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Diritto di critica | September 20, 2021

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Calcio italiano risparmia ma non vince, mentre in Spagna i club fanno follie

di Stefano Nicoli

Era 28 maggio 2003, stadio Old Trafford, Manchester. Il Milan e la Juventus si contendono il titolo di campioni d’Europa in una finale tutta italiana. Contando anche l’Inter, che si era fermata in semifinale, ben tre squadre italiane erano nei primi quattro posti d’Europa. Oggi invece? Se si esclude la parentesi dell’Inter del 2010, razziatrice di ogni trofeo, il calcio italiano in Europa è l’ombra di se stesso.

Anche le grandi piangono. Non conta più neppure il “pedigree” calcistico; puoi chiamarti Milan, Juventus, Napoli, Inter, il nome non ha più importanza. Se sei grande in Italia, non per forza lo sei anche in Europa. I bianconeri non vanno oltre un pari contro i modesti danesi del Nordsjaelland, il Milan incassa una sconfitta dal quasi sconosciuto Malaga, il Napoli subisce ben tre reti dagli ucraini del Dnipro. Solo l’Inter tiene alto l’onore italiano.

Senza campioni non si vince. La fuga dei campioni dal nostro campionato è un leitmotiv costantemente presente in ogni sessione di calciomercato: le sirene arabe, russe, orientali, spagnole, irretiscono a suon di euro tutti i talenti della nostra penisola calcistica. Neppure le sezioni giovanili sembrano aiutare: quei pochi giovani utilizzati nella Serie A, vengono fulmineamente accalappiati da club tanto poveri storicamente quanto ricchi economicamente (vedere Marco Verratti con il Paris Saint-Germain). L’Italia quindi, perde campioni, trofei e, di conseguenza, anche soldi, che si cercano di recuperare con cessioni eccellenti. Invece, squadre vincenti negli ultimi anni (es: il Barcellona) dovrebbero essere economicamente solidissimi, ricolmi come sono di stelle in rosa e di trofei in bacheca. Ma l’apparenza inganna.

Conti in rosso. La corazzata blaugrana, ad esempio, fa acqua in molti punti della sua struttura. I debiti di Messi & Co. ammontano infatti a 578 milioni di euro, dei quali 157 contratti con istituti bancari nazionali. Non da meno è il Real Madrid, che di “Galacticos” ha anche l’ammontare dei debiti: 587 milioni di euro in totale, di cui 166 verso varie banche. Ma a sanare i conti in rosso ci pensa Bankia, una “confederazione” di banche (tra cui Santander, Bbva e Cam), che dai 100 miliardi di euro emessi dalla Ue per sorreggere la claudicante economia spagnola ne ha prelevati ben 5 per coprire il debito della prima e seconda divisione spagnola. Come dire che ognuno di noi ha contribuito a pagare i faraonici stipendi di Leo Messi e Cristiano Ronaldo. PSG e Manchester City non sono certo da meno, potendo vantare rispettivamente 147 e 255 milioni di euro di debiti. Solo il Bayern Monaco, tra i top club europei, esce indenne da questa analisi, essendo fin da ora in regola con le normative economiche stabilite dalla Fifa per il 2014.

Vincere sì, ma a quale prezzo? Un atteggiamento che di ragionevole, a ben vedere, ha davvero poco. Pur di mettere in campo la rosa più competitiva possibile, si arpionano i soldi destinati a sanare l’economia del proprio paese. Ma il 2014 è ormai alle porte, e con esso anche il fair-play finanziario con le sue sanzioni pecuniarie. Non pochi nodi potrebbero venire al pettine, e forse a vincere stavolta sarà qualche squadra italiana.

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