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Diritto di critica | July 16, 2024

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Gli “Indignados” al cinema, la loro storia al Festival di Berlino - Diritto di critica

Gli “Indignados” al cinema, la loro storia al Festival di Berlino

Era uno dei lavori più attesi del Festival del cinema di Berlino, e visto il tema la cosa è facile da capire. “Indignados” è l’ultima fatica del regista Tony Gatlif, algerino trapiantato in Francia e già vincitore a Cannes, nel 2004, per la migliore regia in “Exils”.

Il film-documentario, che ancora non sappiamo quando verrà distribuito in Italia, indaga sulla difficile situazione europea, vista attraverso gli occhi della giovane africana Betty, sbarcata su un’isola greca e vittima di quell’estenuante viatico che spetta alla maggior parte degli immigrati.

La sua storia, nella quale potrebbe rispecchiarsi lo stesso Gatlif (giunto in Francia durante la guerra d’Algeria, nel 1960), si alterna ad immagini girate realmente a Puerta del Sol, il cuore di Madrid e della protesta dei giovani disoccupati stufi di corruzione e giochi di potere. «Sono corso in Spagna con la mia cinepresa – racconta l’autore – appena è iniziato il movimento degli “indignados”. Mi guardavano tutti con sospetto pensando che fossi un uomo di televisione manipolabile e manipolato. Poi quando ho spiegato chi ero e l’origine del mio progetto sono diventato uno di loro. A Madrid ho sentito un clima di nuova speranza». E ancora passano nel film i cartelli dei giovani scesi in piazza in Francia, in Grecia, in Inghilterra. Gli accampamenti, i cori, gli sgomberi della Polizia.

La senegalese Betty, emblema di tutti gli “indesiderabili” che giungono in Europa e proiettata presto nella “protesta pacifica”, diviene così il filo conduttore di una rivolta globale, di un’aspirazione verso una migliore società che accolga anche i suoi membri più indifesi.

“Indignados” è liberamente ispirato a “Time for outrage”, saggio-culto dello scrittore tedesco naturalizzato francese Stéphane Hessel, capace, a 94 anni, di scrivere parole sferzanti e incredibilmente moderne, un invito rabbioso per i giovani a risvegliarsi dal torpore di questi anni e a pretendere un mondo migliore: «Stavo cercando un progetto che parlasse ancora una volta di immigrati e migranti – continua il regista – di chi non ha fissa dimora. Appena ho iniziato, per caso, la lettura del libro di Hessel, mi sono accorto che in quelle pagine potevo rispecchiarmi in tutto e per tutto, sembrava che quel testo parlasse di me e con me».

La versione transalpina del pamphlet, “Indignez-vous!” ha venduto in Francia più di 700 mila copie; ritornano nel film di Gatlif frasi-simbolo come “l’attuale dittatura dei mercati finanziari minaccia la pace e la democrazia” o “il potere del denaro non è mai stato così grande ed egoista”.

“Indignados” scuote così la Berlinale di cinema, un film «di finzione, ma al servizio della realtà» proprio nella nazione, la Germania, che meno ha risentito degli effetti della crisi economica europea.

Rabbia, allegria, esasperazione, speranza. Nell’opera dell’algerino c’è tutto il caleidoscopio dei sentimenti, mostrati con la forza delle immagini.

E al centro della scena loro, gli “indignados” di tutto il mondo, ai quali Gatlif ha voluto fare un omaggio: «Il mio film è impregnato della forza di quella gioventù magnifica – spiega – che ha saputo ribellarsi a quello che sta succedendo in Europa, e non solo. Gli “indignados” non sono né politici, né economisti, né manager, non possono trovare soluzioni a problemi che andranno risolti da queste persone insieme, in modo democratico. Però loro sono lì, a migliaia, per protestare, per dire di no a un sistema basato sulla corruzione. Hanno fatto il primo passo verso un’evoluzione politica, e questo è il mio regalo a loro».