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Diritto di critica | July 26, 2021

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Negozi gestiti da stranieri? In Lombardia arriva la ''Legge Harlem'' - Diritto di critica

Negozi gestiti da stranieri? In Lombardia arriva la ”Legge Harlem”

L’hanno battezzata “legge Harlem” perché si ispira ai provvedimenti dell’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani per risollevare le sorti di uno dei quartieri più problematici della città: ma ad essere risollevati  dal “degrado” sarebbero in questo caso i comuni lombardi, che potrebbero essere dotati di un’arma normativa nuova per disciplinare gli esercizi commerciali aperti e gestiti da stranieri.

La novità è arrivata dalla seduta di Consiglio Regionale della Lombardia del 14 febbraio, durante la quale è stato votato a maggioranza – con 43 voti favorevoli e 22 contrari – il progetto di legge in questione. Scopo delle nuove “Disposizioni in materia di artigianato e commercio” è principalmente quello di disciplinare le attività produttive e commerciali così da adeguare la normativa regionale in materia alla direttiva europea Bolkestein circa la circolazione di servizi nell’Unione Europea. Disposizioni che serviranno dunque a «regolamentare settori ad oggi privi di normative adeguate – ha spiegato il relatore Massimo Orsatti della Lega Nord -, risolvendo quindi criticità evidenti anche legate all’immigrazione, e fornire ai sindaci strumenti idonei per tutelare i cittadini e il proprio territorio. La nostra legge infatti si propone di gestire l’immigrazione in maniera responsabile, evitando la formazione di ghetti e le implicazioni che ne derivano a livello di sicurezza e concorrenza sleale». Da qui, la possibilità per i sindaci di «intervenire per limitare il proliferare di attività della stessa tipologia, quali venditori di kebab, minimarket etnici, parrucchieri cinesi o centri massaggi orientali la cui concentrazione crea degrado e problemi di ordine pubblico. La legge consentirà poi ai sindaci lombardi un maggior controllo del territorio, con particolare riferimento alla salvaguardia dei centri storici».

Le disposizioni spazieranno dal campo alimentare a quello del benessere fisico. Per l’avviamento di una nuova attività nel settore alimentare e di somministrazione di alimenti e bevande, oltre ai requisiti già previsti dalla legge vigente in materia verranno infatti richiesti l’iscrizione all’INPS per almeno due anni, la certificazione degli adempimenti contributivi minimi previsti da parte della previdenza sociale e la dimostrazione da parte degli esercenti stranieri di conoscere e capire la lingua italiana. Non solo: anche i nomi di ingredienti e piatti tipici andranno resi nella nostra lingua, ad esclusione di quei termini divenuti ormai di uso comune (come “kebab”). Per quanto riguarda i centri di massaggi orientali e tutte le attività riconducibili al benessere del corpo umano, essi saranno assimilati ai tradizionali centri estetici e come tali dovranno rispettare le disposizioni già vigenti in materia, comprese quelle relative alla qualifica professionale richiesta (diploma di estetista italiano o parificato).

«E’ evidente che questa normativa è per molti versi solo un tentativo di accordo politico – ha dichiarato Arianna Cavicchioli del PD che non risponde certo alle esigenze dei nostri cittadini e che è in contrasto con le leggi nazionali e comunque impugnabile», mentre per Gabriele Sova dell’Idv il documento «trasuda razzismo, è chiaramente ideologico e segnala incompetenza giuridica e politica. Il tutto produce una legge contraddittoria, dai valori incostituzionali, che colpisce il contributo di esercenti stranieri. E’ una legge che obbedisce esclusivamente alla logica di marketing elettorale sul territorio dal sapore propagandistico, finalizzata a raccogliere consensi».

Comments

  1. Favathebig

    I kebabbari ispirano degrado e disordini… questa non l’avevo ancora sentita…

  2. emi

    MA  V E R G O G N A T E V I  !!!!!

    • AriannaMacMartin

      Di che?

  3. Murray

    Legge corretta e sacrosanta, soprattutto riferendosi ai cinesi e agli indiani che nel 99,9% dei casi arrivano dall’altra parte del mondo con pacchi di soldi di “origine non rintracciabile” a rilevare attività fallimentari.
    Gli stessi che poi i soldi in nero li rispediscono indietro all’amichetto finanziatore tramite i MoneyTransfer quando la ditta è avviata e diventata “pulita”.

    Ma di cosa stiamo parlando ? Spero che questa legge verrà estesa a tutta l’Italia altrochè…solo ad un cieco può sfuggire quello che sta succedendo nelle nostre città.

    I centri massaggi cinesi in cui le prestazioni fatte dalle cinesine ivi impiegate sono SEMPRE LE SOLITE ( ed infatti ne chiudono ogni giorno in ogni parte d’Italia ) non creano degrado ?
    A casa mia si chiama “sfruttamento della prostituzione”, poi fate voi.

    Una via di 300 metri con 10 kebabbari e 2 minimarket di carne halal non crea ghetto aumentando di fatto la difficoltà di integrazione ?
    Prima che qualche fenomeno risponda “no”, invito a fare una gitarella a Prato o a Firenze…senza però troppi ricordi romantici di quest’ultima, se risalenti a più di 5 anni fa, si rischia di restare traumatizzati.

    Le centinaia di minimarket di paccottiglia cinese illegale ( anche qua, i sequestri sono quotidiani ) non rovinano il mercato di chi invece vende oggettistica marcata CE ?

    Questa legge rischia pure di essere troppo buona, sono richiesti semplicemente “l’iscrizione all’INPS per almeno due anni, la
    certificazione degli adempimenti contributivi minimi previsti da parte
    della previdenza sociale e la dimostrazione da parte degli esercenti
    stranieri di conoscere e capire la lingua italiana”, io aggiungerei l’obbligo di far sempre visionare la merce da un tecnico competente ( ASL/NAS ) prima dell’esposizione al pubblico.

    In più, per tutti gli ITALIANI E STRANIERI proporrei l’arresto immediato del titolare di ogni azienda in cui siano trovati dipendenti non in regola.

    • M.Teresa D.

      Ti capisco e condivido al 100% ma tu sei comunque un eretico, e preso verrai bruciato vivo come Giordano Bruno, perchè oggigiorno non è politically correct parlare così del fenomeno immigrazione in Italia che spesso produce quanto descrivi. E’ giusto così. Non può essere sfuggito a nessuno che all’Italia in crisi servivano migliaia di cinesi che a Prato smantellassero dal “di dentro” il comparto tessile italiano, o che riempissero le nostre periferie di luoghi dove vendere le proprie inutili cineserie, senza alcuno scrupolo verso le regole italiane e europee che regolamentano il commercio. Per non dire dei parrucchieri cinesi che utilizzano prodotti non certo professionali e restano aperti anche 24 h al giorno, o i centri “benessere” che sono in realtà bordelli autorizzati.E le centinaia di kebabbari, improvvisatisi per l’occasione anche pizzaioli, o macellerie halal che vendono un po’ di tutto come piccoli empori, o “frizerie” africane dove un italiano non ci entrerebbe neanche pagato. Bar semiperiferici e money shop gestiti da africani che vengono chiusi due settimane su quattro per spaccio di stupefacenti, e che alla resa dei conti si scopre che emettono due scontrini al giorno, si e no per un caffè…tutto questo è sotto i nostri occhi ADESSO eppure se contesti la loro presenza, sei semplicemente un razzista. Lo facessero gli italiani o altri “bianchi” le stesse persone che ti danno del razzista urlerebbero e pretenderebbero giustamente la chiusura dell’esercizio incriminato. Ma li gestiscono degli extracomunitari, e gli extracomunitari, si sa, nel 2012 in Italia sono arrivati soltanto i migliori, quelli in grado di risollevarci, col loro alacre lavoro, da una sorte di decadenza la cui misura è data proprio dalla nostra propensione a mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, illudendoci che il fenomeno che descrivi, in un’Italia in crisi d’identità totale, sia una cosuccia innocua, da niente….

  4. Melissa Strippoli

    e ora che ci siano regole anche x i commercianti stranieri, con vari controlli, iscrizioni ecc..