Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | April 21, 2021

Scroll to top

Top

La Corea del Nord si interroga sul suo futuro, Seul osserva col fiato sospeso - Diritto di critica

La Corea del Nord si interroga sul suo futuro, Seul osserva col fiato sospeso

Prima lo scontro con il Sud sugli alberi di Natale al confine tra le due Coree (Seul aveva in programma di illuminarne tre giganteschi a forma di torre il 23 dicembre, a detta di Pyongyang una sorta di provocazione), poi l’esercitazione missilistica e la morte improvvisa, qualche giorno fa, del leader nordcoreano Kim Jong-il. La Repubblica Democratica di Corea si interroga ora sul suo futuro, ed è nello stesso tempo sorvegliata speciale della Corea del Sud, che attende gli sviluppi politici del vicino con la massima allerta. La penisola coreana è ormai da decenni una miccia pronta ad esplodere in ogni momento, nonostante i tentativi di pacificazione culminati con un accordo tra le parti nel 2007 (saltato due anni dopo). E ogni rivolgimento istituzionale può causare destabilizzazione e incertezza.

A sciogliere i vari nodi venuti al pettine al Nord è chiamato l’erede Kim Jong-un, terzogenito di Jong-il, un ventottenne con la faccia paffuta da bambino e la passione per il lusso. A lui, giovane rampollo ex studente in Svizzera e amante del basket, il compito di traghettare il Paese verso i festeggiamenti, l’anno prossimo, del centenario della nascita di Kim Il Sung, il padre della Patria che instaurò il regime comunista nel 1948. Ma soprattutto il nuovo leader dovrà consolidare il suo potere nei confronti delle forze armate nordcoreane, una parte delle quali pare appoggi piuttosto il fratello maggiore, Kim Jong Nam, escluso dal padre nella linea di successione per il suo turbolento passato a base di feste e gioco d’azzardo.

E non è ancora chiara la strategia futura della Corea del Nord nei rapporti con la comunità internazionale (Stati Uniti in testa) e con l’alleato cinese.

Secondo alcuni analisti americani, il rischio di un colpo di Stato da parte delle potenti gerarchie militari sarebbe più che concreto: già tempo fa il “caro leader” Kim Jong-Il aveva allontanato alcuni vertici dell’esercito per il timore di complotti interni.

In attesa di una direzione da seguire, la Corea comunista resta un Paese interamente pianificato, militarizzato e isolato dal mondo, pieno di contraddizioni e schiacciato sotto il peso della sua stessa ideologia. Povero, poverissimo, ma ricco di armi chimiche e testate nucleari sviluppate dagli anni Novanta. Predicante il potere del popolo, ma di fatto sottomesso all’autorità di Commissione Militare e Partito dei Lavoratori, nonché al culto della personalità incentrato sulla dinastia dei Kim.