nel nulla 5mila ettari di coltivazioni agricole (-27% in 40 anni). Il dato è pessimo; boschi e campi coltivati, infatti, giocano un ruolo essenziale nello stabilizzare i terreni, trattenere le frane, evitare smottamenti degli argini dei fiumi.

La sfida per evitare che tragedie come quella delle Cinque Terre possano ripetersi, quindi, si gioca in gran parte sul piano delle politiche agricole e forestali. Più voci chiedono al governo e agli enti locali di intervenire con provvedimenti che pongano un freno allo sfruttamento indiscriminato del suolo e diano vita ad azioni di ripristino di aree boschive e coltivazioni. In molti casi si tratta di progetti già in cantiere ma bloccati dall’assenza di fondi.

E proprio i soldi che non ci sono rappresentano il principale elemento di critica verso l’esecutivo da parte delle associazioni. L’accusa è di poca coerenza: mentre da una parte il Ministro per l’Ambiente Orlando ha pubblicamente definito il dissesto idrogeologico un “emergenza nazionale”, dall’altra, stando a quanto previsto nelle bozze della legge di stabilità, al problema vengono destinate risorse insufficienti (solo 30 milioni di euro). Un’inerzia che costringe molti italiani a stare seduti sopra una bomba ad orologeria.