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Diritto di critica | July 31, 2021

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Arsenali a disposizione dei ‘‘signori della droga’’, il Messico e l’ascesa dei narcos - Diritto di critica

Quando una squadra delle forze speciali di polizia messicana ha fermato un furgone Cadillac nella città di confine Piedras Negras non è stata una sorpresa la raffica di proiettili sparata dai trafficanti di droga prima di fuggire. Dopo aver preso a calci il baule del van, però, gli inquirenti hanno appurato che avrebbero potuto essere vittime di un attacco ben più massiccio. Gli uomini armati erano in possesso di un arsenale che comprendeva tre razzi anticarro, di derivazione sovietica, con il lanciatore RPG-7 a spalla, utilizzato dai somali per abbattere l’ elicottero UH-60 Black Hawk americano a Mogadiscio nel 1993.

I cartelli di droga come i temuti Zetas, usano le armi in reazione agli attacchi di polizia ed esercito. Mentre le forze speciali continuano ad arrestare diversi boss del cartello chiave, proseguono gli scontri. Centinaia di granate a frammentazione sono state ritrovate, cinque autobombe e diversi razzi a spalla. Quando i marines messicani il 7 ottobre scorso hanno affermato di aver ucciso il leader degli Zetas Heriberto Lazcano, sono stati ritrovati diversi RPG-7 sul luogo della sparatoria. Ora il cartello messicano è guidato dal vice Miguel Trevino.

La potenza esplosiva dei lanciarazzi e la portata (fino a 900metri) sono risapute, e quando gli RPG-7 sono nelle mani di gruppi criminali, il conflitto con lo stato e le forze di polizia può accentuarsi. Quali ripercussioni ci potrebbero essere se uomini armati a Piedras Negras sparassero un razzo sopra il Rio Grande fino a raggiungere la vicina città statunitense di Eagle Pass? Ci sono già stati scontri a fuoco sporadici attraverso il fiume nel corso degli anni, con uomini armati che hanno sparato contro gli agenti di frontiera americani Border Patrol, vicino alla città di Los Ebanos Texas (molto spesso le vittime sono anche minori messicani). Il commercio di armi ha visto come teatro il Rio Grande. Il Messico si è lamentato che la gran parte delle armi utilizzate dai sicari dei cartelli di droga provenga dagli Stati Uniti. Dei quasi 100mila fucili sequestrati dal 2007, il 68% veniva da lobby americane. Le armi più pesanti, invece, provengono dalla parte opposta: i missili dall’ex Unione Sovietica, le granate a frammentazione dal Centro America. Gli RPG-7 furono utilizzati durante la Guerra Fredda fino al 1980. Le bande messicane ne hanno rubato scorte persistenti in Nicaragua, El Salvador e Honduras per venderle sul mercato nero.

Gli Zetas hanno usato la loro potenza di fuoco per imporsi nel panorama criminale dei cartelli di droga messicani. La loro roccaforte si trova nel nord-est del Messico, nella Valle del Rio Grande, uno dei luoghi più violenti del paese. Mentre in altre regioni, come la zona intorno a Ciudad Juarez gli omicidi hanno visto una drastica diminuzione dal 2010, lo stato di Coahuila ha fatto registrare l’anno più sanguinoso, con più di 640 omicidi. In totale, circa 60mila persone sono cadute nella lotta per il controllo della droga, da quando il presidente Felipe Calderon ha preso il potere nel 2006. Nel corso degli ultimi sei anni c’è stata un’offensiva militare sui cartelli e 25 su 37 boss più ricercati del Messico sono stati uccisi o arrestati. Il presidente entrante Enrique Pena Nieto, in carica dal prossimo dicembre, ha promesso di dimezzare il numero di omicidi in Messico già dal suo primo anno di mandato. Se tutti plaudono al buon proposito, sono pochi quelli che pensano che la metodologia di attacco, ai cartelli criminali, sia diversa rispetto a quella del presidente Calderon.