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Diritto di critica | May 16, 2022

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L'Italia e i furti di opere d'arte, siamo primi al mondo - Diritto di critica

L’Italia e i furti di opere d’arte, siamo primi al mondo

Scritto per noi da Cinzia Giorgio

L’Italia è il maggior fornitore mondiale per il traffico illecito di opere d’arte. Una delle piaghe che affliggono il Bel Paese è infatti il furto di reperti archeologici e di opere d’arte. L’Italia detiene, da sola, circa il cinquanta per cento del patrimonio mondiale fra bellezze artistiche, naturali e archeologiche. Tuttavia a questo record va sommato anche un altro: siamo in assoluto la nazione che subisce più furti d’arte. Ogni anno il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri recupera centinaia di migliaia di reperti antichi e di opere d’arte. Il giro d’affari dei trafficanti è enorme, intorno ai sei miliardi di euro l’anno. Più redditizio persino della droga, e certamente meno rischioso: nessun cane è in grado di fiutare un vaso antico in un aeroporto.

Non solo i tesori del passato transitano attraverso canali riservati. Il mercato clandestino dell’arte è attivo in Italia da una quarantina d’anni e ha spogliato il nostro sottosuolo di centinaia di migliaia di oggetti. Tanti da poter riempire interi musei. Statue, vasi, affreschi commercializzati illegalmente e acquistati non solo da rispettabilissimi musei, ma anche da grandi collezionisti privati. Troppo spesso le opere trafugate non vengono ritrovate e collocate nel loro legittimo posto. Tra le tante le vicende, una delle più note è legata al Cratere di Eufronio, che il Metropolitan Museum di New York aveva pagato un milione di dollari una trentina di anni fa. Da quell’episodio era poi partita tutta un’industria mondiale delle ricettazioni di opere d’arte, in mano a quattro o cinque grandi mercanti, con margini di guadagno straordinari. Famosa anche la vicenda della Venere di Morgantina, venduta dai tombaroli per quattrocentomila dollari e poi rivenduta al Paul Getty Museum per diciotto milioni e recentemente restituita al comune di Morgantina. Del resto il Getty non è nuovo a restituzioni clamorose. Una copia romana, del secondo secolo, della testa di Diadumeno di Policleto era stata già restituita all’Italia. Nonostante siano passati alcuni anni, da subito la provenienza di quel reperto era sembrata ambigua all’allora direttore del museo che aveva però autorizzato l’acquisto. Si era poi scoperto che la testa proveniva dal mercato nero ed era stata trafugata dal magazzino di uno dei siti archeologici dell’Italia meridionale. La testa di Diadumeno è tornata sana e salva nel museo archeologico di Venosa, in provincia di Potenza. Una storia a lieto fine. Era un pezzo della collezione Fleischeman. Quell’anno il Paul Getty ha restituito all’Italia più di un reperto. Oltre al Diadumeno, infatti, sono stati restituiti anche un Kylix di Eufronio a figure rosse del quinto secolo avanti Cristo, raffigurante la guerra di Troia, rubato dagli scavi del cimitero etrusco di Cerveteri. E un torso del dio Mitra risalente al II secolo e che, prima di essere trafugato, era parte della collezione Giustiniani. Decisamente un annus terribilis per il museo californiano che ha restituito tutto quel materiale in un colpo solo, con il rischio di rimetterci la reputazione.

Le procedure dei tombaroli sono sempre le stesse da secoli, da quando cioè alcuni uomini hanno cominciato a profanare le tombe ricche di oro dei faraoni egiziani. Di solito, quando si tratta di reperti antichi di secoli, come per esempio un vaso, lo si rompe in più pezzi. Quando in alcuni musei archeologici ammiriamo in una teca un vaso malconcio e ricostruito, spesso non è stato semplicemente rattoppato. Purtroppo ci sono alcuni scavatori clandestini, dei vandali veri e propri, che frantumano di proposito i capolavori, perché se un museo possiede un pezzo di un vaso è disposto a pagare una fortuna per ricomporlo. Il mercato nero così viene continuamente alimentato e, per chi si occupa di fare le indagini per i recuperi, diventa sempre più difficile lavorare.

Comments

  1. fabio isman

    grazie per aver rubacchiato dal mio libro “I predatori dell’arte perduta” (Skira 2009), senza neppure nominarlo (non si fa, vero?). Tuttavia Fleischman ha una “e” di meno; la kylix non è stata rubata a nessuno scavo, ma trovata, e non esiste alcun “cimitero etrusco” a Cerveteri, semmai una necropoli; il giro d’affari, come nel mio libro, era 6 miliardi di dollari ma nel (e del) 2000; il Getty è tanto poco “nuovo a restituzioini clamorose”, che ha rimandato in Italia circa 60 pezzi; e che l’Italia “detenga il 50 per cento” del patrimonio mondiale di beni culturali è una colossale balla (vedi “I predatori”, pagg. 63-64). E per oggi, basta.

    • Gentile Fabio,
      abbiamo letto la Sua segnalazione sulla presunta “scopiazzatura” dal testo “I predatori dell’arte perduta”. Sottolineando il fatto che un giornalista utilizza di norma diverse fonti senza per questo dovere (o essere obbligato a) citarle tutte in ogni articolo, abbiamo segnalato la questione – e i relativi passaggi da Lei ritenuti errati – all’autrice che ha confermato di aver preso i dati non dal Suo testo ma dalla banca dati dei Carabinieri, regolarmente citata.

      Grazie comunque per la segnalazione e a presto,

      Emilio Fabio Torsello

      P.S.: ci scriva per favore i pezzi “rubacchiati” dal suo testo. Se invece vuole farsi pubblicità attraverso il nostro sito, il discorso è diverso e lo spam viene eliminato

    • Cinzia Giorgio

      Gentile Fabio,
      mi dispiace molto che si sia sentito piccato dal non essere stato citato nel mio articolo. Putroppo non conoscevo il suo libro, che a questo punto andrò a comprare. Mi lasci difendere quanto da me scritto. Le fonti autorevoli, come le ha risposto il mio direttore, sono quelle del sito dei Carabinieri, dei comuni di Cerveteri e di Venosa. Per quanto concerne il cimitero (lei dice che non esiste un cimitero etrusco a Cerveteri… ma una necropoli) le riporto la definizione di una nota enciclopedia, la Treccani (che ha pubblicato, come sicuramente saprà, anche due spendidi volumi sull’archeologia): “CIMITERO, luogo destinato alla sepoltura dei morti, sia per inumazione, sia per tumulazione” inculdendo quindi anche le necropoli precristiane. Sono laureata in storia con una specializzazione in archeologia e una storia dell’arte e ho un dottorato in letteratura. Penso che per oggi basti…

  2. fabio isman

    Egregio Signor Torsello,

    grazie, ma mi sembra che siamo un po’ al ridicolo. Se l’autore mi dicesse chi altri abbia mai scritto “Più redditizio persino della droga, e certamente meno rischioso: nessun cane è in grado di fiutare un vaso antico in un aeroporto”, forse si potrebbe parlarne ulteriormente; ma in questo caso, non vale certamente la pena. In quanto poi al fatto che “un giornalista utilizzi di norma diverse fonti senza per questo dovere (o essere obbligato a) citarle tutte in ogni articolo”, penso di conoscere la deontologia da almeno 55 anni; e di averla, da allora e sempre, praticata. E’ singolare che, sempre secondo l’autore, “la banca dati dei Carabinieri” le abbia fornito l’ammontare del traffico, scritto da me e non mi pare da molti altri. E potrei continuare a lungo; ma confermo: non vale la pena.

    In quanto al “farmi pubblicvità attraverso il suo sito”, penso che i quotidiani e i giornali su cui scrivo non solo abbiamo un’audience assai maggiore, ma maggiore è forse anche il numero delle copie già venduto dal libro in questione. Mi sembra ridicolo, me lo conceda

    Un salutone

    f.i.

    • Caro Fabio,
      che lei scriva sul Messaggero lo so benissimo ma lanciare accuse senza contestualizzarle non ha testata giornalistica o autorità che tenga: le cifre da lei indicate credo siano le stesse citate dalla nostra autrice per il semplice fatto che si tratta di dati ufficiali (probabilmente gli ultimi disponibili, vista la recente pubblicazione del suo libro nel 2009). Molto più probabile, dunque, che lei abbia utilizzato le cifre ufficiali dei Carabinieri e che la nostra autrice abbia fatto lo stesso.

      grazie comunque per ritenere il tutto “ridicolo” e per la sua cordialità

      Emilio Fabio Torsello

    • Jarok

      …può pure essere che i carabinieri abbiano copiato dal suo libro.

  3. Flavio

    Oh, ma che i carabinieri parlano solo con te?

  4. Sam Stoner

    Bell’articolo. Interessante e ricco di notizie e curiosità.
    Riguardo l’autore che dichiara di essere stato citato: Tutta pubblicità al suo libro. Credo che le sia andata di grn lunga di lusso. Tra l’altro sa benissimo, vista l’attenzione che dimostra di avere per ogni singola riga pubblicata sul web, che le fonti citate da Cinzia Giorgio (Carabinieri, Comune di Cerveteri e Museo di Venosa) hanno attinto dalla sua pubblicazione, senza riportare, loro, la fonte.