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Diritto di critica | November 15, 2019

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Dl Sviluppo, tutto campato in aria: non ci sono soldi, solo fumo - Diritto di critica

Dl Sviluppo, tutto campato in aria: non ci sono soldi, solo fumo

Niente soldi, niente stimoli: al Governo Berlusconi restano solo gli equilibrismi per portare a casa il Decreto Sviluppo 2011, pericolosamente privo di risorse. La bozza che circola sui media è complessa e a tratti curiosa: pagelle online per risparmiare la carta, fantomatiche zone a burocrazia zero, silenzio-assenso per costruire. Ma sullo sfondo l’ipotesi vera resta una sola, sfacciata e deludente: condono fiscale.

“Dobbiamo inventarci qualcosa”. Sintetizza così Silvio Berlusconi gli sforzi del suo Gabinetto di ministri, ormai svuotati dalle riunioni quotidiane sul tema Sviluppo. Nelle ultime 48 ore, tre vertici “risolutivi” si sono rivelati fallimentari: le proposte di Romani e Matteoli si scontrano sulle barricate di Tremonti. Se ne inventano di tutti i colori, riutilizzano leggi già in vigore spacciandole per nuove trovate, parlano di defiscalizzazione e compartecipazione dei privati all’Iva. Ecco come.

Mutui garantiti per i giovani. Il coniglio che esce dal cappello suscita il dejavù. La garanzia statale ai mutui per la casa, se richiesti da under 35 privi di un contratto a tempo indeterminato, è in vigore da agosto: la stessa Giorgia Meloni lo rivendica, sottolineando che 50milioni di euro sono stati stanziati per l’occasione. Ora Romani lo ripropone come “sguardo al futuro” del DL Sviluppo, ma è storia passata. Anzi, il rischio è che Tremonti lo ritiri, per non esagerare.

Meno Burocrazia, ma nuovi enti locali? In un miracolo di logica futurista, i ministri propongono al contempo il taglio degli oneri burocratici per le imprese e l’istituzione di un nuovo ufficio “dei governi” sul territorio. Zone in cui sono richiesti meno permessi e meno pratiche per l’avvio dell’attività imprenditoriale si alterneranno ad un nuovo organismo locale, dove un rappresentante di regione, provincia e comune accoglieranno i cittadini. Per fare cosa? Con quali poteri? In deroga a cosa? E, soprattutto: pagati come 4°ente, dopo aver tanto parlato di abolizione delle province?

La lista delle proposte è lunga e sconclusionata. Biglietti elettronici per bus e metro, validi su tutto il territorio nazionale; polizza assicurativa anti-calamità sulla casa, da far pagare alle famiglie (proprio ora che il 70% del territorio italiano corre rischi di dissesto idrogeologico…); cartolarizzazione dei debiti e dei crediti delle pubbliche amministrazioni, che possono così svenderli a banche e istituti di riscossione dei crediti. E le pagelle online, che fanno risparmiare carta (buona idea, questa, specie in periodo di Wikileaks), come anche le iscrizioni universitarie (perché, qualcuno ha ancora il coraggio di iscriversi?). E contro i “baroni”, pensionamento anticipato da 70 a 68 anni per i prof universitari (ma le nuove assunzioni restano bloccate).

Il grosso è altro, e si chiama condono fiscale. Si pensa ad un accordo con i banchieri svizzeri: tassate (tra il 19 e il 34%) i conti dei nostri evasori e rigirateci l’introito, per favore, in cambio dell’impunità per l’evasione stessa. Oppure in via diretta, come si fece con lo scudo fiscale, tanto criticato e tanto inutile alla fine dei conti. Interessante anche il provvedimento per stimolare le nuove infrastrutture: lo Stato vuole invogliare le imprese a investire offrendo loro il 25% del gettito Iva (prodotto dall’infrastruttura interessata) per 5 anni. Una rendita che, per un ponte, un acquedotto o una ferrovia può giustificare qualsiasi compravendita di voti, turbativa d’asta e intrallazzo. E’ l’investimento che conta, non la qualità.