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Diritto di critica | October 24, 2021

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Foibe, quel diritto alla memoria che distorce la storia - Diritto di critica

Foibe, quel diritto alla memoria che distorce la storia

Ne hanno parlato fino alla nausea negli anni novanta durante i governi dell’Ulivo. “Basta con la storia a senso unico della sinistra, commemoriamo le foibe”, sostenevano gli esponenti ex missini. Ne hanno fatto una bandiera, soprattutto nelle scuole e nelle università. Ma oggi, nonostante 10 anni quasi ininterrotti del governo della destra, in pochissimi sanno cosa sono queste benedette foibe.

Con il graduale collasso della RSI e con i tedeschi in ritirata nel nord Italia, tra il 1943 e il 1945 da est si presentò un nuovo pericolo per il popolo italiano: l’avanzamento delle truppe partigiane jugoslave capitanate da Tito. Pola, Fiume, e Trieste caddero nelle mani slave. Questa nuova occupazione comportò una serie di epurazioni formalmente non basate sull’etnia ma sull’aderenza al fascismo. Così, migliaia di italiani (civili inermi, carabinieri, finanzieri) e centinaia di tedeschi furono gettati, spesso vivi, all’interno di grotte verticali, tipiche del terreno carsico delle province di Trieste e Gorizia. Fu l’ultimo atto barbaro di una guerra che aveva visto carnefici e vittime alternarsi lungo la linea del tempo.

Nonostante rappresenti uno dei fatti, per lo meno a livello simbolico, rappresentativi della barbarie di quella folle guerra, questa tragedia è stata completamente rimossa dalla memoria collettiva. I motivi sono tanti, molteplici, non chiari, e non possiamo qui approfondirli. La tragedia delle foibe è riemersa attraverso l’impegno politico di Alleanza Nazionale che ha invocato una giornata per ricordarla, oltre alla richiesta di inserirla nei programmi scolastici.

Se il 10 febbraio è diventato il “giorno della memoria”, sui libri di scuola ancora non se ne trova traccia. Eppure qualche ex missino le ha paragonate addirittura alla Shoah. Difficile fare un confronto: nelle foibe sono morte circa 7mila persone, molti dei quali appartenenti al partito fascista di un paese considerato dagli slavi invasore, mentre nelle camere a gas naziste sono morti 6 milioni di ebrei, colpevoli solo di essere ebrei.

Le foibe, rispetto al contesto generale, sono state un fatto del tutto marginale, ma certamente molto “italiano”. Per questo hanno comunque diritto alla memoria, come avrebbero diritto alla memoria decine di migliaia di uomini etiopi e libici giustiziate nei campi di prigionia durante il periodo coloniale italiano, e la pulizia etnica attuata dal regime fascista nella provincia di Lubiana (oggi Slovenia). Perché è giusto commemorare i nostri morti ma è ora di riconsiderare quella teoria per la quale: “Italiani, brava gente”.

Comments

  1. nazza

    la morte di un uomo è una tragedia, mentre la morte di migliaia/milioni di uomini diventa statistica. Io, da cuor mio, mi sento di poter paragonare la Shoah con la tragedia delle Foibe. Non interessano i numeri, ne lo stato civile delle vittime. Vorrei guardasse negli occhi la figlia, il padre, la madre di quel ragazzo brutalmente ucciso e gettato (magari ancora vivo) in una crepa nel terreno e dicesse loro che il loro ragazzo non è morto quanto lo è un ebreo, oppure che i suoi aguzzini non sono stati abbastanza “criminali” quanto le S.S. naziste.
    Quelle persone, anche se politicamente stavano sotto bandiera fascista hanno perso barbaramente la vita per cause politiche al di sopra delle loro vite.
    Bisogna smettere di manipolare la tragedie storiche, di sposare cause e di rivendicare morti SOLO per cause politiche. Una persona morta sotto le radiazioni della bomba atomica, oppure in un campo di concentramento, o in trincea, o in una Foiba…non hanno in comune solo il fatto di essere morti.
    E’ vergognoso che paragoniate le cose. E’ vergognoso che queste tragedie abbiano una gerarchia. E’ vergognoso che per questo commento verrò segnalato come fascista.

  2. Assolutamente no. Nessuno qui può giudicarti fascista. Il problema è un altro. IN guerra è normale che muoiano i soldati, meno normale che muoiano i civili, ma la loro morte, spesso, è un “effetto collaterale” della guerra. Ma quando poi gli occupanti compiono eccidi e violenze indiscriminate sulla popolazione inerme, compiono un’azione che viola qualsiasi norma internazionale sulla guerra. Queste violenze innalzano il livello dello scontro e quando i carnefici sono in difficoltà diventano vittime della violenza più bruta. Queste sono le foibe. Una barbarie che non trova giustificazione ma che va considerata in questo contesto.
    La Shoah riguarda lo sterminio di un intero popolo per il solo motivo di esistere. Le cose non sono paragonabili, mentre i morti sono sempre morti

  3. Gnu

    Sinceramente non mi ritrovo in quello che c’è scritto. Nel mio libro di storia del liceo c’era la parte sulle foibe. Non aveva uno spazio paragonabile alla Shoah, ma penso sia giusto così. Inoltre ogni “giorno del ricordo” c’erano sempre conferenze e discussioni sull’argomento, che, nonostante spesso esponenti del centrodestra locale tentassero di strumentalizzarle, sono sempre state motivo di confronto e di apprendimento. Per cui, personalmente, non ho mai avuto il problema di non sapere cosa fossero le foibe…

  4. Marco Migliorelli

    Giusto parlare di Foibe e giusto anche parlare di quel criminale indefinibile che fu il Maresciallo Graziani, sì.
    La radice terribile e primaria di eventi di portata “mondiale” come furono le due guerre è questa: la cancellazione del singolo nel numero.
    L’unità possibile non sta più nella singola persona ma nella formularità di una cifra.
    E le cifre hanno conosciuto a mezzo dello stesso rigore, un colore o l’altro, una sponda o l’altra, che fosse dei vinti o che fosse dei vincitori. E questo vale per le masse di soldati, per le masse di civili prima ancora che per i morti.

    Forse ci sarà retorica in quello che dico ma il punto è questo, un conto sarà stato strumentalizzare cifre, ben altro sarebbe stato guardare in volto ogni singolo morto.

  5. Art - ilsolitopost.blogspot.it

    Dal punto di vista storiografico le foibe sono un evento da ricordare e commemorare per un motivo semplice. Non sono un segno di pura barbarie, come le bombe si Dresda, l’eccidio di Marzabotto, l’assedio di Konigsberg. Le foibe non sono solamente il segno della sete di vendetta, pur motivata o perlomeno comprensibile, dei partigiani jugoslavi. Lì dentro non ci finirono solo fascisti, federali, gerarchi, poliziotti, e carabinieri responsabili dell’oppressione fascista italiana. Ci finirono anche semplici civili, che con la scusa del fascismo morirono perché italiani. A guerra finita non si cercarono i colpevoli del regime. Lì si operò una vera pulizia etnica, analoga a quella operata dagli italiani a Lubiana. Non per questo si può giustificare. Gli oppressi si sono trasformati in oppressori, ugualmente feroci. Solo che siedono al tavolo dei vincitori. E mentre si cercava di ridare all’Europa un assetto più o meno civile, i titini proseguirono nella loro opera di slavizzazione forzata dell’Istria, nella completa indifferenza degli USA a cui TIto strizzava l’occhio promettendo di arginare i sovietici. Di questo in verità non si parla molto sui libri del liceo.
    Le foibe sono il simbolo di un torto fatto all’Italia (a cui illegalmente stavano per rubare anche Trieste). Uno dei tanti torti della guerra. Da ricordare e condannare così come i torti che il fascismo ha perpetrato ai danni dei popoli slavi. Ricordare non è mai sbagliato.
    La vera missione sta nel sottrarre alla stru,entalizzazione politica un evento di portata nazionale.