Striscia di Gaza: ecco la soluzione all’emergenza acqua

“La devastazione delle infrastrutture idriche da parte di Israele e l’assenza di impianti di desalinizzazione hanno messo in ginocchio la popolazione di Gaza e non è più possibile scavare pozzi in quanto equivarrebbe all’azzeramento delle riserve d’acqua sotterranea a disposizione nel sottosuolo di Gaza”. Recitava così parte dell’ultimo rapporto pubblicato, nel giugno scorso, dall’Organizzazione della Conferenza islamica (Oic).

Una situazione drammatica, quella della popolazione nella Striscia di Gaza, certificata da alcuni dati impietosi: 1,6 milioni di abitanti vivono in un lembo di terra lungo 40 chilometri e largo da 6 a 14; il 70% della popolazione, che è rifugiato e vive in condizioni igenico-sanitarie disastrose, patisce la sete; il 90% di acqua è inquinato, con delle concentrazioni di cloruri e nitrati che arrivano a valori 5-10 volte superiori al livello di guardia dell’Oms; l’estrazione annua di acqua per la popolazione (55 milioni di metri cubi) è insufficiente a coprire il fabbisogno degli abitanti (stimato in 170 milioni di metri cubi nel 2010).

L’estremo sfruttamento della falda acquifera ha prodotto, nel tempo, un indebolimento della falda stessa, con la progressiva intrusione di acqua marina proveniente dalla costa. A causa dell’aumento costante degli inquinanti chimici nei pozzi in tutta la Striscia di Gaza, la popolazione è costretta a consumare acqua inquinata, non depurata e, quindi, non potabile. L’Unione per il Mediterraneo è riuscita a trovare un’intesa tra i paesi membri, che consentirà di costruire entro 5 anni un impianto per la desalinizzazione in grado di produrre 100 milioni di metri cubi di acqua potabile all’anno, 273mila metri cubi al giorno. Il costo sarà di circa 310 milioni di euro, in parte anticipati da un fondo di 5,2 miliardi di dollari messo a disposizione da più di 80 paesi, compresi Stati Uniti e Stati del Golfo.

Nei mesi scorsi, per risolvere l’annoso problema dell’approvvigionamento delle risorse idriche, era stato rivolto dalla comunità internazionale un appello per la costruzione di impianti di dissalazione privati. L’intento, come ora, era quello di sfruttare l’acqua del Mar Mediterraneo e bloccare l’estrazione di risorse idriche dalla falda acquifera. Alla scarsità di acqua si aggiunge anche la crisi energetica, che attanaglia la Striscia di Gaza da diversi anni. Ai residenti, assediati da Israele da cinque anni, l’energia elettrica viene erogata col contagocce, con interruzioni ripetute e protratte.

La popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno e, per mangiare, fa spesso ricorso alle dispense spedite dalle organizzazioni umanitarie. Il controllo dello spazio aereo e delle rotte marittime è incessante. La disoccupazione è dilagante. Il numero dei camion (400 al giorno nel 2005, e solo 200 nel biennio 2008-2010), che ogni giorno riesce ad entrare nella Striscia di Gaza, è di gran lunga inferiore a quello che l’Onu ritiene sia necessario per soddisfare gli standard minimi di vita della popolazione. Le esportazioni sono ostacolate e l’economia ristagna.

Di Alessandro Proietti

romano, 28 anni, è giornalista professionista, iscritto all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Mi sono laureato in editoria, comunicazione multimediale e giornalismo alla Sapienza. Ho collaborato con le redazioni “All News” e “Sport” di Radio Rai, con l’emittente televisiva 7 Gold. Nel 2007 ho conseguito un diploma di “Cinema e televisione” presso l’Ucla di Los Angeles. Ho collaborato, inoltre, con l’Agi nelle redazioni “Nazionale”, “Esteri” e “Olimpiadi 2008”. Nel 2009 ho fatto uno stage alla redazione romana della Gazzetta dello Sport e nel 2010 uno stage nella redazione giornalistica di RDS. Ho conseguito un diploma di “Dizione e fonetica”, con il doppiatore Rai Alberto Lori. Ho partecipato ai seminari di formazione annuali, nel 2008 e 2009, organizzati dalla Comunità di Capodarco e dall’agenzia Redattore sociale. Ho preso parte al seminario “Mass media, salute e Migrazioni”, presso l’ospedale Bambin Gesù. Mi interesso di sport, cronaca nera, cinema e sociale.

1 commento

  1. verrà il giorno della resa dei conti, in sudafrica ci sono voluti decenni, ma il regime dellhapartheid è stato debellato, e hanno smesso di considerare nelson mandela un terrorista.

I commenti sono chiusi.