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Diritto di critica | June 24, 2019

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Usa: duro colpo alla privacy dei possessori di armi - Diritto di critica

Usa: duro colpo alla privacy dei possessori di armi

I medici potranno chiedere ai pazienti se hanno fatto uso o se possiedono armi da fuoco in casa. Con una sentenza, la Corte federale ha bloccato una normativa dello stato della Florida perché in conflitto con la libertà di parola dei dottori e con il diritto, da parte del paziente, di ricevere informazioni. Il provvedimento rappresenta un segnale forte a favore della libertà di espressione, ma non solo. E’ a tutti gli effetti una pronuncia contro le lobby di armi statunitensi e al loro peso politico sulla società americana.

Nello stato della Florida, in particolare, la libertà di possedere armi è illimitata. E’ possibile avere pistole o fucili in casa e in pubblico. E’ possibile, inoltre, nascondere le armi (tranne che in alcuni luoghi, come ad esempio negli edifici federali o nei seggi elettorali). Il governo fa poco per contrastare il fenomeno dilagante della diffusione delle armi da fuoco e, sotto la pressione delle lobby, nel giugno scorso era stata approvata una legge sulla ‘privacy dei possessori di armi in Florida’, dopo che un pediatra si era rifiutato di visitare un bambino perché sua madre non aveva risposto a domande sul possesso o meno di armi da fuoco in casa.

I dottori, soprattutto nei casi che vedono coinvolti i bambini, chiedono ai genitori anche se ci sono prodotti chimici in casa o dell’alcol a portata di mano. Ogni anno negli Stati Uniti sono più di 3mila i piccoli uccisi e più di 20mila i feriti. E il tasso di mortalità infantile, di lesioni e suicidi è più alto nelle abitazioni/famiglie in cui sono presenti le armi. I sostenitori della legge sulla riservatezza dei possessori di armi sostengono come sia necessario proteggere il Secondo Emendamento della Costituzione americana, ovvero quello di possedere armi da fuoco per legittima difesa. Ora, possedere pistole o fucili in Florida e nel resto degli Stati Uniti è un diritto fondamentale, garantito ancora di più dopo la pronuncia della Corte Suprema che nel 2008 ha dichiarato incostituzionale la legge del Distretto di Columbia che, invece, vietava ai residenti il possesso di armi da fuoco.

Dopo la sparatoria costata la vita a sei persone a Tucson, che coinvolse nel gennaio scorso anche la parlamentare democratica Gabrielle Giffords, l’America si è interrogata sul possesso di certe tipologie di armi da fuoco, capaci di sparare colpi in successione, in breve tempo, e provocare delle stragi. Come successe in occasione del massacro della Columbine High School nel 1999, dove morirono 15 persone (compresi i due killer, che utilizzarono fucili a pompa) o all’Istituto Politecnico della Virginia (33 morti, nel 2007). Dal 1994 al 2004 era illegale vendere armi a potenziale distruttivo (il disegno di legge fu presentato dalla deputata Carolyn McCarthy, il cui marito fu assassinato sulla ferrovia di Long Island nel 1993). La pressione delle lobby americane ha reintrodotto negli ultimi anni la libertà nell’acquisto delle armi.

Un disegno di legge presentato alla Camera dei Rappresentanti all’inizio di quest’anno avrebbe dovuto impedire alle persone nelle liste di sorveglianza dell’FBI di acquistare armi da fuoco. Per evitare rischi di attentati terroristici, ma le associazioni in difesa dei possessori di armi hanno sostenuto a gran voce che un provvedimento del genere avrebbe violato i diritti di coloro che erano stati inseriti erroneamente nelle ‘black list’. Risultato: nel mese di maggio il disegno di legge è saltato.