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Diritto di critica | September 19, 2020

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Via crocefissi e simboli religiosi, la secolarizzazione della società inglese - Diritto di critica

Via crocefissi e simboli religiosi, la secolarizzazione della società inglese

Un caso che ha riacceso il dibattito sulla discriminazione e la posizione dei credenti nella società britannica. Secondo il Sunday Telegraph Nadia Eweida, 61 anni, ex dipendente della British Airways, è stata sospesa dalla compagnia aerea nel 2006 per essersi rifiutata di togliere la sua collana con un crocefisso. A parziale spiegazione della causa di licenziamento, la British ha accampato la scusa della violazione del codice uniforme. L’infermiera Shirley Chaplin è stata costretta a cambiare mansione, dopo 31 anni di onorata carriera, per evitare il licenziamento: la sua colpa è aver portato al collo una croce.

La vicenda ha avuto un seguito in tribunale e nel 2010 la Corte d’Appello ha dato ragione alla British Airways (che nel frattempo ha cambiato la sua politica in tema di uniforme del personale): la decisione di indossare in servizio una croce o un crocefisso attiene alla sfera personale e non risponde ad un dettame religioso. Ciò esonera il simbolo per eccellenza del Cristianesimo dallo speciale status attribuito ad altri simboli religiosi come il velo islamico o il turbante sikh ai sensi dell’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Secondo il Sunday Telegraph, le stesse motivazioni saranno riproposte dal governo britannico in occasione del ricorso alla Corte dei diritti umani. I legali delle due donne sostengono che la protezione offerta dell’articolo 9 si estenda oltre i requisiti della fede, come citato dalla Corte di Appello.

L’articolo 9, nello specifico, afferma: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo religioso e la libertà, in maniera isolata o in comune, in pubblico e in privato, di manifestare la propria religione nell’insegnamento e nella vita quotidiana”. Il dibattito, suscitato dai ricorsi delle due donne alla Corte dei diritti umani, si è esteso ai leader religiosi e ai gruppi cristiani circa la ‘marginalizzazione’ della religione nella società britannica. L’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey, ha detto al Time che il caso in questione rappresenta un ulteriore esempio di “allontanamento della cristianità nella società”. Carey ha, inoltre, messo in guardia i cristiani dagli attacchi alla “ricca eredità” della fede in Gran Bretagna.

Alcuni vedono il rifiuto del governo, di riconoscere la croce, come parte di un più ampio progetto che non prevede la protezione della fede cattolica. “Negli ultimi mesi – ha spiegato Andrea Williams, direttore del ‘Christian Legal Centre’ –, i tribunali inglesi hanno rifiutato di riconoscere i simboli cattolici da indossare, il valore religioso del matrimonio tra uomo e donna e la domenica come giorno di culto”. Quale sarà il prossimo passo? La messa in discussione dei Dieci Comandamenti? Per il momento, la patata bollente passa ai giudici di Strasburgo.