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Diritto di critica | May 6, 2021

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Se i cani contano più dei diritti umani - Diritto di critica

Se i cani contano più dei diritti umani

«La cifra che gli europei hanno speso per i loro animali domestici soltanto nel 2010 (56,8 miliardi di euro) basterebbe a finanziare l’intero sistema dei diritti umani, compreso il mio ufficio, per almeno 250 anni». Un affondo crudo e diretto quello che ha dato l’Alto Commissario per i Diritti Umani Navy Pillai qualche giorno fa nel corso di una conferenza stampa a Ginevra e che fa riferimento ad una situazione in Europa sempre più contraddittoria: da un lato, la scarsità di fondi e interesse verso le tematiche dei diritti umani – quando non ostilità aperta nei confronti di quelle persone che, per necessità o disperazione, si trovano costrette ad abbandonare terre e affetti per costruirsi una nuova vita altrove – e dall’altro un’attenzione quasi maniacale verso gli animali domestici, che va ben oltre il normale amore per gli amici a quattro zampe.  Il tutto, pienamente giustificato da una larga fetta dell’opinione comune, che ritiene lecito – quando non indispensabile – fornire i proprio animali domestici di collari di lusso o gadget vari perché “gli animali sono spesso meglio di molti uomini” e come tali meritano un trattamento preferenziale.

Una questione, quella degli sprechi tutti occidentali per gli animaletti di compagnia, già condannata pochi giorni fa dalle pagine del Corriere della Sera, che in un articolo di Gian Antonio Stella aveva dato voce all’indignazione di suor Laura Girotto, da 18 anni in Etiopia, e alla sua denuncia: «sono indignata, amareggiata, scandalizzata, confusa. – aveva detto infatti la religiosa – Leggo di iniziative per adottare i cani a distanza. Vedo nei supermercati reparti interi dedicati agli alimenti per animali, alla loro cura, ai loro giocattoli… I giocattoli! Ripeto: io li amo gli animali, ma santo Iddio! Ad Adua i bambini muoiono per delle sciocchezze, magari solo perché manca la cannula per metterli sotto flebo e reidratarli. Basta una diarrea infantile per uccidere un neonato in 24 ore. Come posso accettare questo abisso fra l’attenzione per gli “amici dell’ uomo” e il disinteresse invece per l’ uomo?». Un tema ripreso anche nella sezione “Le persone e la dignità” con un articolo di Monica Ricci Sargentini o sul blog del Corriere La 27esima ora, dove Maria Volpe – in un post dal titolo “Se un cane vale più di un bimbo” – evidenzia la disparità di considerazione nei luoghi pubblici tra le persone con figli e le persone con i cani: le prime, spesso riprese perché passeggini o bambini danno fastidio, le seconde accettate e gli animali accolti con gridolini di gioia anche in luoghi – come ad esempio i ristoranti – dove educazione ed igiene prevedrebbero il non-imporre l’animale agli altri. Un post che tuttavia ha raccolto anche molti commenti negativi, di persone dichiaratesi “più infastidite da infanti urlanti che non dagli animali” o “più disposte a raccogliere la popò di un cane che non a pulire quella di un neonato”, perché “capita troppo spesso di vedere marmocchi di gran lunga più seccanti di qualsiasi altra bestia; e se hanno l’anima poco importa, a quell’età non si vedono grandi differenze”.

Insomma, i bambini danno più fastidio dei cani: forse perché è molto più facile investire nell’educazione di un cane che non in quella di un figlio. E mentre nascono sempre più luoghi pubblici “vietati ai bambini” (ristoranti, villaggi turistici) e l’Italia continua ad invecchiare, ecco giustificati invece i centri di tolettatura e benessere per animali, gadget extra-lusso, guinzagli o collari con gli strass, cappottini ed apposite linee di abbigliamento all’ultima moda, babbucce e mollette, giocattoli, addirittura psicologi per gli animali “stressati” o medicine e trattamenti per i cani che si rosicchiano le unghie o animali obesi. I negozi per animali continuano a fare affari d’oro nonostante la crisi e gli accessori e le cure per i “migliori amici dell’uomo” si moltiplicano costantemente: si inventano agli animali bisogni e diritti sempre più umani, dimenticandosi che gli stessi diritti – il benessere, l’avere un tetto sulla testa e il minimo indispensabile per vivere, la sicurezza, la dignità – spesso sono negati agli esseri umani.

E se si confronta la spesa massiccia degli europei per la cura dei propri animali domestici – 56,8 miliardi di euro – con l’esiguo budget a disposizione delle Nazioni Unite per affrontare le nuove esigenze umanitarie in Nord Africa – 202 milioni di dollari – qualche dubbio al riguardo diventa più che lecito: la vita di un essere umano conta così poco rispetto ai cappottini per i cani?

Comments

  1. Qwerty

    Ma la maggior parte di quelli che hanno commentato contro questo articolo, l’hanno almeno letto? Si direbbe di no..

  2. vorrei dire alle nazioni unite di dire anche che il 50% dei contributi che riceve vengono spesi per la gestione della macchina onu mi sembra una cifra eccessiva anche di questo nessuno ne parla come mai