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Diritto di critica | July 29, 2021

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Articolo 18, un mito da sfatare - Diritto di critica

Articolo 18, un mito da sfatare

Sfatiamo un mito: l’articolo 18 tutela chi le tutele già le ha. Non certo i giovani precari che un contratto “normale” spesso non l’hanno mai visto. A sentire la ciggiellina Susanna Camusso, invece chi andasse a toccare, modificare o abolire l’articolo 18 farebbe crollare l’intero sistema di tutele (vedi sopra) consentendo il licenziamento libero da parte delle imprese. Non dimentichiamo poi che a tutelare i lavoratori c’è sempre la legge e la possibilità di far decidere a un giudice sull’appropriatezza di un licenziamento che può considerarsi discriminatorio sotto i più svariati profili. Mentre nessuno, nemmeno il miglior articolo 18, tutela dalla firma delle dimissioni in bianco, piaga diffusissima in Italia e sulla quale tanta parte della politica e dei sindacati paiono ciechi. 

La leader della Cgil, però, è arrivata a dire che l’abolizione dell’articolo 18 creerebbe “un nuovo apartheid, a danno dei giovani”, senza rendersi conto che l’apartheid c’è già, con lavoratori che godono di determinate certezze  ed altri che – in caso di chiusura dell’azienda – restano sempre con un pugno di mosche. I secondi non sanno cosa farsene dell’articolo 18 e sono ben poco rappresentati dai sindacati. Una realtà riconosciuta anche a sinistra – dove il tema è delicatissimo, di cristallo – dove lo stesso Franceschini ha riconosciuto che “l’articolo 18 ormai riguarda una minoranza di lavoratori”.

Ma c’è di più. La riforma del mercato del lavoro, infatti, sta andando verso il contratto unico, più volte citato dal ministro Elsa Fornero e teorizzato in origine da Tito Boeri: le nuove tutele per i lavoratori si troverebbero lì, con contratti di riallocazione che risulterebbero comunque più economici di quanto non costino oggi i cosiddetti “incentivi all’esodo”. Una riforma che sarebbe epocale in quanto legata a una rivisitazione complessiva e corale degli ammortizzatori sociali che – ovviamente – andrebbe approntata prima di riformare l’articolo 18, da “intaccare” a cose fatte. E l’errore della Fornero è stato affrontare il tema subito e non a posteriore, dopo aver blindato con una nuova riforma il mercato del lavoro.

I sindacati, dunque, dovrebbero smetterla di attaccare sul piano personale il ministro Fornero e criticarla – semmai – sul versante politico e delle proposte, con un linguaggio consono al dibattito civile. Perché ad additare qualcuno come il nemico pubblico dei lavoratori, va a finire che alla lunga poi qualcuno ci crede.

Comments

  1. Giovanni

    Mi sembra una vbisione miope e sopratutto errata, e’ ridicolo sostenere che nel mondo del lavoro non esistono tutele per i giovani a causa dei “privilegi” di cui godono i lavoratori regolarmente assunti a tempo indeterminato.

    L’articolo 18 tutela la fascia dei lavoratori piu’ deboli gente che parte da stipendi di 1000 euro al mese ed arriva adu un massimo (ma solo in una scarsa fascia) a 3000 euro al mese, la maggior parte di sti lavoratori non avrebbe la possibilita’ di aspettare una sentenza del giudice per poter mangiare. (oltretutto in questo periodo di crisi le azienda hanno comunque ridotto il personale con o senza l-articolo 18).

    Un manager di aziendache ha stipendi da 10.000 fino ad oltre 100.000 euro al mese invece ha contratti blindati gli si devono dare due anni di stipendio per lasciarlo a casa ecco il vero problema delle aziende italiane, possibile che nelle aziende in crisi gli unici che pagano sono impiegati ed operai ??? una bella riforma del lavoro che consenta di cacciare seduta stante i manager che non raggiungono gli obbiettivi prefissati, questa si che srebbe rivoluzionaria e migliorativa. BASTA CON STE BARZELLETTE CHE PENSIONATI E LAVORATORI DIPENDENTI SONO IL PROBELMA PER L-INSERIMENTO DEI GIOVANI NEL MONDO DEL LAVORO.
    I pensionati (fatta eccezzione per i soliti furbi ed i soliti ladri) per la stragarnde maggioranza la pensione se la sono strapagata versando per 35 -40 anni i contributi all’INPS, i lavoratori dipendenti sono quelli che versano MENSILMENTE dal 30 al 38% della loro busta paga, soldi che dovrebbero servire per avere una pensione in futuro (ma oramai gia’ si e’ capito che non l’avremo piu’) e che invece vengono impiegati per tuttaltro come per erogare gli ammortizzatori sociali (quali cassa integrazione et simila) che vanno ad unico vantaggio delle imprese.
    Siamo cornuti e mazziati, versiamo quasi meta’ del nostro stipendio per consentire alle aziende di metterci in cassa integrazione o mobilita’ (a cifre che spesso non arrivano a coprire il valore che mensilmente versiamo, es. io verso piu’ di 1200 euro al mese e la casaa integrazione straordinario a cui sono stato sottoposto non arrivava a 800 euro al mese).

    Vi faccio un semplice esempio io ho 40 anni e lavoro da 20 anni se in tutto sto tempo invece di versare mensilmente i contributi previdenziali me li fossi intascata a quest’ora sarei gia’ in pensione senza bisogni di nessun altro, e non vedite a dirmi che i miei contributi pagano la pesnione a mio padre, Mio padre la sua pensione se la e’ GIA’ PAGATA VERSANDO 40 anni di corntributi e che CAZZO.

  2. andrea

    l’art.18 tutela il singolo lavoratore e soltanto in caso di licenziamento ingiusto,xche ha idee diverse,xche’ non e’simpatico al capo,xche’ bisogna assumere il raccomandato di turno,caso molto frequente in Italia.
    O magari xche’ non e’ sufficientemente leccaculo…
    Tutela la dignita’ di quelle persone, poche, che possiedono ancora un briciolo di dignita’.
    Quanto al contratto unico,forse non hai capito molto bene.E’ unico solo a parole.Non si parla proprio di abolire i vari contratti atipici,che schiavizzano i giovani.
    Continuare in questa guerra generazionale e’ veramente idiota.
    Se i giovani in Italia non lavorano e’ xche’ negli ultimi 10 anni  la crescita e’ stata pari  a zero, peggio di noi solo Zimbabwe e Haiti a livello planetario,non certo x l’art.18.

    • Anonimo

      Caro Andrea, quali fonti parlamentari ha sul contratto unico? Dato che ancora dev’essere scritto…

  3. Pippo

    Io credo che sia finalmente ora che i dipendenti delle grandi realtà e del pubblico si sentano messi in gioco come tutti gli altri.
    La spada del licenziamento porta a migliorare la qualità del personale ed all’eliminazione della “morchia”.
    Io da dipendente mi auguro che finalmente contino più le capacità e meno l’anzianità.
    Ma i sindacati a questo non possono arrivarci, chi ha lavorato poco o nulla nella sua vita cosa ne sa si qualità del lavoro, come considera la qualità che non ha mai avuto???
    Facciamo pulizia di questi parassiti …

    • Sara

      Auguri e Buone illusioni

  4. Heliin

    Concordo pienamente… e poi bisogna considerare che ormai l’art. 18 non tutela più una cippa! Con la crisi attuale, le aziende se vogliono ti mandano via lo stesso con estrema facilità. 
    Il vero problema è che ormai i sindacati vivono in un altro pianeta, e probabilmente perchè gli fa comodo

  5. Moreandre

    L’articolo è condivisibile ma… se non ci fosse un ma. Poiché quasi sempre va a finire che alla fine della fiera si tolgono diritti e non si modificano le condizioni esistenti. Purtroppo si è già verificato troppe volte per non essere pessimisti. Inoltre, se ciò accadesse, assisteremmo a molti licenziamenti ballerini (in quanto poi alle tutele della legge da parte dei deboli, mah) di gente intorno ai quaranta/ cinquant’anni che col ciufolo ritrova il lavoro e in più, con quell’aumento sconsiderato dell’età pensionabile, per questa gente, addio pensioni! Non è un paese credibile quando si pensa esclusivamente a colpire i più deboli e non si costruisce niente di serio per i figli. Risultato: tutti precari. Che bella soddisfazione.
    Auguri da Andrea. 

  6. Sergio

    ritengo che l’ art 18 sia un diritto del lavoratore e non vada toccato
    1, perchè tutela il lavoratore, come dice andrea, da antipatie da lecchinaggio ecc…..
    2, non penso che porterà piu lavoro in quanto se l’azinda licenzia una persona, magari 50enne, ne riassume una più giovane, bene! mi chiedo il 50enne che farà? non credo che alla sua età troverà le porte spalancate in altre AZIENDE.
    Mi viene da pensare che avremmo un altro precario con molti problemi.
    La riforma del lavoro che fu introdotta diversi anni fa, dando vita a diverse tipologie di contratto è stata un arma a doppio taglio, in quanto è vero che ha dato a migliaia di giovani l’oportunita di lavorare, ma ha anche creato tantissima PRACARIETA’; non dimentichiamolo!!!
    Giovani che hanno lavorato per anni in aziende, magari con contrati di un mese, per poi non essere più richiamati!!!!
    A questi giovani magari capirà ancora di lavorare così per diversi anni!!!
    E’ questa precarietà che va riformata!!! RIFLETTETE, RIFLETTETE!!!!

  7. Fabio

    Sante parole! Le aziende oramai semplicemente non assumono, e cercano Professionisti facilmente scaricabili. Bella tutela di stocazzo…

  8. Daria 2010

    attualmente disoccupata. ho avuto contratti di ogni tipo da indeterminato a co.co.co. sono favorevole a che l’articolo 18 non parta più dai 15 dipendenti ma sopra i 50 o più. perchè? perchè oltre la ragione c’è l’istinto e non si può lavorare con qualcuno che ti sta antipatico (o di cui non ti fidi più)per 11 mesi all’anno e  pagargli pure lo stipendio!!! personalmente non ho mai saputo accettare di rimanere dove non ero apprezzata per quanto sentivo giusto, ma ho avuto colleghi che scaricavano la loro insoddisfazione di vita con atteggiamenti di rivalsa e astio insopportabili!!!! persone del genere si  stemperano solo in un gruppo   numeroso……e   poi….le  tutele non dovrebbero   riguardare solo alcune categorie di lavoratori ma genericamente i lavoratori con famiglia, con gradualità   rispetto ai bisogni.

  9. Tatiana Saruis

    La CGIL continua a ripetere che senza l’articolo 18 torneremmo all’800 e non si accorge che noi precari all’800 ci siamo già … sentirsi cancellati è ancora peggio che sentirsi non tutelati …

  10. Xpixelstaffer

    E’ vero il fatto che ai precari non cambia niente ma è falso gran parte del resto. Inoltre tutta questa mobilità, io che sono precario, credo danneggi a livello qualitativo anche se aiuta a livello di costi dato che se uno su qualcosa ci lavora solo da qualche mese non acquisirà le competenze adeguate nel dato lavoro.
    Invece di alzare i diritti dei precari questi qua stanno abbassando i diritti dei lavoratori. In pratica quando riuscirò a prendere un lavoro fisso sarò comunque un semi precario probabilmente…
    In 20 anni hanno continuamente tentato di togliervi diritti e ancora credete che faranno qualcosa di buono.