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Diritto di critica | May 8, 2021

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Il coraggio di Manal al Sharif in Arabia Saudita conquista i social network - Diritto di critica

Il coraggio di Manal al Sharif in Arabia Saudita conquista i social network

La forza dei social network si sta imponendo anche in Arabia Saudita. Seppur con un’acerrima resistenza, la roccaforte, per eccellenza, dell’integralismo islamico sta cedendo dopo l’arresto della 32enne Manal al Sharif, che lo scorso 22 maggio aveva infranto il divieto, per le donne, di guidare un’automobile. Il video, postato su Youtube, mostra la signora al volante di un Suv nero. Sono nate, nel corso dell’ultimo mese, diverse iniziative a supporto di Manal al Sharif. Si è diffusa la campagna Women2Drive e proprio oggi le donne saudite, per protesta, si metteranno alla guida contro il divieto in questione. Su Facebook è stata creata una pagina per chiedere la revoca della legge e difendere la signora Sharif: “Teach me how to drive so I can protect my self”.

Manal, per questo gesto provocatorio, ha scontato 9 giorni di carcere. A differenza del passato, però, la condanna della donna non ha avuto il potere di annullare il dibattito politico nel paese. Internet brulica di commenti e post sulla vicenda. Gli utenti di Facebook e Twitter non lesinano critiche al governo ed alla legge saudita. Più di 30mila commenti sono apparsi sui più popolari social network pochi giorni dopo l’accaduto.“Una donna è accusata di essere una peccatrice per il solo fatto di aver guidato un’automobile? Che tipo di religione è quella islamica?”, scrive in un post una donna di Jidda, sulla costa del Mar Rosso.

Sulle ali dell’entusiasmo, per le rivolte negli altri paesi del Nord Africa, i social network rappresentano una minaccia per l’establishment saudita, da sempre intransigente sulle libertà per il genere femminile. Ad oggi, sono vietati gli incontri tra uomini e donne in pubblico. La protesta su internet dilaga anche su altre questioni, contrarie alla politica ufficiale saudita. A partire dalla condizione dei detenuti nelle carceri, per finire al boicottaggio delle elezioni municipali del settembre prossimo.

“Fratelli sauditi – scrive Louai A Koufiah, un appassionato di Twitter –, visto che non possiamo manifestare in piazza, scriviamolo sui social network”. Laddove si fatica a trovare decine di persone disposte ad incontrarsi, si possono raggiungere decine di migliaia di utenti su Twitter o Facebook. La censura governativa sta captando i segnali di una protesta virtuale e sta cercando di bloccarla. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati alcuni utenti senza immagini, che si sono definiti “patrioti” e si sono mostrati, da subito, critici verso coloro che attaccano il governo e le istituzioni.

Su internet si leggono frasi del tipo: “Un cane da guardia. Questo è il mio scopo nella vita. Voglio proteggere la mia religione e il mio stato”. L’obiettivo di questi “infiltrati” sul web è seminare scompiglio tra le fazioni e le sette clandestine anti-governative. Il portavoce del ministro dell’Interno, Mansour al Turki, ha giustificato il tentativo di intervenire su internet con la “volontà di contrastare il terrorismo di Al Qaeda, non di colpire individui o reti sociali”. Mentre una volta i social media erano ad appannaggio dell’elite liberale, gli attivisti dicono che la rete saudita nel 2011 è diventata più democratica, arricchita da punti di vista differenti.

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