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Diritto di critica | May 9, 2021

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La crisi abbatte le imprese italiane, mille chiusure al giorno nel 2012 - Diritto di critica

fallimentoIl numero complessivo delle imprese italiane che ha chiuso nel 2012 parla chiaro: 364.972, mille ogni giorno, a fronte della nascita di 383.883 aziende, costituitesi nel 2012. La fotografia è stata scattata da InfoCamere e i dati diffusi da Unioncamere. Una crisi che ha origini profonde e il saldo tra entrate e uscite si è attestato sul valore di 18.911 imprese, il secondo peggior risultato del periodo considerato e vicino a quello del 2009, l’anno peggiore dall’inizio della crisi. Al 31 dicembre del 2012, il numero complessivo delle imprese, tolte quelle non operative da più di tre anni, ammonta a circa 6milioni di unità.

L’industria manifatturiera ha subito un colpo importante (-6.515 imprese) a causa della forte contrazione dell’artigianato, quello delle costruzioni e dell’agricoltura. Dal punto di vista geografico, è il Nord (Lombardia esclusa) ad aver pagato il conto più salato nel 2012: circa 6.600 imprese in meno, tre quarti delle quali solo nel Nord-Est. “In questi anni – ha sottolineato il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello – le imprese italiane hanno fatto letteralmente i miracoli per restare sul mercato. In tante, anche in assenza di vere politiche di sostegno, sono addirittura riuscite a migliorare le proprie posizioni ed a rafforzarsi. Ma molte di loro non ce l’hanno fatta e così si sono persi migliaia di posti di lavoro, per non parlare di competenze e tradizioni straordinarie”.

Giovani under 35, immigrati e donne, attività nel settore del turismo, del commercio e dei servizi alle imprese e alle persone sono le tipologie di imprenditori e i settori di attività che, nel 2012, hanno consentito di mantenere in lieve attivo il bilancio anagrafico delle imprese italiane (+0,3% contro il +0,5% del 2011). A dare il contributo più significativo al saldo, con un bilancio attivo di circa 70mila imprese, sono state quelle giovanili, seguite da quelle gestite dagli stranieri (24.329). Relativamente più modesto (+3.211 unità) il contributo al saldo offerto dall’imprenditoria femminile. Rispetto al 2011 a reggere meglio sono state le imprese degli under35, il cui saldo si è ridotto di sole 6mila unità (il 7,9% in meno). Più marcata è stata la frenata delle imprese di stranieri, il cui saldo positivo si è ridotto del 18,6% e quello delle imprese femminili, che hanno visto ridursi di oltre due terzi (-77,2%) il saldo del 2011.

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