New York, Cosa Nostra padrona di porti e cantieri

Le autorità americane sono tornate a colpire la criminalità organizzata. In una delle più grandi operazioni antimafia della storia statunitense sono finiti in manette, a New York e dintorni, centinaia di boss affiliati alle cinque famiglie italo-americane più potenti del Paese. Tra i capi d’accusa estorsioni, omicidi (alcuni compiuti negli anni Ottanta), traffico di droga, gioco d’azzardo e infiltrazioni in cantieri e porti.

La maxi-retata, avvenuta all’alba di qualche giorno fa lungo buona parte della East Coast è stata il risultato di lunghe indagini condotte dal dipartimento di polizia di New York e dall’Fbi, con la collaborazione delle forze dell’ordine italiane: «Il blitz è un importante passo in avanti per sconfiggere Cosa Nostra e le sue attività», ha detto il ministro della giustizia alla Casa Bianca Eric Holder.
Le famiglie decimate dagli arresti sono quelle che gestiscono da sempre gli affari di Cosa Nostra al di là dell’Atlantico, a cominciare dalla Grande Mela: Bonanno, Gambino, Lucchese, Colombo e Genovese. In particolare quest’ultimo è il cognome più conosciuto nella storia della mafia statunitense, grazie ad un’estesa alleanza criminale con le organizzazioni di Cleveland, Boston, Filadelfia, e alla fama di boss spietati come Lucky Luciano, Joe Masseria, Frank Costello e Vito Genovese.
Nella retata di inizio anno l’Fbi ha catturato, tra gli altri, i fratelli Andrew e Anthony Russo, Benjamin Castellazzo e Richard Fusco dei Colombo, Bartolomeo Vernace per la famiglia Gambino, Joseph Pistone dei Bonanno, Nunzio La Grasso dei Genovese.
Dietro a questo blitz ci sono tre indagini parallele, migliaia di intercettazioni e le testimonianze di pentiti come Salvatore Vitale, arrestato nel 2003 e condannato per attività mafiose, che ha consentito alle autorità di colpire la famiglia dei Bonanno di New York.

Negli ultimi anni, con il governo di Washington concentrato prevalentemente sulla lotta al terrorismo islamico (come era accaduto in Italia per il terrorismo politico, negli anni di piombo), i clan italo-americani hanno fatto proliferare i loro affari, spartendosi gli utili dei traffici di droga, estorsioni, gioco d’azzardo, attività concentrate tra New Jersey, Rhode Island e Florida.
Micidiale è stata soprattutto l’infiltrazione mafiosa nei sindacati, attraverso l’imposizione di tasse illegali su cantieri navali, porti, imprese di costruzioni, minando in questo modo un’intera economia.
Diversamente dalle cosche siciliane, con le quali sono in continuo e silenzioso contatto, i boss americani sono coinvolti anche nella gestione illegale di locali notturni e sfruttamento della prostituzione, crimini che insieme allo strozzinaggio continuano ad essere proibiti agli uomini d’onore siculi.
Nonostante l’opposizione tra la “morale” italiana e il pragmatismo americano, Cosa Nostra prosegue nella sua ripetitività a penetrare nel tessuto sociale dei due Paesi, adattandosi al contesto in cui opera.
I contatti tra la mafia di Sicilia e quella degli Stati Uniti sono dimostrati anche dall’arresto di Walter Samperi, membro della famiglia dei Colombo, avvenuto a Siracusa poche ore dopo la retata di New York.

Di Arianna Pescini

Giornalista professionista dal 2010, mi occupo di esteri, attualità e cinema. Laureata a Pisa in Storia Contemporanea, con esami di relazioni internazionali e Storia dell'America Latina all'Università Complutense di Madrid, ho conseguito il Master in giornalismo e comunicazione pubblica presso l’Università di Tor Vergata, Roma. Ho lavorato presso la redazione centrale del quotidiano “Il Tirreno”, dell'ex gruppo Espresso, e presso la redazione Sport e Internet di Rai Radio Uno. Collaboro con i mensili Focus Storia e Bbc History Italia e mi sono occupata di energie rinnovabili per agenzie di comunicazione. Scrivo per Diritto di Critica dal 2012.