Contratto Lega-M5S, i punti principali. E il buco da 100 miliardi

I tempi che stringono, il premier che non c’è e una fulminea richiesta di approvazione da parte degli iscritti ai Cinque Stelle (poche decine di migliaia su 11 milioni che hanno votato Cinque Stelle il 4 marzo scorso). Ma la falla più grande, se si confermasse il contratto del tanto sbandierato governo di cambiamento, sarebbe nelle coperture finanziarie.

I soldi che mancano Secondo l’analisi dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani della Cattolica di Milano, presieduto da Carlo Cottarelli, le misure espansive fissate da Salvini e Di Maio, tra reddito di cittadinanza, Flat Tax sull’Irpef, eliminazione delle accise della benzina e molto altro, arrivano ad un costo stimato tra i 108 e i 125 miliardi di euro. Mentre le coperture previste, ricavate dalla riduzione dei parlamentari e delle pensioni d’oro, eliminazione vitalizi e riduzione missioni internazionali si fermano ai 500 milioni di euro. Un buco di almeno 100 miliardi, quindi, che non è dato sapere come verrebbe o verrà coperto.

I nodi centrali – Lavoro e pensioni Seppur vago nelle cifre e nei dettagli, il contratto contiene le misure già annunciate in campagna elettorale dai due contraenti: reddito e pensione di cittadinanza (per un totale stimato di 17 miliardi, il doppio secondo l’Inps), rafforzamento dei centri per l’impiego (2 miliardi) e riforma della legge Fornero (circa 5 miliardi), con l’impegno di tagliare le pensioni d’oro sopra i 5mila euro mensili. Il documento parla anche di legge sul salario minimo orario e di apprendistati per le libere professioni non più gratuiti.

Economia e tasse Salvini e Di Maio concordano sul ridurre il debito pubblico attraverso la crescita del Pil, rilanciando domanda interna ed esterna. Un’impresa assai ardua. Nel contratto viene prevista poi una “Banca per gli investimenti e lo sviluppo dell’economia e delle imprese italiane” che, regolata da un organismo di controllo, gestirà gli strumenti di politica industriale e innovazione ma sarà di aiuto anche alle piccole e medie imprese (anche in questo caso, però, mancano cifre e dettagli). Per quanto riguarda tassazione e fisco, è ancora enigmatica la questione del blocco dell’aumento dell’Iva, mentre è coniata l’espressione di “pace fiscale”, una sorta di sconto per chi ha debiti con l’erario, camuffato con la precisazione “è esclusa ogni finalità condonistica”. Inizialmente si parlava di un incasso sui 30 miliardi, ma dopo la rottamazione delle caselle esattoriali le stime potrebbero scendere ai 2-3 miliardi appena. Sono infine previste “due aliquote fisse al 15 e 20 per cento per persone fisiche, partite Iva, imprese e famiglie e, per queste ultime, una deduzione fissa di 3mila euro sulla base del reddito familiare”.

Immigrazione e politica estera Come fortemente voluto da Salvini, il tema immigrazione è ampiamente trattato: l’intenzione è quella di rivedere il Regolamento di Dublino, chiedere una maggiore cooperazione all’Europa e contrastare traffici illeciti e guadagni legati all’immigrazione: “si deve puntare alla riduzione della pressione dei flussi sulle frontiere esterne e [..] al ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo tra gli Stati membri della Ue”. Il contratto prevede il rimpatrio degli irregolari, un controllo maggiore dei costi e l’affidamento dei centri di accoglienza alle Regioni. In politica estera, invece, data certa l’alleanza con gli Stati Uniti, si parla di riavvicinamento alla Russia, con richiesta di ritiro delle sanzioni e riabilitazione di Mosca come “partner economico ed interlocutore strategico per la risoluzione delle crisi regionali”.

Un calderone costoso Nel patto quinquennale di 57 pagine, Di Maio e Salvini hanno allargato a macchia d’olio gli interventi, allungando la lista e facendo lievitare di fatto i costi: edilizia scolastica, aiuti per le mamme, assunzioni nelle forze dell’Ordine, due nuovi Ministeri (Turismo e Disabilità), Internet gratis per tutti e molto altro. Al di là della fattibilità e dell’efficacia, il problema principale rimane quello delle coperture. Come e dove trovare almeno 100 miliardi di euro?

Di Arianna Pescini

Giornalista professionista dal 2010, mi occupo di esteri, attualità e cinema. Laureata a Pisa in Storia Contemporanea, con esami di relazioni internazionali e Storia dell'America Latina all'Università Complutense di Madrid, ho conseguito il Master in giornalismo e comunicazione pubblica presso l’Università di Tor Vergata, Roma. Ho lavorato presso la redazione centrale del quotidiano “Il Tirreno”, dell'ex gruppo Espresso, e presso le redazioni Sport e Internet di Rai Radio Uno. Collaboro con i mensili Focus Storia e Bbc History Italia e mi sono occupata di energie rinnovabili per agenzie di comunicazione. Scrivo per Diritto di Critica dal 2012.