Breivik con il saluto nazista in aula: “Non potete giudicarmi”

Braccio alzato e pugno chiuso. Così Anders Breivik ha salutato il Tribunale di Oslo che lo giudicherà per 77 omicidi e un attentato dinamitardo nella capitale norvegese. L’estremista, impassibile di fronte alle 19 pagine di accusa, ha dichiarato di non riconoscere l’autorità della Corte perché “espressione di partiti che sostengono il multiculturalismo”.

“Non potete giudicarmi”. Anders Breivik ha deciso da tempo che la sua linea di difesa sarà l’attacco. Riconosce tutti gli atti a lui imputati: ovvero di aver sparato a 69 ragazzi inermi sull’isola di Utoya, riuniti ad una convention giovanile del partito laburista norvegese. E di aver piazzato la bomba che ha ucciso, lo stesso 22 luglio 2011, 8 norvegesi nel centro di Oslo. “E’ stata legittima difesa”, dichiarò subito dopo l’arresto: difesa “dal multiculturalismo” da cui si sentiva mortalmente minacciato.

Il processo, per Breivik, sarà uno spettacolo di megalomania. Al giudice Arntzen che gli chiedeva nome, stato civile e occupazione, ha risposto: “scrittore”, ma anche “comandante militare, dispensato dal comparire di fronte ad un tribunale penale”. E tanto per chiarire, non riconosce l’autorità del tribunale, perché il giudice è “conoscente dell’ex ministro della Giustizia Hanne Harlem e sorella dell’ex primo ministro laburista Gro Harlem Brundtland”: cioè un pezzo di quella casta multiculturalista che egli combatte.

Alla fine della lettura dei capi d’accusa – 19 pagine di nomi, orari di morte, gravità delle ferite ed età delle vittime – i giudici hanno ordinato una sospensione. Molti tra il pubblico erano in lacrime: non Breivik, che ha sfogliato con superficiale interesse il fascicolo dell’accusa.

Di Sirio Valent

Giornalista professionista, 25 anni, ho iniziato con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2, per la facoltà di Economia. Due stage nella redazione economica dell'Agenzia Italia e una breve parentesi dietro le quinte di Confindustria mi hanno aperto gli occhi sulla realtà quotidiana del cronista economico. Mi piace lavorare su questioni di geopolitica, macroeconomia e retroscena finanziari, difficili da spiegare in modo semplice ma fondamentali per capire la realtà dietro lo specchio.