Io, laureata alla LUISS e disoccupata

Ma quanto vale la laurea? Molto, a leggere i commenti di laureati e laureandi contro l’ipotesi di abolire il suo valore legale. Sul web impazza la discussione sul prestigio degli atenei e sulla preparazione effettiva dei laureati provenienti dalle università private più famose d’Italia. Di fronte a chi li accusa di “comprarsi” la laurea senza fatica c’è chi si astiene dal dibattito preoccupandosi di questioni più importanti: trovare un lavoro.

Laurea, master e corsi di formazione, tante qualifiche e nessun lavoro. La crisi non fa distinzione di provenienza e, se fino adesso le università private hanno sempre rappresentato un investimento sicuro per il futuro ora non è più così. “Ne ho visti parecchi sedersi e prendere 30, magari semplicemente perché amici di famiglia del professore. Ma non hanno tutti questa fortuna e a noi “persone normali” fanno scontare anche la fatica dei raccomandati” afferma Roberta, laureata nella stessa università dove insegna Michel Martone. Laureata in giurisprudenza annovera nel suo curriculum, uno stage in uno studio legale, la scuola di specializzazione per le professioni legali, due anni di praticantato rigorosamente gratuito, uno stage Mae-Crui e uno alla Procura della Repubblica di Roma. Un master in studi diplomatici, tre corsi di alta formazione in diritto del lavoro e l’abilitazione per diventare avvocato completano il suo quadro formativo.

Pubblica o privata, conta il prestigio o la raccomandazione? Il suo curriculum si perde tra i tanti che vengono inviati ad enti ed aziende e non ottengono alcuna risposta. “Mi fa arrabbiare il fatto che spesso i miei titoli, che mi sono costati fatica, non vengano praticamente presi in considerazione. Nei migliori studi assumono le persone che sono state segnalate. Insomma il CV conta ma fino ad un certo punto. Come sempre è necessario essere “figlio o amico di…” per poter ambire ad un posto di un certo tipo. Altrimenti devi accontentarti di quelle posizioni che offrono al massimo un rimborso spese e nessuna chance di crescita”, confessa Roberta. “Ormai devo nascondere i miei requisiti per evitare discriminazioni”. Tanti soldi investiti per ritrovarsi nella stessa situazione degli altri: disoccupata.

Più qualifiche, meno possibilità. È dunque il prestigio dell’Università a fare la differenza o è la rete di conoscenza che si ha o si riesce a creare? I ragazzi italiani vivono in bilico trascorrendo giorno per giorno alla ricerca della strada giusta per ottenere una svolta lavorativa. E più si è qualificati, più questa situazione in “stand by” sembra non sbloccarsi se non si conoscono le persone giuste. Dopo tanto studio, tanti sforzi e tante conquiste non è facile e non è giusto accontentarsi di lavori non qualificati.

Allora serve l’abolizione del valore delle lauree e la valutazione delle università o è più importante ridare spazio al valore della meritocrazia? Su Facebook, intanto, già ci si confronta.

Di Emanuela De Marchi

26 anni, collabora con alcune testate specialistiche di geopolitica e diritto del mare. E' laureata in Relazioni Internazionali presso l'Università "La Sapienza" di Roma e ha conseguito il diploma in "Studi diplomatici" presso la SIOI.